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Stupro di gruppo all’Ellera, salta la testimonianza della vittima

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Viterbo – (sil.co.) – Stupro di gruppo all’Ellera, salta la testimonianza della vittima. Mercoledì è stata rinviata in seguito all’astensione dei penalisti contro i troppi cambi di giudici nei processi. 

Nel frattempo sono trascorsi oltre tre anni da quando, il 28 settembre 2019, due viterbesi di 45 e 57 anni, C.C. e M.T., avrebbero fatto ubriacare e poi abusato di una 39enne in un appartamento tra i quartieri Ellera e Santa Lucia.

E uno dei due imputati è morto, il 45enne, in circostanze tragiche, la notte tra il 10 e l’11 marzo scorso. Il procedimento davanti al collegio, in cui la vittima è parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini, va quindi avanti per il solo 57enne, M.T., difeso dall’avvocato Roberto Merlani.


Violenza sulle donne - Foto d'archivio

Violenza sulle donne – Foto d’archivio


La coppia avrebbe assunto assieme alla donna “dosi consistenti di sostanze alcoliche”, quindi sarebbero iniziati gli approcci sessuali, “manifesti e molesti”, consistenti in palpeggiamenti al seno e al sedere.

Sette i testimoni di parte civile, uno dei quali, durante le indagini, avrebbe riferito agli inquirenti di avere incontrato la vittima per strada nell’immediatezza: “Era mezza nuda e mi ha raccontato quello che le avevano appena fatto”.

Secondo l’accusa il 45enne e il 57enne avrebbero costretto la 39enne ubriaca a subire atti sessuali, “approfittando della totale incapacità di reazione, essendo la donna in uno stato di incoscienza e comunque di minorata lucidità, in ragione di una condizione di manifesta ebbrezza alcolica, pertanto abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della stessa”.

In ospedale la 39enne si sarebbe recata lo stesso sabato della violenza per farsi medicare, ma in un primo momento, pur facendosi refertare, avrebbe rifiutato il ricovero e l’attivazione del codice rosa. “Non voglio sporgere denuncia, tanto non mi crederà nessuno”, avrebbe detto in un primo momento ai sanitari del pronto soccorso di Belcolle. 

Poi però si sarebbe sentita male e quando è dovuta tornare al pronto soccorso avrebbe accettato il percorso per le vittime di violenza, raccontando i fatti alla polizia e sottoponendosi anche alla visita ginecologica, che avrebbe accertato lesioni nelle parti intime compatibili con rapporti non consenzienti. I referti parlerebbero inoltre di ecchimosi al volto, nella zona degli occhi. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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