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“Usura e estorsione, Bramucci in carcere per i gravi indizi di colpevolezza e la spregiudicatezza”

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Salvatore Bramucci

Salvatore Bramucci

Soriano nel Cimino – Rolex e diecimila euro in contanti nascosti a casa del presunto strozzino, in due furono arrestati con l’accusa di usura ed estorsione aggravate in concorso all’alba dello scorso 9 gennaio dalla polizia, il pregiudicato 56enne Salvatore Bramucci e l’ex penitenziario 39enne Angelo Fortuna. Interrogati dal gip Francesco Rigato il 13 gennaio, entrambi si avvalsero della facoltà di non rispondere.

Il “tesoretto” è stato rinvenuto e sottoposto a sequestro durante la perquisizione nell’abitazione di Soriano nel Cimino di Bramucci, per il quale il gip ha disposto la misura cautelare degli arresti in carcere, non applicati in quanto era ricoverato presso l’ospedale di Belcolle. Nel 2007 era già stato arrestato per usura e tentata estorsione nell’ambito dell’operazione Bobcat.

Bramucci, successivamente all’arresto, è ricorso al tribunale, della libertà che l’11 febbraio ha confermato l’ordinanza con cui il gip disponeva, su richiesta dei pm Stefano D’Arma e Michele Adragna, la misura di custodia cautelare in carcere, contro la quale il 56enne è ulteriormente ricorso in cassazione. Un ricorso giudicato illegittimo dalla seconda sezione penale della suprema corte lo scorso 4 settembre con una sentenza le cui motivazioni sono state pubblicate il 21 ottobre.

A febbraio il riesame aveva annullato l’ordinanza solo limitatamente a un capo d’imputazione, un episodio di usura, confermando gli altri.

Tre le presunte vittime di usura e estorsione da parte di Bramucci: una coppia e un commercialista residenti sui Cimini e lo stesso coindagato Fortuna, che a sua volta si sarebbe rivolto a lui per problemi di liquidità. 

La difesa ha contestato il vizio di motivazione, in quanto l’ordinanza impugnata sarebbe stata carente in particolare sotto il profilo della sussistenza della gravità indiziaria.

Il principale accusatore, ovvero il commercialista, secondo la difesa, avrebbe dovuto essere ritenuto soggetto coindagato quale “intermediario nel reato di usura asseritamente commesso nei confronti della coppia di coniugi, risultando che questi ultimi avevano richiesto il prestito a Bramucci tramite il professionista”, il quale avrebbe “concordato con tutti coloro che erano stati sentiti in sede di sommarie informazioni le versioni da rilasciare agli organi inquirenti”.

Secondo la difesa, inoltre, “le propalazioni rese dal coindagato Fortuna (per cui furono disposti i domiciliari, ndr) erano contraddittorie, come desumibile dal tenore delle stesse, nonché prive di riscontri esterni”.

La cassazione, rigettando il ricorso, ricorda come “nella fase cautelare, si richiede non la prova piena del reato contestato, ma solo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Pertanto, ai fini dell’adozione di una misura cautelare, è sufficiente qualunque elemento probatorio idoneo a fondare un giudizio di qualificata probabilità sulla responsabilità dell’indagato”.

“Ad avviso di questo collegio – scrivono gli ermellini – i giudici del riesame hanno esaminato e vagliato la condotta delittuosa del ricorrente ricostruita attraverso un compendio indiziario, connotato della necessaria gravità, tratto, in primo luogo, dalla dichiarazioni del commercialista persona offesa  precisando che, contrariamente a quanto prospettato dalla difesa, non vi era prova alcuna che lo stesso, il quale aveva avuto dei contatti con i coniugi, avesse avuto consapevolezza della natura dei prestiti accordati dall’indagato o risultasse, comunque, coinvolto nel prestito di natura usuraria”.

“Hanno pure precisato – si legge nelle motivazioni – che tali dichiarazioni circostanziate, spontanee e genuine, avevano trovato ampi riscontri sulla scorta della documentazione bancaria acquisita, dell’esame dei messaggi minacciosi inviati da Bramucci al commercialista, della registrazione della conversazione in data 4 ottobre 2018 ove emergevano i toni gravemente minacciosi del Bramucci nei confronti del professionista oltre che il riferimento alla aggressione fisica in danno del medesimo”.

Si fa quindi riferimento all’attività investigativa condotta nell’ottobre del 2018 da cui è emerso che “Bramucci si era recato presso lo studio del commercialista per ottenere la consegna di 15mila euro, frangente nel corso del quale gli investigatori avevano anche udito gravi minacce da parte dell’indagato”.

Oltre alle affermazioni della coppia e del coindagato Fortuna – “la cui attendibilità è stata oggetto di ampio vaglio da parte del tribunale del riesame” – ci sono poi le quelle di un altro testimone, un ristoratore che avrebbe anche lui “assistito a più aggressioni e minacce del commercialista”.

Nessuna prova, viceversa, che il professionista avesse concordato con i testimoni e con lo stesso Fortuna una versione di comodo da riferire agli investigatori. 

La cassazione, in conclusione, concorda col riesame relativamente alla presenza di “una solida piattaforma indiziaria con riferimento alle contestate condotte di usura ed estorsione”, dichiarando inoltre manifestamente infondato pure il motivo relativo ai requisiti di concretezza ed attualità delle esigenze cautelari.

Esigenze cautelari derivanti “dall’attualità e concretezza del pericolo di reiterazione dei reati logicamente desunti dalla specifiche modalità delle condotte delittuose in questione dettagliatamente richiamate e dalla spregiudicatezza manifestata anche dall’indagato pronto, per recuperare il suo denaro, ad avvalersi di persona armata, nonché tenuto conto dei precedenti specifici dello stesso, risultando effettuata da parte dei giudici della cautela una adeguata valutazione prognostica fondata su elementi concreti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a realizzare”.


Vittime imprenditori in difficoltà 

Secondo la procura, i due presunti complici avrebbe intercettato soprattutto imprenditori in difficoltà, in un tessuto sociale, come quello viterbese, permeato dall’usura anche a causa delle difficoltà di accesso al credito da parte dei titolari di piccole aziende, imprese agricole o artigiane, studi professionali.

A far scattare le indagini sarebbe stata la denuncia di un commercialista del comprensorio dei Cimini. Il professionista, che avrebbe fatto da tramite tra Bramucci e alcuni imprenditori suoi clienti in difficoltà, capito lo spessore criminale del soggetto, avrebbe segnalato il caso, temendo per le vittime.

Bramucci e Fortuna avrebbero approfittato dello stato di bisogno delle vittime, facendo loro prestiti usurai e poi terrorizzandole per farsi restituire le somme pattuite in denaro o altri beni. 

Fortuna, in un’occasione, davanti a una vittima sgomenta, messa sotto torchio da Bramucci, avrebbe fatto la sua parte stando da una parte in silenzio, ma armeggiando minacciosamente col caricatore della pistola. Lu stesso avrebbe conosciuto Bramucci a causa di “liquidità”.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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