Tuscania – (sil.co.) – Anziano precipitato dalla casa di riposo Villa Iris, pronti a ricorrere in appello i gestori condannati a 2 anni di reclusione ciascuno e a la pagamento di 320mila euro di risarcimento ai familiari della vittima.
La condanna di primo grado risale allo scorso 28 gennaio, quando la corte d’assise del tribunale di Viterbo ha condannato a due anni di reclusione per abbandono aggravato dalla morte i legali rappresentanti della società che all’epoca gestiva la struttura, Amedeo Menicacci e Noemi Castellani, quest’ultima anche nel ruolo di responsabile della struttura.
A distanza di quattro mesi i difensori degli imputati, Davide Ferretti e Chiara Peparello, sono pronti a ricorrere in appello.
Sono invece assistiti dagli avvocati Beatrice Spinosa e Giovanna Canessa gli eredi della vittima, l’ex direttore di banca Gian Paolo Rossi, 81enne al momento della morte, avvenuta sul colpo verso le 18,30 del 15 gennaio 2019, quando l’anziano si è schiantato sul terrazzo della struttura dopo un volo di oltre tre metri dall’angusta finestra della soffitta con una soglia profonda 35 centimetri.
Sul posto, no appena scattato l’allarme, intervennero carabinieri e 118.
Esclusa fin dal principio la pista del suicidio, è emerso che il poveretto, affetto da Alzheimer, aveva difficoltà di orientamento. Si sarebbe allontanato dal salone, mentre il personale stava somministrando la cena nel refettorio agli ospiti non autosufficienti. Partite le ricerche, è stato ritrovato poco dopo già privo di vita.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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