Carabinieri e guardia di finanza
Viterbo – Autisti di medicinali sfruttati, i colleghi: “Ripresi per dei disservizi alle farmacie”.
È il processo scaturito dalle denunce di alcuni corrieri di medicinali del Poggino che sarebbero stati costretti a turni massacranti dai datori di lavoro. Testi chiave della difesa gli autisti che, a differenza dei quattro che si sono costituiti parte civile, non hanno denunciato condizioni di sfruttamento.
Secondo loro, interrogati in tribunale, le parti offese avrebbero potuto covare dei rancori per essere stati ripresi e anche allontanati dal posto di lavoro.
“A lui era stato vietato di entrare in magazzino a causa di alcuni disservizi segnalati dalle farmacie, cui abbiamo dovuto anche chiedere scusa per colpa sua. Siccome lui voleva entrare e io gli ho detto di no, mi ha anche minacciato, dicendo che mi avrebbe denunciato”, ha detto una delle presunte vittime, sotto giuramento, uno dei soci-lavoratori di una delle tante cooperative al centro della vicenda.
E’ ripreso così, il 14 dicembre, con l’ascolto di quattro testimoni citati dai difensori, il processo scaturito da una presunta evasione fiscale da 20 milioni di euro sfruttando gli autisti addetti alla consegna dei medicinali attraverso una girandola di cooperative fantasma coi nomi di pianeti e costellazioni.
Quattro gli imputati, accusati a vario titolo di evasione fiscale, intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori. Sono gli imprenditori viterbesi Giuseppe e Stefania Boni, di 57 e 55 anni, e i dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis, di 67 e 41 anni, originari invece di Roma.
Nel mirino di carabinieri dell’ispettorato del lavoro e guardia di finanza un consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione, l’Interservice Group di Viterbo, con sede al Poggino, formalmente amministrato da una cinquantenne romana.
Il processo riprenderà il prossimo 17 maggio per sentire gli ultimi due testi delle difese e due consulenti di parte.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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