Viterbo – In bilico tra libertà e restrizioni, tra riaperture e lockdown, il 2020 passerà alla storia come l’anno del Coronavirus. Una pandemia che ha colpito il mondo intero, lasciando dietro di sé morti, insicurezze e nuove abitudini.
Con un ciclo di interviste, Tusciaweb propone un’istantanea di ciò che è stato e ciò che sarà, attraverso le parole e gli occhi di grandi personaggi pubblici.
Guido Crosetto è un politico, ex parlamentare e attuale coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia. Inizia la propria attività politica nella sezione giovanile della Democrazia cristiana. Tra gli anni ’90 e 2000 è consigliere economico del presidente del Consiglio Giovanni Goria, sindaco di Marene e consigliere provinciale a Cuneo. Nel 2001 e nel 2006 viene eletto alla Camera dei Deputati con Forza Italia. Nel 2008 con il Popolo delle libertà ed è sottosegretario alla difesa nel IV governo Berlusconi. Nel 2014 è nominato presidente dell’Aiad, la Federazione delle Aziende italiane per l’Aerospazio, la difesa e la sicurezza. È stato tra i fondatori con Giorgia Meloni del partito Fratelli d’Italia, di cui ora è coordinatore nazionale. Nel 2019 dà le proprie dimissioni dalla Camera.
Crosetto, come ha vissuto il lockdown di marzo e le successive restrizioni regionali? Ha avuto esperienze dirette con il Covid?
“Il Covid non mi ha cambiato internamente perché l’incontro ravvicinato con la morte l’ho già avuto in altre occasioni. In passato ho conosciuto da vicino la consapevolezza di poter morire; ho sofferto di malattie piuttosto gravi. Proprio per via delle patologie pregresse, questa pandemia per me è più rischiosa. Tantissimi amici, conoscenti e persone a me vicine hanno avuto il Covid, in forme più o meno lievi. Per fortuna nessun familiare. Occupandomi del settore aerospaziale, ho continuato a lavorare anche durante il periodo di lockdown più severo”.
Con la pandemia, secondo lei, è nata una nuova normalità? Come si immagina il futuro? Riesce ancora a farlo?
“Ha senza dubbio cambiato il nostro modo di avvertire la responsabilità e la socialità. Abbiamo dovuto costruire una nuova maniera di comportarci e di interagire, fatta di distanze, mascherine e regole da rispettare. Io personalmente patisco la mascherina perché fatico a respirare ma l’ho sempre indossata, anche da prima che fosse obbligatoria. È questione di rispetto per gli altri. A differenza di molte altre malattie che impongono una maggiore attenzione verso noi stessi, il Covid obbliga a salvaguardare gli altri. La pericolosità sta anche nel fatto che possiamo diventare lo strumento con cui fare male a qualcuno a cui teniamo o che non conosciamo neanche”.
Farà il vaccino?
“Parlerò con i miei medici di fiducia e se me lo faranno fare, lo farò. Ho dei tali problemi fisici che non sono certo me lo consentiranno”.
Cosa pensa delle teorie negazioniste o complottiste?
“Non ho mai voluto seguire l’enfatizzazione che è stata fatta da alcuni della pandemia. Io ho ben presente quali sono le cause di morte che ci sono oggi, e che ci saranno domani o tra un anno. Ho sempre cercato di dare un peso, di relativizzare il dramma. So per cosa si muore oggi. E so che tra 6/7 mesi non morirà più nessuno di Coronavirus ma continueranno a morire milioni di persone di tumori, di ictus e di malattie cardiovascolari”.
Come ha trascorso il Natale?
“A casa, con i miei figli e mia moglie. Lontano da mia mamma e dai miei fratelli”.
Come giudica l’azione del governo Conte? E Salvini, Meloni e Berlusconi?
“Il Vangelo dice: “Dai frutti li riconoscerete”. I numeri non mentono, guardiamo i morti, le terapie intensive e i malati. Il governo ha commesso degli errori gravissimi che non possono essere perdonati perché siamo la nazione peggiore al mondo come dati. Con l’opposizione ha cercato solo un rapporto formale, per poter dire che un qualche rapporto di confronto c’è stato. Con l’utilizzo del Dpcm si è capito che non ha voluto un vero confronto che, invece, risiede nelle Camere. Non basta una pacca sulla spalla. Se rimprovero qualcosa all’opposizione è che si è comportata con troppa “serietà”. Se nella prima fase era comprensibile, negli ultimi mesi ha ecceduto come senso di responsabilità”.
Lo stato decide per tutti cosa è importante e cosa non lo è. La salute viene prima e prevarica libertà essenziali, tradizioni, economia, cultura… Ma questo non è un embrione di stato etico? Non staremo andando verso la demolizione della società aperta e dello stato di diritto? Quanto si possono comprimere le libertà?
“L’utilizzo dei Dpcm demolisce lo stato di diritto. Dà dei poteri enormi a una persona senza alcun controllo democratico. È inaccettabile, ci sono dei limiti invalicabili. La salute pubblica non è una scusa per distruggere la democrazia. C’è gente che per difenderla si è presa delle pallottole. Non capisco perché sacrificarne pezzi per un virus. Le libertà non possono essere compresse. Se lo si accetta una volta, lo si accetta per sempre. Ogni colpo dato alla democrazia in questi anni potrà essere dato in futuro allo stesso modo. Molti che hanno difeso queste scelte non hanno capito che una volta accettati diventano degli strumenti che chiunque altro potrà usare in casi analoghi. Tutte le limitazioni di libertà e tutte le censure potrebbero essere usate da chiunque altro, di qualsiasi colore politico. Non appena ci sarà un altro evento che possa giustificarlo, il Dpcm sarà utilizzato da qualcun altro. E allora chi adesso è stato zitto urlerà per l’uccisione della democrazia. Io urlo adesso e urlerò allora. Non amo quelli che giustificano qualsiasi cosa se sono i loro amici a farla”.
Cosa cambierà sul piano economico dopo l’onda d’urto del Covid? Chi pagherà, secondo lei, il prezzo più alto per la crisi?
“Pagheremo tutti il prezzo di questa crisi. Adesso la pagano le piccole e medie imprese, i commercianti e milioni di lavoratori che perderanno il lavoro e non lo troveranno più. Ma un danno di questo tipo si ripercuoterà su tutti. Sarà un problema non solo economico ma anche sociale. Alcune mancanze del sistema italiano sono state evidenziate, innanzitutto la totale inefficienza della nostra rete di infrastrutture. Sul piano internazionale questa emergenza ha rafforzato la Cina. Lo scontro tra Cina e Occidente, che sarebbe arrivato tra qualche anno, è stato anticipato dalla pandemia”.
Il Covid è una rivincita della natura sulla cultura? È stato una sconfitta della scienza? La tecnologia, soprattutto in occidente e nel nord est asiatico, ci aveva illuso di aver posto una grande barriera culturale tra l’uomo e la natura…
“Ci ha riaperto gli occhi. Ha ridefinito la nostra grandezza sconfinata di dominazione assoluta del mondo che avevamo. Come fa ogni evento naturale, un’alluvione o un terremoto, d’altronde. Attribuire il giusto peso e riscoprire il reale valore delle cose. Ecco cosa ci ha insegnato”.
Cosa rimarrà nella storia? Come sarà il mondo dopo la pandemia? Il Covid può essere considerato uno spartiacque?
“Il Covid è un evento epocale e sarà ricordato come una di quelle date fondamentali della storia. Ci riconsegnerà un mondo con il confine digitale spostato più in avanti e determinerà un riallineamento del sistema economico globale. L’accelerazione digitale è stata molto più rapida di quanto sarebbe stata senza la pandemia. Ci porterà anche a un cambio di valori. Primo tra tutti il paradigma sanitario; fino a un anno fa parlavamo di ospedali efficienti quando saturavano tutti i posti letto o del territorio come di un costo da tagliare”.
Come valuta i cambiamenti nel mondo dell’informazione?
“La paura sanitaria ha stravolto elementi democratici che, fino a qualche anno fa, era impensabile venissero stravolti. La paura sanitaria ha coperto qualsiasi tipo di confronto politico e di possibile critica giornalistica. Io continuo ad essere scandalizzato dall’assenza di dibattito sui Dpcm e sul loro utilizzo selvaggio. Le domande precostituite dei giornalisti al presidente del Consiglio ne sono un altro esempio. Un Ordine dei giornalisti normale dovrebbe opporsi. È una battaglia che avrebbe dovuto riguardare tutti, ma nessuno l’ha fatta. L’esasperazione ha distrutto psicologicamente le persone più deboli. Gli anziani, stando in casa tutto il giorno, ascoltano la televisione dove si parla sempre e solo di Covid. Ne usciranno terrorizzati. Mia mamma uscirà profondamente cambiata dalla comunicazione che è stata fatta di questo virus”.
Quale è stata per lei la lezione del Covid?
“Non mi sento cambiato, ho già dovuto affrontare in altre occasioni me stesso. Certo questa situazione mi ha fatto aumentare la rabbia per come gestiamo le cose in Italia. Mi sono pentito di aver lasciato la Camera e di non poter urlare la mia rabbia in prima persona”.
Alessio Bernabucci
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