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I ristoranti scelti da Tusciaweb - Viterbo - Sta al Riello, a gestirlo un'imprenditrice di 27 anni, Arianna Petroni: "A breve sarà anche la volta di vie e piazze"

Tusciò, dove i quartieri della città si trasformano in ottimi toast, insalate e caffè…

di Daniele Camilli
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Viterbo – Mazzetta, Pilastro, Pila. Grotticella, Carmine e Pianoscarano. Di seguito poi tutti gli altri. Quartieri di Viterbo che con Tusciò diventano toast, insalate e caffè. Tutto dedicato alla città e alla Tuscia. Innanzitutto il nome.


Arianna Petroni

Arianna Petroni


Tusciò sta al Riello, a nord di Viterbo, pezzo di città venuto su nel corso degli ultimi anni in una zona dove già c’erano l’università, il palazzo di giustizia e il comando provinciale dei carabinieri. La titolare è un’imprenditrice di 27 anni, Arianna Petroni. Collabora con lei la madre, Simona Polletin. In più due dipendenti, e sempre con loro il più piccolo, fratello di Arianna e figlio di Simona, Gabriele Creta, una decina d’anni, che al Riello ha il suo giro di amici. Il primo, probabilmente, per un quartiere appena nato dove, accanto alle attività commerciali aperte in questi ultimi dieci anni, ci sono anche le prime famiglie con figli. Un via vai di gente che non è più soltanto legato al commercio o agli uffici, ma mostra caratteristiche proprie. Quelle appunto di un quartiere.

E ai quartieri della città dei Papi è dedicato tutto il menu di Tusciò. “Nasciamo così – racconta Arianna Petroni -, in corso d’opera. Il quartiere lo abbiamo conosciuto venendoci a fare una passeggiata”. Arianna Petroni è di Fara Sabina in provincia di Roma, così come la sua famiglia. Insieme hanno deciso di trasferirsi nella Tuscia per scelta.


Viterbo - Tusciò

Viterbo – Tusciò


“Girando per il Riello – continua Petroni – abbiamo visto che c’erano diversi uffici e anche uno spazio a disposizione per aprire un’attività. Il nome prende spunto dalla Tuscia e da un’idea di mia zia Stefania, sorella di mia madre. Poi il menu, anche questa una scelta. Quella di dedicarlo interamente a tutti i quartieri di Viterbo. A breve passeremo ai nomi delle vie e delle piazze”.

Un menu che al tempo stesso racconta la città e in qualche modo anche il bisogno di identità. A partire proprio da un quartiere che in fondo ancora non è tale e un’identità sua propria ancora non c’è l’ha.

“Manca il verde – commenta Petroni -. Ci sono i figli di chi ha un’attività o lavora in una di queste, e i figli di chi ci abita. E ormai le famiglie sono diverse. Soprattutto militari e giovani coppie. Nonostante questo, non c’è ancora un parco, un posto dove portare i bambini, così come mancano un’edicola, un tabaccaio. Bisogna andare all’ipermercato qui vicino. Lì si trova tutto. Oppure, per il primo parco a disposizione bisogna arrivare al Pilastro”. Un altro quartiere, più popolare e popolato. Qui già ci sono scuole e servizi. C’è pure un parco dedicato a Peppino Impastato e di fronte l’istituto tecnico tecnologico, l’Itis di una volta che per anni ha formato quadri di aziende e distretti spazzati poi via dalla crisi dei primi 10 anni del 2000.

Due quartieri distanti, Riello e Pilastro, uniti solo dal cavalcavia a ridosso dei bus Cotral e di quello che una volta era il centro di raccolta rifiuti spostato adesso a Grotte Santo Stefano.


Viterbo - Tusciò

Viterbo – Tusciò


Tusciò racconta anche questo, la nascita di un quartiere, e lo fa toast, anima e corpo agli altri quartieri della città. “Abbiamo pensato a un pranzo veloce e leggero – spiega Arianna Petroni -. E abbiamo volutamente scelto di andare oltre il bar. Anche perché qui vicino ce ne sono già diversi”.

Al tempo stesso, l’idea di Tuscia è stata quella di mettere a disposizione degli studenti dell’università della Tuscia uno spazio dove poter mangiare e studiare. Dentro l’università ci sono le aule studio, ma non vendono toast. “Da noi – prosegue Petroni – si può mangiare e poi fermarsi a studiare, con la wi-fi a disposizione. Si può restare a pranzo scegliendo i toast oppure il menù vegetariano o vegano. Da poco abbiamo iniziato anche a fare primo, secondo e contorno. Questo solo per pranzo”.


Simona Polletin

Simona Polletin


La clientela di Tusciò. “Dall’universitario all’anziano che vuole restare in forma. Tribunale, carabinieri, docenti universitari. Vengono anche persone da fuori, soprattutto col passa parola. Abbiamo una clientela varia e trasversale”.

Nel quartiere si vedono i primi bambini, da pochi anni a questa parte. Tra loro anche il fratello di Arianna, Gabriele. Tra i primi bambini a crescere anche al Riello. E lo ha fatto all’aperto, davanti alle vetrate dell’attività della sorella, sotto gli occhi della famiglia. In uno spazio dove alla fine le macchine parcheggiate e lì ferme per tutto l’orario d’ufficio garantiscono alle piccole vie interne dei condomini la possibilità di lasciare i figli a giocare a pallone tra le auto immobili senza poi correre grossi pericoli. In attesa di un parco pubblico.
 
“Un quartiere diverso rispetto a pochi anni fa – racconta Petroni -. C’erano meno abitanti. Adesso stanno per finire un’altra palazzina e viene gente a vedere le case. Il quartiere si sta popolando un po’ più rispetto a quando siamo arrivati noi nel 2018. Aprono i negozi”.


Viterbo - Quartiere Riello

Viterbo – Quartiere Riello


Un quartiere che d’estate si spopola. Anche se, da un paio d’anni a questa parte, come dice Arianna Petroni, un po’ meno rispetto agli anni precedenti. “Nel 2018, nel quartiere d’estate non c’era un’anima. Tutti andavano in ferie, tutti quanti insieme. Adesso invece le ferie vengono scaglionate e spalmate lungo tutti e tre i mesi estivi. Questo fa sì che al Riello ci siano persone anche d’estate. tant’è vero che quest’anno non ci siamo nemmeno presi le ferie. Non abbiamo mai chiuso. Complice, ovviamente, anche le conseguenze della crisi dovuta alla pandemia”.


 

Viterbo - Tusciò

Viterbo – Tusciò


Tusciò ha chiuso infatti, come tutti gli altri, fin da subito. Appena il Covid è diventato un’emergenza nazionale. “Abbiamo chiuso l’11 marzo 2020 – racconta Petroni – e riaperto il 18 giugno, pagando quello che potevamo pagare. Poi abbiamo cercato di andare avanti con le regole che di volta in volta ci venivano date. Abbiamo dovuto creare anche un’area all’esterno che prima non c’era. Una spesa in più imprevista. Non abbiamo invece fatto l’asporto perché i costi del negozio non lo permettevano. Sarebbe stato per noi una perdita. Tanta concorrenza e un’offerta coperta già da altre realtà”.

Finito il Covid, tuttavia, niente ripartenza, con il Pnrr quasi sullo sfondo e le elezioni politiche alle porte. In mezzo una crisi energetica che si sta ripercuotendo massicciamente sul potere d’acquisto di tutti, dimezzandolo a colpi di bollette.
 
“Noi pensavamo di uscire dal Covid e ricominciare – dice infatti Petroni -. Adesso invece ci sono le bollette. Bollette triplicate rispetto al 2020. Noi siamo passati da 1000 euro al mese a 3 mila. Per il momento, abbiamo deciso di non aumentare i prezzi. Vediamo se riusciamo a reggere, ma è difficilissimo”.


Viterbo - Tusciò

Viterbo – Tusciò


Infine un futuro che che intreccia Tusciò, e in generale le attività al Riello, con quelle di un quartiere. “Se penso al futuro… non lo so. Stiamo ancora a vedere quello che succede – spiega Petroni -. Nel frattempo però pensiamo anche allo studente che ha poco in tasca e cerca un posto dove fare un pranzo veloce e continuare a studiare o tornare all’università. Oppure alle famiglie del quartiere e a chi ci lavora, proponendo la qualità dei prodotti della zona e l’immagine di una città, che con un toast e al Riello, inizia proprio da qui”. Al confine.

Daniele Camilli


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19 settembre, 2022

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