Viterbo – (sil.co.) – Accusa di averla stuprata l’ex, che aveva raggiunto nel weekend per festeggiare il suo compleanno. “Un rapporto sessuale consenziente”, per l’imputato. Nonostante la prova delle mutandine rosa strappate della vittima, trovate dai carabinieri nel secchio della spazzatura.
E’ il 52enne, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, sottoposto dal 17 settembre dell’anno scorso alla misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 300 metri dalla presunta vittima.
I fatti risalgono a domenica 29 agosto, giorno del suo 51esimo compleanno. Il processo in cui è imputato di violenza sessuale ai danni della ex, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato, si è aperto ieri mattina con l’udienza di ammissione prove davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco.
Carabinieri e 118
Un processo che, almeno su carta, promette di essere breve.
Il 14 giugno saranno ascoltati la parte offesa e tre testimoni dell’accusa, mentre il 19 luglio è già previsto l’esame dell’imputato e dei testi della difesa, per poi chiudere l’istruttoria e fissare un’altra udienza per la discussione e la sentenza.
La coppia avrebbe trascorso insieme il weekend del compleanno dell’imputato nel centro della provincia di Viterbo dove vive l’uomo, di nazionalità romena. Parte offesa una connazionale, che sarebbe venuta apposta dalla vicina Umbria, dove lavora come badante, per il fine settimana.
L’avvocato Paolo Delle Monache
La vittima sarebbe stata violentata al culmine di una scenata di gelosia all’interno dell’abitazione dell’indagato, dopo di che il 52enne, cui viene contestata anche l’aggravante della relazione sentimentale, avrebbe palesato “evidente spregiudicatezza e crudeltà”, distruggendo due cellulari della donna e sottraendole dieci euro dalla borsa.
Durante la violenza, l’ex le avrebbe messo una mano sulla bocca per impedirle di urlare, strappandole le mutandine, un paio di slip di colore rosa, poi gettati nella spazzatura, dove sono stati ritrovati, effettivamente rotti, durante la perquisizione effettuata dai carabinieri in seguito alla querela.
Successivamente, inoltre, le avrebbe strappato di dosso dei monili che, a suo dire, le avrebbe regalato nel corso della relazione, durata un paio d’anni, nonostante la donna si fosse detta pronta a restituirglieli spontaneamente su sua richiesta: un bracciale d’oro e una collana d’oro con due ciondoli, una croce d’oro e una medaglia a forma di ragno, anch’essi ritrovati rotti e ammaccati a casa del cinquantenne durante la perquisizione.
Non sarebbe stata la prima volta. Già in passato la vittima sarebbe stata picchiata, rinunciando però a farsi refertare dai sanitari del pronto soccorso e perdonando anzi il compagno, come confermato dalla sorella che, sentita a sommarie informazioni, avrebbe detto di averla vista, la primavera scorsa, con un occhio nero e vari lividi sul corpo. Stavolta è stata affidata alle cure dei medici dell’ospedale di Belcolle, che per le lesioni riportate, tra cui spicca un graffio sull’addome, l’hanno giudicata guaribile in dieci giorni.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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