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Le inchieste di Tusciaweb - Ronciglione - La descrizione nei documenti militari degli anni ‘90 riguardanti il bunker di produzione di armi chimiche

“Chemical city al lago di Vico: nel magazzino prodotti particolarmente sensibili per la sicurezza del personale e dell’ambiente”

di Daniele Camilli
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Ronciglione – “La situazione infrastrutturale del magazzino materiali di difesa Nbc di lago di Vico versa in condizioni di precarietà e fatiscenza. Presso il suddetto magazzino inoltre, sono stoccati prodotti chimici e materie particolarmente sensibili ai fini della sicurezza per il personale e per l’ambiente”.

È il 1994 e la situazione di “precarietà e fatiscenza”, pericolosa per le persone e per l’ambiente circostante, fra l’altro una riserva naturale, riguarda la Chemical city, uno dei più grandi bunker militari dove sono state prodotte e conservate fino agli anni ’90, armi di distruzione di massa. Dall’iprite al fosgene e, a quanto pare, anche il fosforo. Il tutto su una superficie di circa 36 ettari complessivi dove nel 1993 lavoravano ancora 30 uomini, tra civili, una decina, e militari.


Ronciglione - Chemical city - Un documento del 1994 in cui si parla di fatiscenti e precarietà delle infrastrutture della zona militare del lago di Vico

Ronciglione – Chemical city – Un documento del 1994 in cui si parla di fatiscenti e precarietà delle infrastrutture della zona militare del lago di Vico


A metterlo nero su bianco, una lettera del direttore della Chemical indirizzata alla direzione lavori Genio di Roma, al comando regione militare centrale comando Genio e alla direzione generale, III reparto, del ministero della difesa. Un documento militare che attesta lo stato di profondo e grave degrado di uno stabilimento contenente armi chimiche nel cuore della Tuscia, nel bel mezzo di un bosco e a pochi metri di distanza dal lago di Vico. La zona militare che tutti, in provincia di Viterbo, hanno avuto modo di scorgere passando negli anni tra i faggi che si affacciano sulla strada, a ridosso della riserva naturale voluta dalla regione Lazio agli inizi degli anni ’80.


Chemical city – “Fatiscenza, precarità, zone al buio e randagismo” – I documenti militari


Una situazione evidenziata più volte, come i documenti militari attestano, nel corso degli anni. La prima volta, di cui è dato sapere, già nel 1963. Poi, a più riprese, tra il 1986 e il 1994. Finché poi, subito dopo, la Chemical city non è stata bonificata e, per l’occasione, è balzata agli orrori delle cronache quando una una nuvoletta di fosgene sfuggì al controllo, proprio durante i lavori di ripulitura della zona, prendendo in pieno un ciclista di passaggio all’esterno della zona militare mandandolo all’ospedale in gravi condizioni. Fu allora che si scoprì il contenuto. “Almeno 150 tonnellate di iprite del tipo più micidiale – come scrive Gianluca Di Feo nel libro Veleni di stato – mescolata con arsenico. In più c’erano oltre mille tonnellate di admsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza. E oltre 40 mila proiettili di tutti i calibri. Dal terreno sono poi sbucate 60 cisterne di fosgene assassino, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine”. Tutto tenuto nascosto, dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine di quella fredda negli anni ’90. Una zona, dove altri documenti militari pubblicati da Tusciaweb che sulla Chemical city sta portando avanti dal 2020 un lavoro di inchiesta, dove sono state scaricate anche, tra la primavera e l’inverno del 1958-1959, migliaia di bombe al fosforo, un’altra arma chimica, provenienti da Taranto, Brindisi e la provincia di Parma.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico nel 2020


Tuttavia, nonostante la pericolosità dei materiali stoccati al suo interno, la Chemical city era di fatto un colabrodo pericoloso, come gli stessi documenti militari dicono, per le persone e per l’ambiente. Però, almeno fino al ’96, all’insaputa di tutti. E con un ministro della difesa, Giovanni Spadolini, che nel 1985, in risposta a un’interrogazione parlamentare del deputato del Pci Famiano Crucianelli rispose che “in detto magazzino non vengono prodotti, né detenuti, né sperimentati aggressivi di qualsiasi natura”. 


Ronciglione - Chemical city - Un documento riguardante la fatiscente dell'impianto di illuminazione

Ronciglione – Chemical city – Un documento riguardante la fatiscente dell’impianto di illuminazione


Sempre nel documento del 1994 si suggerivano tutta una serie di interventi: “rifacimento e rimessa in efficienza dei pavimenti e delle coperture di due magazzini per prodotti chimici che costituiscono un complesso di n° 4 capannoni; adeguamento degli impianti elettrici dei suddetti capannoni di potenzialità sufficiente alle limitate esigenze dell’illuminazione e della forza motrice; ripristino efficienza dell’impianto di illuminazione perimetrale dando priorità a quella dell’asse del deposito”.


Ronciglione - Chemical city - Una mappa della zona del 1986 militare e dell'impianto di illuminazione

Ronciglione – Chemical city – Una mappa della zona del 1986 militare e dell’impianto di illuminazione


In un altro documento, questa volta datato 30 maggio 1986, si chiede poi la “sostituzione del gruppo elettrogeno di emergenza tuttora inefficiente e di non conveniente riparazione”. Il documento militare riporta anche una mappa della Chemical con i “punti luce inefficienti”. Ventidue su 46, mentre 6 erano senza palo e soltanto 18 funzionavano. Non solo, ma un’intera zona dell’area militare era completamente al buio. Una zona dove ricadevano, come mostra una mappa militare del 1995, i laboratori di caricamento nebbiogeno e al fosforo.  Una situazione che resterà tale anche nel 1989 quando i militari della Chemical chiedono nuovamente alla direzione del Genio di intervenire. Nel frattempo la Chemical pagava all’Enel per l’illuminazione circa un milione e ottocentomila lire al mese.

Sempre nel 1989, un incontro tra militari, presenti 7 ufficiali, 2 sottufficiali e un civile, dedicata alla “sicurezza dell’infrastruttura magazzini materiali difesa Nbc” del lago di Vico evidenziava pure che “la targhetta degli estintori non riporta la data di ricarica e di scadenza”, “i locali del corpo di guardia sono indecorosi e la pulizia insufficiente”, “la cassetta di medicazione manca di alcuni medicinali e dell’elenco degli stessi” e “il riscaldamento è inefficiente nei locali di uso generale (refettorio, cucina e bagno)”. Veniva anche ribadita “l’inefficienza di 17 punti luce su un totale di 47”, aggiungendo che “lo stabilimento Nbc fornirà alla guardia… due fari con batteria ricaricabile per il servizio di pattuglia”.

In un altro documento militare, che riporta la data del 30 marzo 1990, si dice pure che “a causa delle avverse condizioni atmosferiche… il tetto della palazzina dove sono situate le motopompe si è scoperchiato e avvallato; un tirante di un palo per l’energia elettrica (a 380 volt), si è spezzato per cui il palo si è fortemente inclinato e potrebbe cadere causando la rottura dei fili”.


Ronciglione - Chemical city - Un documento del 1994 in cui si parla del ritrovamento di "ordigni residuati bellici"

Ronciglione – Chemical city – Un documento del 1994 in cui si parla del ritrovamento di “ordigni residuati bellici”


Ma i guai della Chemical city, all’alba della sua prima bonifica, non finiscono qui. In un documento del 9 febbraio 1994 si fa riferimento alla recinzione perimetrale della zona militare “in cattivo stato”, così come alla necessità di “provvedere mensilmente alla pulizia dei contenitori di cloridrina in acciaio inox con stracci imbevuti di nafta (scopo evitarne l’ossidazione). Sempre nei locali destinati alla conservazione della cloridrina solforica si chiedeva di “verificare periodicamente il tetto alla scopo di prevenire eventuali cadute di tegole”, cosa che valeva anche per i “locali n. 7 e n. 12 destinati alla conservazione di tutti gli altri materiali in carico al magazzino, una volta che sarà alienato il materiale fuori uso”.

Dopodiché un ulteriore documento militare del 1994, 15 dicembre, in cui sta scritto: “I recenti ritrovamenti di ordigni residuati bellici, a seguito dell’attività di bonifica in corso da parte di codesta direzione genio, rendono necessario il potenziamento della sicurezza del magazzino in oggetto con l’istituzione di un servizio di sorveglianza armata. L’avvio di detto servizio richiede, secondo la normativa vigente in materia, interventi di manutenzione/ripristino ed organizzativi cui questo stabilimento sta provvedendo con fondi a disposizione”.


Ronciglione - Chemical city - Un documento del 1995 sulla presenza dei cani randagi all'interno della zona militare

Ronciglione – Chemical city – Un documento del 1995 sulla presenza dei cani randagi all’interno della zona militare


Infine, se non bastasse, la Chemical city, tra il 1994 e il 1995 aveva anche un grave problema di randagismo. Il 7 luglio il comando presidio militare di Viterbo scrive al dirigente servizio veterinario Usl Vt 4 una lettera decisamente allarmata. “Si segnala – riporta il documento militare – che la situazione non è più sostenibile e sta sfuggendo dal controllo, per cui la presenza di cani randagi all’interno della base del lago di Vico comporta grave pericolo per i militari presenti”. In un’altra lettera, sempre del 7 luglio 1995, rivolta questa volta anche ai sindaci di Viterbo, Ronciglione, Vetralla e alla comunità montana dei Cimini, il comando presidio di Viterbo aggiungeva: “Il problema dei cani vaganti presenti all’interno di alcuni enti del comprensorio del presidio militare di Viterbo si è acuito negli ultimi mesi. Diffusi in congruo numero su tutto il territorio, penetrati da tempo ormai all’interno di alcune caserme, detti cani infatti costituiscono ruolo di potenziale grave pericolo per l’incolumità dei militari, possono fungere da ospiti intermedi per parassiti vettori di microrganismi anche molto pericolosi, e creano serio rischio dal punto di vista prettamente igienico, dal momento che, aggirandosi nei dintorni delle mense, rappresentano sicuro veicolo per germi e patogeni”.

Daniele Camilli


Articoli: Migliaia di bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico

– I documenti militari: “Fatiscenza, precarietà, zone al buio e randagismo” della Chemical city – Le bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico

L’inchiesta del 2020 di Tusciaweb

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20 marzo, 2023

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