Viterbo – Evasione milionaria e sfruttamento dei lavoratori, al via il processo a quattro persone fisiche e a un consorzio logistico del Poggino che tra il 2010 e il 2014 si sarebbe occupato di trasporto merci e in particolare della distribuzione di medicine in mezza Italia per i più grandi colossi farmaceutici attraverso una girandola di cooperative fantasma chiamate coi nomi dei pianeti.
Sono imputati a vario titolo di evasione fiscale, intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, gli imprenditori viterbesi Giuseppe e Stefania Boni, fratello e sorella e i dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis. C’è poi il consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione Interservice Group di Viterbo.
I fratelli Boni sono difesi dai legali Tommaso Luppino e Giuseppe Bongiorno. Quattro le parti civili, tutti autotrasportatori, che sarebbero stati costretti a turni massacrati e sottopagati con lo spettro del licenziamento, difesi dagli avvocati Ilaria Di Punzio e Mara Mencherini.
Maxifrode da 20 milioni, ma le intercettazioni restano fuori
Al centro del processo una presunta maxifrode fiscale da venti milioni di euro, ricostruita ieri in aula da un maresciallo della guardia di finanza che, a fronte di un’informativa di ben 240 pagine, non ha però potuto completare il quadro con quanto emerso dalle intercettazioni, la cui trascrizione è stata per il momento esclusa, in attesa di verificare se sia stata richiesta dall’accusa al momento dell’ammissione delle prove, altrimenti sarebbero inutilizzabili e resterebbero per ora fuori dal dibattimento.
Un giro vorticoso di soldi emerso in seguito all’inchiesta coordinata, tra il 2015 e il 2016, dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, le cui indagini sono partite da alcuni accertamenti del nucleo carabinieri dell’ispettorato del lavoro e proseguite in collaborazione con la finanza.
Un impero che, secondo il teste, passava dal “mondo vago di cooperative e prestanomi”. Un impero di 230 lavoratori per 19 società cooperative, tutte intestate con nomi di pianeti e costellazioni del sistema solare.
Giuseppe Boni sarebbe stato il “dominus”, in grado di gestire per oltre un decennio una florida attività di autotrasporto merci, fittiziamente ed artatamente suddivisa in soggetti giuridici apparentemente distinti, ma di fatto costituenti un unico complesso aziendale.
Nel consorzio venti cooperative che erano “scatole vuote”
Le indagini avrebbero disvelato un meccanismo di frode attraverso il quale l’organizzazione avrebbe acquisito commesse a condizioni economiche vantaggiose da colossi della grande distribuzione di prodotti farmaceutici, per poi subappaltarle a cooperative fantasma che avrebbero per l’appunto sempre lavorato sotto la direzione di Giuseppe Boni e avrebbero avuto lo scopo di abbassare il costo del lavoro e commettere illeciti fiscali.
“Ci furono segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Indagando su una serie di società facenti capo al gruppo Boni, abbiamo trovato un’unica azienda spacchettata ad arte e un consorzio di venti cooperative che erano in realtà delle scatole vuote – ha spiegato il maresciallo – Giuseppe Boni era il presidente e la sorella il suo braccio destro amministrativo. Nel 2010, da un’azienda che era, ne sono sorte quattro, la cooperativa è diventata consorzio e dentro il consorzio c’erano venti cooperative fittizie, i cui soci erano in realtà i dipendenti. Uno schema che mirava a far morire le cooperative, messe in liquidazione vessando i lavoratori, costretti ad accettare le condizioni imposte per migrare da una cooperativa vecchia a una nuova. Questo permetteva ai Boni di gestire in economia la manodopera e gli autotrasportatori, contenendo in modo concorrenziale i costi e imponendosi sul mercato nazionale con volumi d’affari enormi”.
“Le coop erano tutte astronomiche: Sole, Giove, Saturno… “
Incalzato dai difensori Bongiorno e Luppino, il maresciallo ha ammesso: “L’attività lavorativa era di carattere lecito e i profitti erano leciti. I costi per gli automezzi, l’autostrada e i lavoratori sono stati dati per buoni”.
“De Angelis e Aquilanti erano persone di fiducia, capisquadra, capizona, subordinati a Giuseppe Boni.Per quanto riguarda le cooperative era evidente che dietro c’era una regia”, aveva appena spiegato il militare, rispondendo anche alle domande delle parti civili Di Punzio e Mencherini.
“In comune avevano le stesse anomalie – ha detto – erano state fatte lo stesso giorno, avevano tutte la stessa sede, non avevano conti correnti bancari, le assemblee dei soci erano fatte per fare, come confermato dai lavoratori sentiti a campione. Molti lavoratori versavano in stato di necessità, c’era chi chiedeva di dormire nel furgone. I dipendenti erano sempre gli stessi, inquadrati nel consorzio, che passavano da una cooperativa all’altra. C’erano dei prestanome, alcuni già noti agli uffici. E le cooperative erano tutte ‘astronomiche’, si chiamavano Sole, Giove, Saturno”.
Il processo, che si preannuncia lungo e complesso, riprenderà il 2 marzo 2021.
Silvana Cortignani
Articoli: Evasione milionaria e sfruttamento, in quattro a processo – “Indagini sullo sfruttamento partite dagli accertamenti dell’ispettorato del lavoro” – Evasione milionaria e lavoratori sfruttati, nella rete della finanza imprenditore – Evasione milionaria e sfruttamento di manodopera, quattro rinvii a giudizio – Evasione milionaria e sfruttamento, in quattro rischiano il processo
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY