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Tribunale - Testimone uno dei militari che hanno indagato dopo la denuncia di uno degli autisti - Imputato un socio-lavoratore

“Corrieri di medicinali sfruttati da cooperativa, lavoravano fino a 13 ore al giorno”

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Carabinieri e guardia di finanza

Carabinieri e guardia di finanza


Viterbo – (sil.co.) – Al centro di un processo per sfruttamento dei lavoratori aggravato dallo stato di bisogno una cooperativa dal nome “Atlas” come Atlante, il satellite naturale di Saturno e anche come il sistema stellare triplo della costellazione del Toro.

Non un caso il nome “astronomico”, presumibilmente, trattandosi di una delle cooperative legate al consorzio logistico del Poggino specializzato nella distribuzione dei medicinali a farmacie, cliniche e ospedali.

E’ lo stesso consorzio finito a sua volta nel mirino dei carabinieri dell’ispettorato del lavoro e della guardia di finanza, per presunto sfruttamento dei corrieri e anche per una presunta maxi frode fiscale da venti milioni di euro ai danni dell’erario, tramite una girandola di cooperative tutte dai nomi stellari che avrebbero sfruttato il lavoro dei corrieri. Il processo che ne è scaturito è tuttora in corso. 

La cooperativa Atlas, nella fattispecie, le cui vicende sono state sviscerate ieri davanti al giudice Elisabetta Massini, è nata nel 2016 e diventata operativa nel 2017. Il 31 maggio dello stesso anno uno degli autisti ha denunciato condizioni di sfruttamento all’ispettorato del lavoro e a processo, difeso dall’avvocato Cesare Piccioni, è finito un socio-lavoratore, nel suo ruolo di amministratore unico. 

Uno dei militari che hanno indagato sulla cooperativa ha ricostruito ieri in aula come si siano mossi i carabinieri per verificare se ci fossero riscontri alla denuncia. A partire dal controllo dei tempi di sosta delle auto dei corrieri, parcheggiate sul piazzale del magazzino del Poggino.

“Ci siamo resi conto che le macchine dei lavoratori restavano parcheggiate nel piazzale anche dalle due di notte alle quattro-cinque  del pomeriggio successivo”, ha spiegato.

L’8 giugno 2018 è stato deciso un blitz all’interno del capannone: “C’erano 19 autisti al lavoro, tra i quali il denunciante e anche l’attuale imputato. Li abbiamo identificati e abbiamo sequestrato documentazione, tra cui i fogli matrice e i fogli giro”, ha proseguito.

“Siamo giunti alla conclusione che autisti assunti per trenta ore di lavoro alla settimana, dalle 6 alle 8.30 e dalle 14.30 alle 17, facevano un orario molto più ampio, fino a 13 ore lavorative, dalle due di notte a metà del pomeriggio successivo”, ha concluso il militare. 

La difesa ha chiesto come sia stato accertato il presunto stato di bisogno che avrebbe spinto i lavoratori ad accettare simili condizioni, ma il testimone non è stato in grado di rispondere, se non riferendo genericamente che “tenevano famiglia”.

In aula anche uno degli autisti, che ha difeso l’operato della cooperativa, sostenendo che le ore in più si recuperavano il giorno dopo o comunque nei giorni successivi. I colleghi sfileranno per l’accusa, in numero di otto secondo le previsioni, all’udienza del prossimo 9 gennaio.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 dicembre, 2022

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