Viterbo – “Il parlamento si occupi della Chemical city”. A chiederlo è il presidente del biodistretto della via Amerina e delle forre, Famiano Crucianelli, dopo l’articolo dell’inchiesta di Tusciaweb sulla zona militare del lago di Vico. Un bunker dove, prima e probabilmente durante la seconda guerra mondiale, si producevano armi chimiche. Deposito, nel comune di Ronciglione, che conservò queste armi fino alla bonifica della seconda metà degli anni ’90 quando si scoprì cosa effettivamente c’era all’interno del magazzino della difesa a qualche decina di metri dalle rive del lago e nel bel mezzo di una riserva naturale istituita dalla regione Lazio nel settembre del 1982. Un deposito dove, nella seconda metà del 1958, vennero scaricate migliaia di granate al fosforo provenienti, come raccontano i documenti militari dell’epoca, da Taranto, Brindisi e dalla provincia di Parma.
Il presidente del biodistretto della via Amerina e delle forre Famiano Crucianelli
“L’inchiesta fatta da Tusciaweb – dice Crucianelli – è preziosa per diverse ragioni. Da questa inchiesta emergono infatti tre dati incontrovertibili”.
Il primo. “Per decenni – spiega il presidente del biodistretto – il nostro territorio, e quel prezioso gioiello della natura quale è il lago di Vico, è stato coinvolto da attività militare come il disinnesco di decine e decine di migliaia di bombe al fosforo, e per decenni la Chemical city, sino almeno agli anni 90, è stata un deposito di pericolose sostanze chimiche, cosa che ha messo in grave rischio la incolumità del nostro territorio, la sicurezza e la salute dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente naturale. Tutto ciò emerge con chiarezza dal lavoro fatto da Tusciaweb”.
Il secondo. “E’ grave che le istituzioni non siano state messe al corrente di questa attività, se è vero che nel 1985 il ministro della difesa ha risposto a una mia interrogazione che sollevava problemi ‘di sicurezza e di salute’ per le popolazioni locali, nella sostanza affermando che nulla accadeva e che nessuna attività pericolosa si svolgeva nella Chemical city, salvo un generico riferimento a lacrimogeni utili per le manifestazioni. Che il parlamento non sia stato messo al corrente delle vicende che avevano coinvolto per anni la Chemical city del lago di Vico, è cosa di particolare gravità e sulla quale sarebbe utile e giusto che lo stesso parlamento tornasse”.
I documenti riguardanti lo scarico di bombe al fosforo nella Chemical city del lago di Vico
Famiano Crucianelli, all’epoca deputato del Partito comunista italiano, il 29 luglio 1985 presentò infatti un’interrogazione parlamentare risolta ai ministri. La premessa dell’interrogazione era la seguente: “In una zona limitrofa al lago di Vico, in località Ronciglione, esiste un deposito di armi chimiche e batteriologiche; decine di morti per cancro al fegato e ai polmoni si registrano nella zona ogni anno; anche se non c’è nessun elemento che colleghi il dato sopraindicato alla presenza del centro militare o piuttosto al consumo in agricoltura di massicce quantità di erbicidi e insetticidi, rimane il fatto che il numero di intossicazioni documentate e il grado di inquinamento ambientale ha raggiunto un livello molto preoccupante”.
Le richieste fatte nel 1985 da Crucianelli: “Quali siano le dimensioni del deposito, che cosa si custodisca all’interno, da quanti militari è composto e se vengano effettuate attività di ricerca e sperimentazione; quale sia il grado di inquinamento ambientale attorno a tutto il lago di Vico; se esistano altri depositi militari chimici nella provincia di Viterbo; quali iniziative vengano intraprese per eventuali fughe di gas tossici dall’interno del deposito in questione; se non si ritenga inopportuna e pericolosa la presenza di un deposito chimico batteriologico sulle rive del lago di Vico, riserva naturale”.
A rispondergli fu il ministro della difesa Giovanni Spadolini. “Nella zona limitrofa al lago di Vico – scriveva il ministro – esiste il magazzino materiali difesa Nbc nel quale vengono conservate le materie prime necessarie al caricamento di granate nebbiogene e di artifizi fumogeni per addestramento. In detto magazzino non vengono prodotti, né detenuti, né sperimentati aggressivi di qualsiasi natura. L’estensione del comprensorio militare è di circa 36 ettari con una superficie coperta di 4500 metri cubi. Il personale addetto è composto da un sottufficiale, un impiegato ed otto operai. Si esclude che il lamentato inquinamento ambientale sia dovuto al materiale custodito nel suddetto magazzino. Si assicura, inoltre, che nella provincia di Viterbo non esistono altri depositi militari di materiali chimici”.
“Per quanto concerne, infine, i controlli sull’impiego di gas tossici e di sostanze pericolose – aggiungeva Giovanni Spadolini – si fa presente che la regione Lazio ha avviato un progetto di ricerca e risanamento dell’intero bacino idrico del lago di Vico, anche al fine di adottare provvedimenti in materia di divieto dell’impiego di diserbanti e antiparassitari nei terreni circostanti il lago. Tale ricerca, affidata all’Istituto chimica agraria dell’università della Tuscia, si propone di raggiungere i seguenti obiettivi: individuazione di pratiche agronomiche alternative alle lotte antiparassitarie; mussa a punto di lotte biologiche specifiche nelle zone interessate; incremento del patrimonio ittico; prevalente sviluppo dell’acquacoltura che non contrasti con gli usi potabili e di balneazione del lago; valutazione dell’impatto dei pesticidi sulla popolazione dei vertebrati all’interno della riserva naturale del lago di Vico”.
Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico
Infine il terzo dato che per Crucianelli emerge dall’inchiesta di Tusciaweb. “E’ necessario fare una valutazione su una questione che ci proietta nell’attualità. La storia della Chemical city è una testimonianza bruciante su quante e quali servitù il nostro territorio ha subito in nome dell’interesse generale e dell’interesse nazionale. Noi forse non sapremo mai quale siano state le reali conseguenze per le nostre comunità e per lo stesso lago di Vico di attività militari come quelle fatte dalla Chemical city nel corso di tanti anni. E’ certo che ‘queste operazioni militari’ hanno lasciato un segno profondo nel territorio e di ciò noi dobbiamo conservare memoria”.
“E quando oggi si presentano nel viterbese autorità tecniche e istituzionali nazionali – conclude Famiano Crucianelli – le quali hanno idea di portare nella Tuscia 100 mila tonnellate di scorie radioattive – il riferimento è all’individuazione da parte del governo di diversi siti della Tuscia come luoghi idonei per un deposito nazionale di scorie nucleari e rifiuti radioattivi – questi signori debbono sapere che alle mille ragioni che sono alla base del nostro gran rifiuto a ospitare il sito di rifiuti nucleari, si deve anche aggiungere una ulteriore considerazione fondamentale: il nostro territorio, la Tuscia, alla causa comune del paese e alla soluzione dei grandi problemi della nostra Italia, ha già dato. E dato molto”.
Daniele Camilli
L’interrogazione parlamentare di Famiano Crucianelli, 29 luglio 1985
Ai ministri della difesa e per l’ecologia, 29 luglio 1985
Premessa
in una zona limitrofa al lago di Vico, in località Ronciglione, esiste un deposito di armi chimiche e batteriologiche; decine di morti per cancro al fegato e ai polmoni si registrano nella zona ogni anno; anche se non c’è nessun elemento che colleghi il dato sopraindicato alla presenza del centro militare o piuttosto al consumo in agricoltura di massicce quantità di erbicidi e insetticidi, rimane il fatto che il numero di intossicazioni documentate e il grado di inquinamento ambientale ha raggiunto un livello molto preoccupante.
Le richieste
Quali siano le dimensioni del deposito, che cosa si custodisca all’interno, da quanti militari è composto e se vengano effettuate attività di ricerca e sperimentazione; quale sia il grado di inquinamento ambientale attorno a tutto il lago di Vico; se esistano altri depositi militari chimici nella provincia di Viterbo; quali iniziative vengano intraprese per eventuali fughe di gas tossici dall’interno del deposito in questione; se non si ritenga inopportuna e pericolosa la presenza di un deposito chimico batteriologico sulle rive del lago di Vico, riserva naturale.
La risposta del ministro della difesa Giovanni Spadolini
Nella zona limitrofa al lago di Vico esiste il magazzino materiali difesa Nbc nel quale vengono conservate le materie prime necessarie al caricamento di granate nebbiogene e di artifizi fumogeni per addestramento. In detto magazzino non vengono prodotti, né detenuti, né sperimentati aggressivi di qualsiasi natura. L’estensione del comprensorio militare è di circa 36 ettari con una superficie coperta di 4500 metri cubi. Il personale addetto è composto da un sottufficiale, un impiegato ed otto operai. Si esclude che il lamentato inquinamento ambientale sia dovuto al materiale custodito nel suddetto magazzino. Si assicura, inoltre, che nella provincia di Viterbo non esistono altri depositi militari di materiali chimici. Per quanto concerne, infine, i controlli sull’impiego di gas tossici e di sostanze pericolose si fa presente che la regione Lazio ha avviato un progetto di ricerca e risanamento dell’intero bacino idrico del lago di Vico, anche al fine di adottare provvedimenti in materia di divieto dell’impiego di diserbanti e antiparassitari nei terreni circostanti il lago.
Tale ricerca, affidata all’Istituto chimica agraria dell’università della Tuscia, si propone di raggiungere i seguenti obiettivi: individuazione di pratiche agronomiche alternative alle lotte antiparassitarie; mussa a punto di lotte biologiche specifiche nelle zone interessate; incremento del patrimonio ittico; prevalente sviluppo dell’acquacoltura che non contrasti con gli usi potabili e di balneazione del lago; valutazione dell’impatto dei pesticidi sulla popolazione dei vertebrati all’interno della riserva naturale del lago di Vico.
Articoli: Migliaia di bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico – Giancarlo Turchetti (Uil Viterbo): “La Tuscia da sempre è stata la discarica d’Italia”
– I documenti militari: Le bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico
L’inchiesta del 2020 di Tusciaweb – Multimedia: Fotogallery: Proseguono i lavori dell’Esercito – L’edificio sul lago – Il comando e la discarica fuori dalla Chemical – Documenti militari bruciati e altri abbandonati – La condizione degli edifici della Chemical city– Le tubature che perdono liquido nero – I carotaggi abbandonati – Le scritte sui muri – La zona sterrata – Video: La situazione disastrosa della Chemical city, parte I – La situazione disastrosa della Chemical city, parte II – Una discarica fuori dalla Chemical city
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