Viterbo – Caro direttore, nel 2018, in occasione delle elezioni comunali, il sottoscritto con gli amici Carlo Scipio e Umberto Laurenti, si permisero di proporre un documento complessivo, intitolato “Viterbo che vorremmo”, che proponeva un disegno e una strategia per la crescita economica, culturale e sociale della città, puntando molto su un “salto di mentalità”. Un salto necessario per progettare il futuro.
Tusciaweb ospitò i candidati sindaci nella propria sede per discutere del documento e tutti si mostrarono ben disponibili ad attuarlo se fossero stati eletti. Per carità, il testo non era certo la Bibbia; ma era stato redatto con l’occhio puntato sull’innovazione, anche nel modo di “fare politica”.
Francesco Mattioli
Fatto sta che è sotto gli occhi di tutti come alle disponibilità personali e ai buoni propositi espressi a suo tempo, non siano seguiti, da parte di alcuna forza politica locale, gli effetti sperati. Sarà stata anche la maledizione della pandemia, scoppiata proprio nel periodo in cui una amministrazione comincia a caratterizzare i suoi intendimenti, ma l’impressione è che tra il dire e il fare si sia allargato non il mare, ma l’oceano. La politica, in specie quella viterbese, non è nuova a questa discrasia tra l’intento e il risultato; ma è proprio questo che sta generando da un lato la demotivazione, la sfiducia e il distacco dell’elettorato, dall’altro la nascita di populismi occasionali o strumentali.
Governare la città in una società complessa, coinvolta nei processi di globalizzazione, è complicato; e in una città che appare ancora poco incline all’innovazione, che fatica a trarsi fuori da certo provincialismo, lo è ancora di più. È inutile nascondersi dietro il dito dei facili slogan gridati in piazza e sui media, che poi diventano sussurri nei corridoi degli assessorati e silenzio nelle riunioni di partito.
Non starò a ripetere il lungo elenco delle cose da pensare, da sognare, da fare. A ben vedere, seppur espresse con linguaggi ed enfasi diverse, sembra che siano ben chiare a molti cittadini e addetti ai lavori.
Ma a monte occorre tener conto di alcuni requisiti per così dire “metodologici”, di carattere generale, che al contrario non sono sempre chiari e condivisi: per governare un futuro migliore sono necessarie tre componenti principali: la competenza (quella vera, che è composita, fatta di saperi e di esperienze); l’utopia creatrice (che significa saper pensare in grande e guardare costantemente oltre l’orizzonte); la com-passione (intesa come sapersi sintonizzare con le necessità dei cittadini, comprendendole e rispettandole).
Non sempre, mi pare, queste componenti hanno camminato assieme nell’amministrazione della città, a prescindere dagli schieramenti politici e dalle buone intenzioni.
La speranza è che la prossima esperienza politico-amministrativa dia seguito agli intendimenti che si vanno esprimendo in questi giorni.
Qualcuno sta facendo proposte innovative e interessanti: ma non a caso lo fa “fuori dal coro e dalla chiesa”, quindi restano inevitabilmente voci gridate nel deserto.
Qualcun altro promette un personale impegno politico per volare alto ma resta il dubbio, fondato sulle esperienze pregresse, che gli metteranno le fascette alle ali, e persino il bavaglio, in nome delle strategie di partito (o di movimento…) e di una interpretazione conservatrice (quieta non movere…) delle procedure amministrative.
Fatto sta che tutto ciò si compie in subordine ad un dibattito, sotterraneo ma non troppo e comunque ben collaudato e un po’ trito, su alleanze, pesi e contrappesi, su candidature che vengono indicate, immaginate o bruciate da un giorno all’altro. Insomma, se alcuni cittadini manifestano progetti e disegni, la politica tuttavia sembra sul punto di avviare la consueta partita a tennis delle “botte e risposte”, che già ora si annuncia logorante e per taluni incomprensibile. Beh, tutto ciò qualche inquietudine negli elettori la crea.
Probabilmente sarebbe opportuno che, in questa città, chi ha idee innovative si candidasse a partecipare alla loro realizzazione; è cosa buona e giusta fornire indicazioni e autorevoli suggerimenti alla politica, ma se la politica non sa implementarli, forse sarebbe bene che il mentore si sostituisse al refrattario e riluttante allievo.
Così, se coloro che immaginano una Viterbo smart, culturalmente avanzata, coraggiosamente impegnata in una vera crescita socioeconomica e innovativa nel progettare una migliore qualità della vita, scendessero in campo seppur da schieramenti diversi e magari opposti, certamente si creerebbero un dialogo politico e una operosità amministrativa proiettati verso un futuro di ben altra caratura socioculturale. Cambierebbero la mentalità e il linguaggio, perché la cultura avvicina, invita alla collaborazione in vista di obiettivi di più alta e comune prospettiva.
La politica non può essere più affidata solo a volenterosi giocatori di scacchi e a sapienti scambisti del potere; non ce lo possiamo più permettere, sarebbe un cattivo servizio, anche educativo, nei confronti delle nuove generazioni di viterbesi e un handicap al momento di scendere in campo in una competizione economica e culturale di dimensioni ormai globali.
Mi viene spontaneo allora ricorrere a tre citazioni: la prima, ricordando la famosa battuta di De Niro-Al Capone nel film Gli intoccabili, per invitare a non restare al “tutto chiacchiere e distintivo”; la seconda, mutuata da un celebre discorso di papa Francesco, per avvertire che non si può restare a guardare le pecore fuori dal recinto, occorre entrare e sporcarsi con loro del fertile fango della vita; la terza, rievocando alcuni versi ottocenteschi del poeta Lorenzo Stecchetti: “Armiamoci e partite?/Partite voi, se generoso il core/sotto al pingue torace il ciel vi diede”, per invitare al cimento.
Perché sarebbe bello che chi ha idee e progetti innovativi per Viterbo si facesse avanti e si rendesse disponibile all’impegno – ripeto: impegno, parola grossa, di valore etico – a fare grande questa derelitta città.
Francesco Mattioli
– Carlo Galeotti: Cercansi disperatamente candidati sindaco di livello politico decente, ma anche idee…
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