Piacenza – Sono stati tutti condannati a pene che vanno dai 12 ai 3 anni e 4 mesi, i cinque carabinieri della caserma Levante di Piacenza, a processo con rito abbreviato per le torture, le violenze e i traffici di droga, le estorsioni e le rapine che sarebbero avvenuti all’interno della stazione poi posta sotto sequestro.
Caserma Levante a Piacenza
Il rito scelto dai militari ha garantito loro la riduzione di un terzo della pena, che è stata comunque più bassa rispetto alle richieste dell’accusa. In particolare sono stati inflitti dodici anni di reclusione per l’appuntato dei carabinieri considerato il leader del gruppo, Giuseppe Montella – la procura aveva chiesto 16 anni e 10 mesi –, otto anni all’appuntato Salvatore Cappellano – la richiesta era di 14 anni, 5 mesi e 10 giorni -, sei all’appuntato Giacomo Falanga – 13 anni la richiesta di pena -, tre anni e quattro mesi al carabiniere Daniele Spagnolo – richiesta della procura 7 anni e 8 mesi – e quattro all’ex comandante di stazione Marco Orlando – 5 anni la richiesta.
Gli arresti a Piacenza
I cinque carabinieri condannati furono arrestati il 22 luglio dell’anno scorso dopo una lunga indagine della guardia di finanza: erano tutti a processo per spaccio di droga, abuso d’ufficio, tortura. Reati commessi nel corso dei mesi precedenti, soprattutto durante il primo lockdown e durante l’ondata di Coronavirus che colpì duramente la città di Piacenza.
L’inchiesta, durata mesi e nata dalle confidenze di un pusher sui metodi illegali utilizzati dai militari, aveva portato al sequestro dell’intera caserma in cui prestavano servizio, e all’arresto, tra gli altri, anche del maresciallo che la comandava.
Ora l’unica posizione processuale che resta da definire è quella del sesto carabiniere Angelo Esposito che ha scelto il rito ordinario.
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