Il presidente della camera penale Roberto Alabiso
Viterbo – “Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”. Un augurio che vale oro per il 2021, sulla scorta del memorabile brano “L’anno che verrà” di Lucio Dalla, uscito nel 1979 e tornato d’attualità causa Covid a 41 anni di distanza. Non a caso un riferimento musicale, perché al presidente della camera penale Roberto Alabiso, oltre alla sua professione e al tennis, piacciono anche le belle canzoni italiane. Il legale, che è diventato avvocato proprio nel 1979, quando le radio suonavano “caro amico ti scrivo”, è alla guida dei penalisti viterbesi dal 2019.
Roberto Alabiso, cosa butterebbe di questo 2020 destinato a segnare la storia dell’intera umanità?
“Di cose da buttare ce ne sarebbero tante, però butto sicuramente qualche problema di salute che inevitabilmente ci ha toccato, direttamente o indirettamente, con le persone che abbiamo vicino e che amiamo e che hanno dovuto anche in questo anno purtroppo sopportare qualcosa di non facile. Per fortuna con un risultato positivo, parlo per me, per la mia famiglia e per gli amici più stretti”.
Proviamo a tracciare un bilancio professionale. E’ un anno da dimenticare?
“Nel corso del 2020 purtroppo anche la camera penale ‘Ettore Camilli Mangani’ di Viterbo ha dovuto affrontare delle problematiche certamente nuove e inusuali. La prima è stata che gli incontri abituali, le riunioni per la formazione e l’aggiornamento sono tutti saltati, perché in presenza non si è potuto praticamente né predisporre, né effettuare convegni, congressi e quant’altro. Ma questo è stato il minimo, perché in realtà ci siamo trovati di fronte a delle esigenze lavorative che nessuno avrebbe pensato così urgenti e indifferibili. Parliamo della partecipazione da remoto alle udienze sia civili che penali”.
A causa dell’emergenza sanitaria, il tribunale è “blindato” dal lockdown scattato l’11 marzo
“Devo dire, parlo per noi penalisti, che abbiamo usufruito di un’attenzione particolare da parte della presidente Maria Rosaria Covelli e da parte di tutti i giudici del penale, tanto del dibattimento quanto dell’ufficio del gip e della procura. Perché? Perché siamo sempre stati seduti al tavolo delle decisioni e delle proposte. Tant’è che abbiamo partecipato, mi auguro fattivamente, anche coi colleghi del consiglio direttivo, il vicepresidente Remigio Sicilia, i consiglieri Ada Baiocchini, Marco Russo e Carlo Mezzetti, alla stesura di tutti i protocolli che si sono resi necessari nel corso di questo anno”.
Come si è mossa la macchina della giustizia in questi ultimi nove mesi?
“Ritengo che tutti i colleghi che fanno il penale e esercitano la nostra professione, anche nel periodo così negativo quale è stato tra marzo e giugno e da settembre ad adesso, abbiano gradito, abbiano apprezzato la nostra attività, che non è stata meno impegnativa di altre. Perché forse qualcuno non si rende conto di quando ci si siede a un tavolo, pur tutti con la stessa convinzione di necessità e però su posizioni inevitabilmente diverse”.
E’ stato difficile conciliare le varie anime nel pieno dell’emergenza sanitaria?
“C’è stato anche qualche momento di difficoltà, non ci siamo incontrati in un caso o in un altro. Ma nella maggior parte delle situazioni che siamo andati ad affrontare, con un grazie infinito e insuperabile alla presidente Covelli, al procuratore Paolo Auriemma, alla dottoressa Silvia Mattei e al dottor Francesco Rigato, siamo riusciti a comporre uno schema di lavoro che ci ha consentito di superare almeno parzialmente le enormi difficoltà che si sono rappresentate quest’anno”.
Gli effetti del Covid si sono fatti sentire anche da un punto di vista economico?
“Certo, per i giovani avvocati, ma anche per quelli meno giovani, è stato un anno duro. Dico una battuta: se prima il cliente non aveva pretesti per non onorare il nostro lavoro, quest’anno ha avuto anche questo di pretesto e quindi siamo stati tutti in evidente difficoltà. Noi, d’altra parte, facciamo parte di quello stuolo di partite Iva che hanno visto irrimediabilmente ridursi del 50, del 60, del 70 per cento il proprio volume di affari e conseguentemente il proprio reddito. C’è chi lo ha capito e c’è chi non lo ha capito. Ma noi non possiamo occuparci di chi non capisce le cose, dobbiamo occuparci di chi le capisce, siano essi governanti, siano essi politici, siano essi rappresentanti delle istituzioni”.
Il 2019 si è chiuso nel segno della battaglia dei penalisti contro lo stop alla prescrizione, che qualche polemica ha sollevato…
“Noi abbiamo avuto una fortuna, lo dico a distanza di un anno da quando ci fu anche qualche polemica sul discorso della prescrizione e quant’altro, lo dico quasi con gioia, pur dovendo affrontare un discorso estremamente serio e difficile: aver ritrovato quel feeling, quell’afflato continuativo con le strutture portanti del nostro tribunale e quindi la presidenza, il procuratore, la coordinatrice del dibattimento, l’ufficio del gip, per noi che facciamo prevalentemente un’attività di natura penalistica, è stato veramente un risultato eccezionale”.
Presidente, ci fa un esempio pratico di come la “task force” abbia funzionato?
“Qualche problema ci sarà sempre, c’è stato sempre. Però, ad esempio, nell’ultimissimo convegno che abbiamo fatto, promosso dal procuratore Auriemma e che ha visto la presenza del procuratore generale Antonio Mura, ovviamente da remoto, si sono toccate delle questioni pratiche che non si pensava fossero possibili da affrontare e da superare. Invece grazie al direttore amministrativo Elisabetta Dottori, al funzionario Giuseppe Creta, al sostituto procuratore Stefano D’Arma, che è stato uno dei nostri punti di riferimento essenziali, siamo riusciti anche in quel caso a semplificare, nei limiti del possibile, tutto ciò che riguarda depositi, notifiche, istanze, autorizzazioni, permessi per il carcere e quant’altro”
C’è qualcosa che si poteva fare e non è stato fatto?
“Di più non si poteva fare. Io credo che il tribunale di Viterbo possa andare veramente orgoglioso di quello che è stato fatto, intendo noi avvocati e in particolare quelli della camera penale. Sopra di noi c’è il consiglio dell’ordine, con il quale abbiamo lavorato veramente a strettissimo contatto e sempre confrontandoci, senza ritrosie o equivoci, tanto con il presidente Marco Prosperoni quanto con il presidente Stefano Brenciaglia. Di questa unione abbiamo fatto un po’ la nostra forza, anche a quei tavoli cui facevo riferimento prima. E quindi riteniamo di aver fatto quanto era un nostro preciso dovere e riteniamo che gli avvocati penalisti viterbesi abbiano ottenuto da noi un servizio, speriamo un servizio gradito e soprattutto utile per il prosieguo di questa professione, della nostra professione, in questo periodo veramente complicato”.
In chiusura, nonostante tutto, cosa terrebbe del 2020?
“Che cosa tengo? Tengo questa esperienza professionale che sinceramente non mi ha sorpreso, però, lo ribadisco con grande serenità, dopo quella sorta di contrasto polemica, disagio di fine 2019, avere ritrovato lo spirito che tutti cercavamo è secondo me la chiave vincente, ha vinto ancora una volta il buonsenso, e il buonsenso lo fanno le persone, non gli uffici astrattamente, perché secondo me l’ufficio quando è ben rappresentato costituisce un punto di riferimento. E quindi questo nuovo accordo, nel rispetto assoluto delle reciproche funzioni e delle reciproche posizioni, per me è stata la cosa più bella di quest’anno. E’ stato un bel momento, nonostante tutti i problemi che ci sono stati. Avere persone qualificate con le quali condividere problemi e soluzioni è stata una cosa che mi rimarrà dentro per tantissimo tempo”.
Silvana Cortignani
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