Viterbo – (sil.co.) – Spacciatore, implicato in “mafia viterbese due” e clandestino, un anno di reclusione a David Rebeshi. Il fratello minore del boss albanese di mafia viterbese Ismail Rebeshi è stato condannato per essere rientrato in Italia nonostante il decreto di espulsione.
Il 31enne è stato arrestato il 14 agosto 2019 a Belcolle, dove si era recato a trovate la figlia appena nata, nonostante fosse stato espulso dall’Italia pochi mesi prima, dopo che aveva finito di scontare una condanna a due anni e otto mesi per spaccio. Rebeshi, non ottemperando al decreto di espulsione, sarebbe rientrato nel bel paese da clandestino con nuovi documenti, ottenuti nel suo paese d’origine utilizzando il cognome della moglie, com’è possibile fare in Albania.
Ieri il giudice Elisabetta Massini ha condannato l’imputato a un anno di reclusione in primo grado.
Rebeshi, già espulso dall’Italia a marzo 2013 dal prefetto di Roma e poi ancora nel 2015 e a gennaio 2017 dal prefetto di Viterbo, era stato rimandato in Albania nella primavera dell’anno scorso dopo avere finito di scontare la condanna per spaccio che ha fatto seguito all’arresto del febbraio 2017 con 38 chili di marijuana. Lo stesso per cui il fratello Ismail si sarebbe vendicato nell’aprile successivo dando fuoco per ritorsione all’auto di un carabiniere.
David Rebeshi e mafia viterbese due
David Rebeshi, nel frattempo è stato nuovamente arrestato assieme a tre connazionali, il 28 novembre dell’anno scorso a Tuscania.
Stavolta nell’ambito dell’inchiesta passata alla storia della cronaca giudiziaria come “mafia viterbese due”, per estorsione con metodo mafioso a un ristoratore viterbese, secondo l’accusa per pagare le spese legali del fratello Ismail.
Quest’ultimo in carcere per traffico internazionale di droga da novembre 2018 in seguito all’operazione Ichnos e per associazione a delinquere di stampo mafioso da gennaio 2019 nell’ambito dell’operazione Erostrato per cui è stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione lo scorso 11 giugno con l’abbreviato.
L’inchiesta si appena chiusa con l’invio del 415 bis che oltre a David Rebeshi e ai tre presunti complici sembrerebbe essere stato recapitato anche al fratello Ismail. Dietro le sbarre da quasi un anno, e tuttora detenuti a Mammagialla, sono finiti il 31enne David Rebeshi, il 25enne K.A., il 24enne L.V. e il 22enne I.F..
Guai giudiziari anche per le compagne dei fratelli Rebeshi
Nell’ambito delle indagini su “mafia viterbese” sono finite nei guai anche la compagna di David e la compagna di Ismail, Emanuela Hima e Laura Jona Zaharia, indagate nell’ambito di un altro filone in concorso con Ismail che, mentre era in già in carcere, tra l’8 maggio e il 7 giugno 2019, grazie alle due donne avrebbe messo a segno due operazioni per eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale, con l’aggravante ”di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa”. In particolare, avrebbe intestato fittiziamente la proprietà della società auto Bicu con sede a Viterbo, al chilometro 3,400 della strada Teverina, alle due donne. Alla sola compagna, invece, la proprietà del capitale sociale della società Le Bell, destinata a curare gli interessi di Rebeshi nel settore dell’intrattenimento notturno e delle compravendite di veicoli.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


