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Tribunale - Casa di riposo lager - E' la difesa del medico accusato di omessa custodia e maltrattamenti in concorso con le titolari

“Anziani presi a schiaffi, il geriatra si occupava solo dei suoi pazienti”

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Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati


Nepi – (sil.co.) – Ospizio lager di Nepi, salta per la seconda volta in poche settimane il processo al geriatra romano 75enne Raffaele Conforti, rinviato a giudizio per omessa custodia e maltrattamenti aggravati in concorso il 30 maggio 2017, quattro anni dopo l’operazione “Barbarie” dell’autunno 2013 in cui furono arrestate le due titolari della comunità alloggio a gestione familiare “Serena senectus” di Settevene.

Le due donne, Rosalia Ceci e Michelina Miseria, madre e figlia, oggi di 78 e 59 anni, sempre nel 2017, sono state condannate rispettivamente a un anno e sei mesi e a un anno e sei mesi, con lo sconto di un terzo della pena del patteggiamento. Per il medico, indagato solo successivamente, il processo è invece ancora n corso. Parti civili contro l’imputato, difeso dall’avvocato Marco Russo, cinque familiari delle presunte vittime.

Il 10 dicembre 2019 l’udienza più drammatica. “Invece dei lassativi, infilavano ai vecchietti il tubo della doccia nel sedere”.

A dirlo una delle addette della struttura, che avrebbe visto le titolari accanirsi sugli ospiti. Ma, come gli altri testimoni, non avrebbe mai visto il medico, che nulla avrebbe avuto a che fare con la gestione della casa di riposo, ma, secondo la difesa, sarebbe soltanto stato il medico di fiducia di alcuni ospiti.


– “Invece dei lassativi, infilavano ai vecchietti il tubo della doccia nel sedere”


Il processo è stato rinviato martedì per la seconda volta in seguito al legittimo impedimento del giudice, slittando al prossimo 25 maggio, quando non si esclude, però, un ulteriore rinvio, mentre per alcuni dei reati contestati si starebbe avvicinando la prescrizione.

L’imputato, nel frattempo, un paio di mesi fa si è difeso fornendo la sua versione dei fatti all’ultima udienza utile. 

Nei filmati delle telecamere nascoste si vedono i dieci anziani ospiti, quattro dei quali non autosufficienti, presi a schiaffi e pugni, insultati o legati mani e piedi alla tavola durante i pasti. Il giorno del blitz dei carabinieri del Nas, furono trasferiti a Faleria con tre ambulanze, un pulmino, tre infermieri e un assistente sociale. La “Serena senectus” era finita nel mirino degli investigatori, dopo la segnalazione di un collaboratore, per la mancanza dei requisiti a lavorare come Rsa.

Nel 2015 furono riesumati i corpi di quattro presunte vittime, in seguito alla perizia super partes disposta dal tribunale in sede di incidente probatorio. Non una frattura. Non un’ecchimosi. Non una cicatrice. L’obiettivo era stabilire se ci fosse un nesso di causalità tra i maltrattamenti filmati dai carabinieri con delle microcamere nascoste e le morti sospette. 

“Non è emerso alcun nesso tra la morte degli anziani ospiti e i maltrattamenti, che, documentati dai filmati, sappiamo esserci stati. Il mio assistito, dal canto suo, ha prescritto trattamenti terapeutici conformi e non è vero che non abbia trattato in maniera adeguata le piaghe da decubito, come si legge nell’informativa del Nas”, ha sempre sostenuto il difensore Marco Russo.

Il geriatra, come hanno confermato i testimoni, non sarebbe stato il responsabile sanitario della struttura. “Si recava da una a tre volte la settimana presso la casa alloggio di Settevene, secondo necessità, soltanto per seguire i suoi pazienti e riferirne le condizioni di salute ai familiari, come avrebbe fatto se fossero stati in casa propria, consigliando, se il caso, il ricovero in ospedale. Non ha alcuna responsabilità dell’aggravamento delle piaghe da decubito, per la cura delle quali dava precise indicazioni alle titolari”, ribadisce il legale.


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16 maggio, 2021

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