Carabinieri – Operazione Jackpot
Bassano Romano – (sil.co.) – Erano accusati di rubare per comprare la droga. Si è chiuso lunedì con quattro assoluzioni dai reati di furto e ricettazione e due condanne a 4 e 6 mesi per spaccio il processo con giudizio immediato a quattro dei sei presunti ladri-pusher arrestati nell’operazione Jackpot del 19 gennaio 2016, a giudizio col rito ordinario davanti al giudice Elisabetta Massini.
Imputati tre uomini e una donna, di età compresa tra i 43 e i 58 anni. La donna, di 44 anni, convivente di uno e sorella di un altro. Tutti italiani e tutti di Bassano Romano. Difesi dagli avvocati Samuele De Santis, Domenico Gorziglia, Simone Maria Fazio, Graziana Papa e Franco Taurchini. Altri due imputati, anche loro di Bassano Romano, sono usciti dal processo scegliendo riti alternativi.
Ai due presunti spacciatori condannati a pene di 4 e 6 mesi è stato riconosciuto il quinto comma, ovvero la lieve entità, per cui, passati nel frattempo quei sette anni dal blitz del 19 gennaio 2016, il reato fra pochi mesi sarà prescritto. Nel caso di uno dei furti contestati, invece, il giudice ha disposto addirittura il non luogo a procedere, non essendo stato effettuato alcun sequestro.
Soddisfatti i difensori che tutti, De Santis in particolare, sono stati critici nei confronti delle indagini della procura sfociate negli anni scorsi nelle decine di misure cautelari delle varie operazioni Jackpot, Babele, Fai da te, in alcuni casi arresti che sono durati anche 6-8 mesi.
“Come avevamo ampiamente contestato e spiegato fin dalla prima ora al tribunale del riesame, questo era un processo destinato all’assoluzione per mancanza di prova, perché organizzato in maniera contraria di quelli che sono i principi della ricerca della prova e soprattutto finalizzato, almeno nelle prime ore, a ottenere la misura cautelare”, commenta l’avvocato De Santis.
L’avvocato Samuele De Santis
Indagini partite da un furto al bar
Le indagini sono partite da un furto commesso il 4 gennaio 2015 ai danni di un bar del paese. Un furto da diecimila euro di cui era imputato un 58enne, l’unico presunto autore ad essere stato individuato, ai danni del bar Dolce Vita, dove i soliti ignoti avevano svuotato le slot machine di 6500 euro in contanti e razziato tabacchi per altri 3500 euro. Da investire, secondo l’accusa, in hashish, marijuana, cocaina e eroina.
Droga nascosta sotto la lingua
Secondo l’accusa “rubavano ogni ‘bendidìo’ per comprare droga da spacciare” e sarebbero stati talmente pratici da nascondere lo stupefacente sotto la lingua quando venivano fermati dai carabinieri piuttosto che gettarla dal finestrino. Oppure da preferire di ingerire gli ovuli di eroina confezionati dai tunisini, piuttosto che dai fornitori di Tor Bella Monaca, perché più resistenti ai succhi gastrici, quindi meno pericolosi da ingoiare.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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