Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Corte d'assise - Malato di Alzheimer giù dalla finestra della casa di riposo - Operatrice socio sanitaria difende direzione di Villa Iris - Vittima un anziano

“Quella porta doveva stare chiusa”

di Silvana Cortignani
Condividi la notizia:

Tuscania – Anziano malato di Alzheimer precipitato dalla finestra di una soffitta al secondo piano della casa di riposo, parla a difesa degli imputati una ex operatrice socio sanitaria di Villa Iris di Tuscania.”Quella porta doveva stare chiusa”, ha detto, riferendosi alla porta che separa la sala comune dalla medicheria. La vittima sarebbe passata da lì per salire di sopra, sfuggendo al controllo a causa della mancata sorveglianza per via della carenza di personale.

“Una volta non c’era, quella porta scorrevole è stata fatta apposta per tenere separati gli anziani dalla stanza dove veniva custoditi i farmaci”, ha spiegato la donna, uno dei testimoni della difesa sentiti ieri al processo in corte d’assise a Amedeo Menicacci e Noemi Castellani.

Imputati di abbandono aggravato dalla morte, sono i due dirigenti della casa di riposo di Tuscania dove la sera del 15 gennaio 2019 ha perso tragicamente la vita l’81enne Gian Paolo Rossi, originario di Arezzo, ex funzionario di banca a Porto Santo Stefano. Ieri, per la difesa, sono state sentite quattro operatrici sociosanitarie. 


Carabinieri e 118 (Immagine di repertorio)

Sul posto carabinieri e 118 – Immagine di repertorio


L’anziano, affetto da morbo di Alzheimer, è precipitato, mentre gli operatori stavano aiutando a cenare una decina di ospiti non autosufficienti, dalla finestra di una soffitta situata al secondo piano, ancora allo stato rustico. La vittima è stata vista l’ultima volta nella sala comune, dove c’erano solo i familiari in visita e una trentina di altri ospiti, in attesa del loro turno per mangiare, dal momento che gli operatori in servizio, solo tre, erano tutti impegnati nella sala mensa. 

Rossi, che non aveva mai manifestato intenti suicidari, si sarebbe allontanato passando proprio dalla porta scorrevole tra la sala comune e la medicheria, non si sa se aperta o chiusa, imboccando la porta successiva, quella che conduce sulle scale che portano ai piani superiori.

Una volta giunto di sopra, si infilandosi, forse in stato confusionale, nell’angusta finestra della soffitta, con una soglia profonda 35 centimetri, dalla quale ha fatto un volo di tre metri, schiantandosi sul terrazzo sottostante. Vicino alla finestra una delle sue ciabatte, prova del passaggio. L’altra ciabatta di sotto, vicino al corpo, così come gli occhiali, che evidentemente indossava quando è precipitato. 


Operatori sociosanitari

Operatori sociosanitari


Davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei, oltre alla ex operatrice di Villa Iris, anche tre Oss in servizio presso la casa di riposo di Castel Giorgio, in provincia di Terni, gestita dalla Castellani e di proprietà del nipote.

Le testi hanno spiegato come la Castellani, al contrario di quanto sarebbe accaduto a Villa Iris, fosse presente nella struttura tutti i giorni, anche se negli ultimi tempi un po’ confusa. La difesa, all’udienza dello scorso 10 maggio, ha fatto intendere come l’imputata abbia problemi di salute.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Davide Ferretti e Chiara Peparello. Parti civili i familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Beatrice Spinosa e Giovanna Canessa del foro di Grosseto.

Durante le precedenti udienze è emerso che l’81enne, nonostante l’Alzheimer, sarebbe stato ancora in grado di mangiare e camminare da solo, anche se andava accompagnato a braccetto in quanto spaesato. Ciononostante la sera della tragedia non sarebbe stato guardato a vista. 

E’ inoltre emersa una evidente carenza di personale, che sarebbe stato la metà rispetto a quanto previsto dalla normativa regionale di riferimento.

“Lo avevamo fatto presente più volte”, è stato detto dai testimoni citati per l’accusa dal pm Massimiliano Siddi, compresi i militari del Nas dei carabinieri, i quali hanno anche parlato di rimpallo tra cooperativa e società, tra cui non sarebbe più corso buon sangue in vista del rinnovo della convenzione, l’ultima delle quali siglata a gennaio di due anni prima della tragica morte dell’81enne. 

Il processo riprenderà il 16 settembre per sentire l’ultima testimone della difesa, che ci sarebbero difficoltà a rintracciare. In quella data saranno interrogati anche gli imputati sempre che siano presenti e  accettino di sottoporsi all’esame. Entro la fine dell’anno, salvo imprevisti, la corte d’assise punta  a giungere alla sentenza. 

Silvana Cortignani


Condividi la notizia:
6 luglio, 2021

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/sindaco-cercasi-ci-vorrebbe-diogene/