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Tribunale - Assolto il coimputato - Entrambi erano agli arresti domiciliari

“Merito una condanna, ma non voglio perdere mia figlia”, quattro anni allo spacciatore reo confesso

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Orte - I carabinieri al casello dell'autostrada

Orte – I carabinieri al casello dell’autostrada

Confessione dal carcere di un arrestato per spaccio in attesa di giudizio

La confessione dal carcere del 32enne condannato a 4 anni

Amedeo Centrone

Il difensore del coimputato assolto, avvocato Amedeo Centrone

Orte – (sil.co.) – “Merito una condanna, ma non voglio perdere l’amore di mia figlia”, quattro anni allo spacciatore reo confesso. E’ stato invece assolto il presunto complice. 

E’ il pregiudicato napoletano 32enne, G.S., arrestato per spaccio lo scorso 18 ottobre dai carabinieri assieme al suo presunto complice al casello autostradale di Orte, mentre viaggiava a bordo di un’auto a noleggio, diretto da Napoli alla riviera romagnola. Nell’abitacolo, sotto il sedile del passeggero, erano occultati due etti e mezzo di cocaina. 

Entrambi furono arrestati dai carabinieri e il 32enne, lo scorso 7 febbraio, alla vigilia del processo, scrisse una lettera al giudice Giacomo Autizi dal carcere di Mammagialla, ammettendo che lo stupefacente ce lo aveva messo lui, senza mai nominare l’altro arrestato, difeso dall’avvocato Amedeo Centrone. 

Il processo si è concluso giovedì scorso con la condanna a quattro anni di reclusione per detenzione ai fini di spaccio di G.S. e l’assoluzione secondo l’articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale del coimputato. A entrambi erano stati già concessi gli arresti domiciliari allo scoppio della pandemia di Coronavirus. 

Nell’accorata lettera-confessione al giudice, il 32enne scriveva, tra l’altro: “E mio desiderio, dovere e soprattutto volere riconquistare il rispetto della mia compagna, persona integerrima come la sua famiglia, e non perdere l’amore di mia figlia. Vorrei poter lenire il dolore cagionato alla mia mamma e non farla sentire responsabile di colpe che non ha”.

E ancora: ““Riconosco a priori che non ci sono giustificazioni plausibili per il mio comportamento, se non la superficialità o forse la rabbia per alcuni accadimenti che hanno colpito la mia famiglia (…) mi sono sentito il più miserrimo degli uomini e ho tentato, non riuscendovi e nel modo sbagliato, di dare un contributo economico ai miei congiunti (…) avrei voluto dare quanto di meglio potessi donare alla mia adorata figlia, invece sto correndo il rischio di allontanarla da me”. 


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16 giugno, 2020

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