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“Crac della cartiera Pontesodo, colpa del caro-energia dovuto alla crisi”

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Canino

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Canino – (sil.co.) – Un fallimento che ha fatto epoca quello della cartiera in località Pontesodo, a Canino. “Dovuto agli elevatissimi costi dell’energia durante la crisi del 2014, che hanno spinto i clienti a non pagare”, ha detto l’imputato. Un fallimento passato, secondo l’accusa, anche dalla “sparizione” di 900 balle di carta da macero per un peso complessivo di 900 tonnellate e un valore di 45mila euro.

A processo è finito l’allora custode giudiziale, nominato in seguito al pignoramento del 2013, per il quale ieri la pm Eliana Dolce ha chiesto una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione. Ma il giudice Elisabetta Massini, sentita la difesa, nove anni dopo il pignoramento ha assolto con formula piena l’imputato.

“I guai sono cominciati con la crisi che in quegli anni ha colpito tutte le cartiere su scala nazionale, a causa dei costi elevatissimi dell’energia, che hanno messo in ginocchio decine e decine di impianti, costretti a chiudere quando i clienti sono diventati insolventi”, ha spiegato l’imputato ì, lasciandosi interrogare prima della discussione.

“Noi vantavamo crediti per circa un milione e mezzo di euro e 870mila euro da due dei nostri principali clienti che hanno smesso entrambi di pagare. Così, dopo tre anni, ci siamo trovati alle prese con un dissesto finanziario che ci ha inevitabilmente portati al fallimento”, ha proseguito, rigettando tutte le accuse. 

Al centro del procedimento penale la presunta distrazione in barba ai creditori di beni per un valore di 45mila euro. Nello specifico un migliaio di balle di carta e cartone, “parcheggiate” nel piazzale dell’impianto industriale, affidate da un ufficiale giudiziario in custodia all’allora amministratore della società in seguito al pignoramento effettuato il 14 giugno 2013. All’imputato, durante l’udienza dello scorso 26 aprile, è stata contestata anche l’omessa tenuta delle prescritte scritture contabili relativamente all’anno 2014, quello precedente alla dichiarazione di fallimento. 

Alla cartiera in località Ponte Sodo, nel settembre 2014, quindi successivamente al pignoramento e all’affidamento in custodia del migliaio di balle di carta, è poi arrivata la forestale, ponendo i sigilli al sito in seguito al sequestro dell’area dov’erano stati ammassati gli scarti di produzione. 

Si parlò di cartiera “bomba ecologica”. Ne è scaturito un processo che si è chiuso a gennaio 2019 con la condanna a quattro mesi e tremila euro di multa con sospensione della pena del legale rappresentante del sito tra il 2013 e il 2014, per avere realizzato una discarica non autorizzata di rifiuti non pericolosi costituiti dagli scarti del pulper prodotti e da quelli lasciati in precedenza sul terreno.

L’attuale processo, invece, si è concluso con l’assoluzione del custode dei beni pignorati “perché il fatto non sussiste”. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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