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Tribunale - Ricorso accolto mentre il 30enne albanese era già al centro per il rimpatrio di Bari - Dal 2013, è la terza volta che il decreto non viene convalidato

Ha una bimba neonata e un lavoro, bloccata l’espulsione di David Rebeshi

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Viterbo – Un record, nonostante tre espulsioni, David Rebeshi è sempre in Italia. Sarebbe dovuto tornare in Albania sei anni fa, ce lo hanno spedito la primavera scorsa dopo che aveva finito di scontare una condanna per spaccio.

Ma è subito rientrato a Viterbo, dove tuttora vive, lavora, è sposato con una connazionale e ha una figlioletta nata a Belcolle lo scorso 14 agosto. Quando è andato a trovarla in ospedale lo hanno arrestato, perché clandestino, ma dal centro per il rimpatrio di Bari non è mai partito per l’Albania. Il giudice di pace dopo pochi giorni lo ha rimandato a Viterbo, dalla sua famiglia. 

Nel frattempo ha scontato una condanna per spaccio e ha due processi in corso, entrambi per avere violato la legge sull’immigrazione, che vieta a un espulso di rientrare sul territorio nazionale senza l’autorizzazione del ministro dell’interno.

Per la difesa, però, l’espulsione di sei anni fa, da cui tutto ha origine, non sarebbe mai stata convalidata. Peccato che il fascicolo sia stato smarrito. 

David Rebeshi, 30 anni, è il fratello minore del più noto Ismail Rebeshi, l’imprenditore 36enne albanese, titolare a Viterbo di una concessionaria e attivo nel settore dei locali da ballo, arrestato a novembre dell’anno scorso per narcotraffico e a gennaio per essere ritenuto ai vertici del presunto sodalizio di stampo mafioso sgominato con i 13 arresti dell’operazione Erostrato della Dda di Roma. 


Arrestato a Belcolle mentre faceva visita alla figlioletta appena nata

David Rebeshi, espulso a marzo 2013 dal prefetto di Roma e poi ancora nel 2015 e a gennaio 2017 dal prefetto di Viterbo, è stato rimandato in Albania la scorsa primavera dopo avere finito di scontare una condanna per droga (a febbraio 2017 era stato arrestato con 38 chili di marijuana). 

Ma un mese fa era già rientrato in Italia ed è stato nuovamente arrestato, all’ospedale di Belcolle, dove si era recato per andare a trovare la figlioletta, nata il 14 agosto.

Si è scoperto così che il trentenne era rientrato con nuovi documenti, ottenuti nel suo paese d’origine utilizzando il cognome della moglie, com’è possibile fare in Albania.


Espulsione bloccata mentre era già al centro per il rimpatrio di Bari

L’arresto di Belcolle è stato convalidato e Rebeshi, in attesa del processo per direttissima del 25 novembre davanti al giudice Elisabetta Massini, è stato inviato al centro per il rimpatrio dei migranti di Bari.

Ma il giudice di pace pugliese ha accolto il ricorso del difensore Roberto Afeltra contro l’espulsione, non convalidando il decreto come avevano già fatto in precedenza i giudici di pace di Roma davanti ai quali il legale aveva fatto opposizione nel 2013 e nel 2015.

Rebeshi – in quanto padre di una neonata e avendo un lavoro stabile – è stato nuovamente rimesso in libertà ed è rimasto sul territorio nazionale, potendo quindi fare rientro dalla sua famiglia a Viterbo. 


Stop al processo, è caccia al fascicolo smarrito

Ieri nel frattempo, sempre davanti al giudice Massini, avrebbe dovuto celebrarsi il processo per l’arresto del 16 gennaio 2017 quando, poco dopo la mezzanotte, fu fermato nel capoluogo dai carabinieri che avevano scoperto che era clandestino, senza permesso di soggiorno e colpito dal 2013 da decreto di espulsione, confermato nel 2015.

Nonostante la convalida, Rebeshi il 18 gennaio di due anni fa venne rimesso in libertà. Riarrestato pochi giorni dopo,  a febbraio 2017, con i famosi 38 chili di marijuana, è stato condannato per spaccio, liberato la scorsa primavera e infine rispedito in patria in virtù della vecchia espulsione. 

Tutto inutile, a agosto era già a Viterbo per la nascita della primogenita. 

Secondo l’avvocato Afeltra, ha diritto a restare in Italia. Oltre alla figlioletta e al lavoro (“dicono che vive di spaccio, ma non è vero”), per il difensore a complicare le cose, oltre alla mancata convalida di ben tre espulsioni, c’è anche lo smarrimento del fascicolo originale del 2013 e anche del fascicolo del 2015. 

“A agosto ho chiesto che venisse cercato presso il giudice di pace di Roma che ha accolto la mia opposizione all’espulsione, se troviamo quello il caso è risolto, perché parte tutto da lì. Il giudice ha sciolto la riserva in questi giorni, ma adesso bisogna cercarlo e ci vogliono minimo trenta giorni per avere una risposta”, ha detto al giudice Massini, spiegando perché per la difesa sia indispensabile l’acquisizione di una copia del fascicolo di sei anni fa per sbrogliare la matassa. 

Il giudice ha accolto quindi la richiesta del legale di David Rebeshi, rinviano il processo al 25 novembre, quando sarà unificato al procedimento per l’arresto al reparto maternità dell’ospedale di Belcolle, a sua volta collegato all’intera surreale vicenda giudiziaria del trentenne albanese. 

Silvana Cortignani


Articoli: Beccato mentre faceva visita alla moglie che aveva appena partorito –Trafficante di droga espulso, rientra in Italia col cognome della moglie – La Cassazione: “David Rebeshi capace di delinquere” – I soldi del narcotraffico nascosti tra le medicine – Narcotraffico, sequestrati 22.250 euro in banconote da 50 – Sequestrati 38 chili di marijuana


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10 settembre, 2019

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