Viterbo - Narcotraffico - David Rebeshi, fratello dell'albanese al vertice di Mafia Viterbese, era stato espulso a maggio - I carabinieri lo hanno arrestato a Belcolle dopo che era rientrato in Italia col cognome della donna - È stato nuovamente rimpatriato
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 Viterbo – I 38 chili di marijuana sequestrati dai carabinieri  Viterbo – Narcotraffico – Gli oltre 22mila euro sequestrati dai carabinieri  Viterbo – Narcotraffico – Gli oltre 22mila euro sequestrati dai carabinieri |
Viterbo – (r.s.) – Il tempo di vedere il figlio appena nato, poi è stato arrestato perché clandestino. David Rebeshi, 30enne albanese, è stato beccato dai carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Viterbo mentre faceva visita alla moglie che aveva appena partorito. Lunedì sera, nei pressi dell’ospedale di Belcolle.
David, fratello di Ismail Rebeshi, il 36enne albanese ritenuto al vertice di Mafia Viterbese, a maggio era stato espulso dall’Italia e rimpatriato. Il provvedimento, della durata di cinque anni, portava la firma del prefetto Giovanni Bruno. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, però, il 30enne, una volta rientrato in Albania, si sarebbe subito sposato. Avrebbe così cambiato cognome, prendendo quello della moglie, anche lei albanese, e ottenendo dalle autorità albanesi un nuovo passaporto e una nuova patente. Ovviamente con generalità diverse da quelle con cui era stato espulso dall’Italia.
Rebeshi è stato “rintracciato – sottolinea l’Arma – nell’ambito della capillare attività di controllo del territorio”. Poi è stato arrestato, per aver violato l’articolo della legge sull’immigrazione Bossi-Fini che vieta all’espulso di rientrare sul territorio nazionale senza l’autorizzazione del ministro dell’Interno. Ieri il giudice del tribunale di Viterbo, dopo aver convalidato l’arresto, lo ha rimesso in libertà e ha concesso il nulla osta a una seconda espulsione. Il provvedimento è già stato emesso dal prefetto Bruno, e il 30enne è ora in un centro d’espulsione in attesa di essere nuovamente rimpatriato in Albania.
David Rebeshi era già noto alla forze dell’ordine. In Italia da anni, ma sempre da clandestino, era già stato arrestato il 3 febbraio 2017 dopo che i carabinieri lo avevano visto passare dei grossi involucri, contenenti 38 chili di marijuana, da un’auto a un’altra. Per i militari, il 30enne è un “trafficante di droga” e quei 38 chili di marijuana, se “immessi sul mercato, avrebbero potuto fruttare circa 380mila euro”. Per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, Rebeshi è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 8 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 8mila euro.
Nell’ordinanza con cui hanno respinto il suo ricorso contro la condanna, i giudici della Cassazione, oltre a evidenziare la “capacità a delinquere dell’imputato”, hanno sottolineato “la non occasionalità della condotta accertata (la detenzione e lo spaccio di droga, ndr), l’ingente quantità della sostanza stupefacente, il conseguente valore economico e le capillari modalità organizzative adottate” da David Rebeshi.
Nel notificargli l’ordinanza, lo scorso maggio i carabinieri hanno perquisito anche la sua abitazione. Nel quartiere Murialdo di Viterbo. E nell’appartamento i militari hanno trovato 22mila 250 euro, tutti in banconote da 50, nascosti tra le medicine. Sono stati sequestrati perché “ritenuti direttamente collegati all’attività illecita di traffico di sostanze stupefacenti di David Rebeshi”. Il 30enne è così stato espulso, per la prima volta. Aveva finito di scontare la pena solo sei giorni prima della perquisizione.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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