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“Cartiera Pontesodo, prima del crac scomparse 900 balle di carta”

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Canino

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Canino – (sil.co.) – Un fallimento che ha fatto epoca quello della cartiera in località Pontesodo, a Canino, sulle sponde del fiume Marta. Un fallimento passato anche dalla “sparizione” di 900 balle di carta da macero per un peso complessivo di 900 tonnellate. Se ne è parlato al processo in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Elisabetta Massini.

Al centro del procedimento penale la presunta distrazione in barba ai creditori di beni per un valore di 45mila euro. Nello specifico un migliaio di balle di carta e cartone, “parcheggiate” nel piazzale dell’impianto industriale, affidate da un ufficiale giudiziario in custodia all’allora amministratore della società in seguito al pignoramento effettuato nel giugno 2013. 

Al termine dell’udienza di ieri, inoltre, la pm Chiara Capezzuto ha contestato all’imputato anche l’omessa tenuta delle prescritte scritture contabili relativamente all’anno 2014, quello precedente alla dichiarazione di fallimento. 


La pm Chiara Capezzuto

La pm Chiara Capezzuto


“La cartiera rivendicava crediti non esigibili per milioni di euro”, ha spiegato il commercialista Giancarlo Puri, curatore fallimentare, sentito come testimone. Alla vigilia del fallimento, sancito a inizio 2015, è stato lui, mentre faceva l’inventario, ad accorgersi della scomparsa delle 900 balle di carta per un peso complessivo di 900 tonnellate.

“Il fallimento è stato frutto di un paio d’affari andati male, che si sono tradotti in mancati incassi da parte di clienti che si sono rivelati insolventi, in un momento in cui per tutti i costi energetici erano elevatissimi”, ha spiegato il professionista, parlando di “gestione non oculata”, “non all’altezza” e “semplicistica”.

In aula anche una ex dipendente della cartiera, interrogata sulle balle. “Non saprei dire la quantità, anche perché a giugno 2013 si facevano già dei giorni di fermo del lavoro ogni settimana. Erano balle di carta e cartone da macero, materiale di scarto, proveniente dalla differenziata dei comuni oppure dai depositi, non carte pulita, ma mischiata a plastica”, ha spiegato. 

Alla cartiera in località Ponte Sodo, nel settembre 2014, quindi successivamente al pignoramento e all’affidamento in custodia del migliaio di balle di carta, è poi arrivata la forestale, ponendo i sigilli al sito in seguito al sequestro dell’area dov’erano stati ammassati gli scarti di produzione. 

Si parlò di cartiera “bomba ecologica”. Ne è scaturito un processo che si è chiuso a gennaio 2019 con la condanna a quattro mesi e tremila euro di multa con sospensione della pena del legale rappresentante del sito tra il 2013 e il 2014, per avere realizzato una discarica non autorizzata di rifiuti non pericolosi costituiti dagli scarti del pulper prodotti e da quelli lasciati in precedenza sul terreno.

L’attuale processo, invece, è stato rinviato al prossimo 4 ottobre per la sentenza. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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