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Tribunale - Così ha definito la vittima uno dei due gestori imputati davanti alla corte d'assise - A gennaio la sentenza che dovrà dire se la tragedia poteva essere evitata

Precipita dalla casa di riposo e muore, escluso il suicidio: “Era brillante e uno spirito allegro”

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Tuscania – (sil.co.) – Anziano precipitato da una finestra del sottotetto della casa di riposo Villa Iris di Tuscania, escluso il suicidio i sei giurati popolari e i due giudici togati dovranno stabilire se la tragedia si poteva evitare.

“Una persona estremamente brillante e uno spirito allegro”, ha detto in aula il gestore della struttura parlando della vittima, un ex funzionario di banca dell’Argentario, che da cinque anni era ospite della residenza.

E’ slittata nel frattempo all’anno prossimo la sentenza del processo ai due responsabili della casa di riposo, imputati di abbandono aggravato dalla morte davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Eugenio Turco.

La discussione, prevista ieri, è stata rinviata al 28 gennaio, in seguito al legittimo impedimento di uno dei legali dei familiari, assistiti dagli avvocati Beatrice Spinosa e Giovanna Canessa, che si sono costituiti parte civile contro gli imputati Amedeo Menicacci e Noemi Castellani, difesi da Davide Ferretti e Chiara Peparello. 


Carabinieri e 118 - Immagine di repertorio

Sul posto carabinieri e 118 – Immagine di repertorio


Il passaggio dalla medicheria la cui porta doveva stare chiusa

Vittima della tragedia, avvenuta nel tardo pomeriggio del 15 gennaio 2019, un ex funzionario di banca di Porto Santo Stefano, Gian Paolo Rossi, all’epoca ottantenne. Niente che possa far pensare al suicidio. L’anziano ospite sarebbe però stato affetto da morbo di Alzheimer, anche se ancora abbastanza autonomo da essere ad esempio in grado di mangiare da solo. Potrebbe essere stata la patologia a spingerlo fino al sottotetto, imboccando la scala da una porta situata all’interno della medicheria, la cui entrata, sul salone dove si trovavano gli ospiti in attesa della cena, avrebbe dovuto, secondo quanto emerso durante il processo, essere chiusa a chiave.


“Erano state prese tutte le precauzioni, è stata una disgrazia”

L’ultima udienza si è tenuta lo scorso 26 ottobre, quando è stato ascoltato l’imputato Amedeo Menicacci, secondo cui a Villa Iris erano state prese tutte le precauzioni. “Sulla porta della medicheria c’era scritto che doveva restare chiusa a chiave, come prescritto dai Nas”, ha più volte ribadito. Ovvero, se quella sera per qualche ragione è rimasta aperta, è stato per disgrazia, non per colpa della struttura. 

“La chiusura a chiave della porta era stata prescritta dai Nas, in seguito a uno dei tanti controlli, in quanto nell’infermeria c’era l’armadietto dei medicinali. Essendoci anche il bagno dei visitatori, se qualcuno ne aveva bisogno chiedeva la chiave agli operatori di turno e poi veniva richiusa”, ha spiegato Menicacci. 


“Il personale diurno era gestito dalla cooperativa”

L’anziano è precipitato, mentre gli operatori stavano aiutando a cenare una decina di ospiti non autosufficienti, dalla finestra di una soffitta situata al secondo piano, ancora allo stato rustico. La vittima è stata vista l’ultima volta nella sala comune, dove c’erano solo i familiari in visita e una trentina di altri ospiti, in attesa del loro turno per mangiare, dal momento che gli operatori in servizio, solo tre, erano tutti impegnati nella sala mensa.

Interrogato dal pm Massimiliano Siddi sui rapporti tra la società CaMe che gestisce la struttura e la cooperativa “Il punto” di Celleno fornitrice del personale, Menicacci ha spiegato che era totalmente a carico di quest’ultima la gestione del personale diurno: “Per la turnazione notturna, invece, c’erano ulteriori quattro operatori, due assunti dalla società e due tirocinanti retribuiti, tramite ufficio di collocamento, uno già frequentante un corso Oss e l’altro che stava per cominciarlo”. 


“Una persona estremamente brillante e uno spirito allegro”

Al momento della tragedia c’erano 44 ospiti, a fronte di una capienza massima di 52 posti. “Rossi era giunto cinque anni prima, nel 2014 – ha spiegato l’imputato – era una persona estremamente brillante, un ex dirigente di banca che, nonostante gli acciacchi, anche negli ultimi tempi conservava ancora uno spirito allegro. Non ha mai manifestato comportamenti suicidari. Aveva una stanza al pianoterra e trascorreva il tempo nel salone, dove aveva la sua poltrona preferita. Era semi-autonomo, camminava da solo e aveva diversi amici”.


Vicino alla finestra una delle sue ciabatte, prova del passaggio

Una volta giunto di sopra, l’anziano si è poi infilato, forse in stato confusionale, nell’angusta finestra della soffitta, con una soglia profonda 35 centimetri, dalla quale ha fatto un volo di tre metri, schiantandosi sul terrazzo sottostante. Vicino alla finestra una delle sue ciabatte, prova del passaggio. L’altra ciabatta di sotto, vicino al corpo, così come gli occhiali, che evidentemente indossava quando è precipitato. Sul posto intervennero carabiniere e 118, ma per il poveretto non ci fu nulla da fare. 


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4 dicembre, 2021

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