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Viterbo - Parla la presidente di Ponte donna che, con Kyanos, nei giorni scorsi ha invitato le studentesse dell'istituto ad "alzare la voce" per la vicenda che vede imputato l'allora direttore Luigi Sepiacci

Violenza sessuale all’Accademia di belle arti, Carla Centioni: “Altre ragazze si sono rivolte al centro Penelope rispondendo all’appello”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Abbiamo ricevuto delle telefonate da parte di altre ragazze che si sono rivolte al centro antiviolenza rispondendo al nostro appello”. Carla Centioni è la presidente dell’associazione Ponte Donna che, assieme a Kyanos, fanno parte del centro antiviolenza Penelope di via della Pettinara a Viterbo di cui il comune è capofila. Insieme gestiscono anche la casa rifugio Fenice. L’altro giorno hanno lanciato un appello alle studentesse dell’Accademia di belle arti invitandole “ad alzare la voce e a parlare” perché le due associazioni pensano che la ragazza che avrebbe subito delle molestie sessuali da parte di Luigi Sepiacci “non sia la sola”.

Luigi Sepiacci

Luigi Sepiacci


Luigi Sepiacci, all’epoca dei fatti contestati direttore dell’Accademia di belle arti Lorenzo da Viterbo, è stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari Giacomo Autizi con l’accusa di violenza sessuale.


Viterbo - Carla Centioni del centro Penelope

Viterbo – Carla Centioni del centro Penelope


Carla Centioni, per la vicenda che vede coinvolto come imputato l’allora direttore dell’Accademia di belle arti di Viterbo, Luigi Sepiacci, ferma restando la presunzione di innocenza, le associazioni Ponte donna e Kyanos si rivolgono anche alle altre studentesse dell’istituto affinché “alzino la voce e parlino”. Perché quest’appello?
“Vorrei innanzitutto partire da qui. Vorrei ringraziare la ragazza che ha fatto denuncia, e di cui teniamo a mantenere il più completo anonimato. Aver fatto questa scelta sta a significare una grande forza. Contrariamente ai miei tempi, quando sulle molestie sessuali eravamo silenti, oggi donne e ragazze mostrano tutto il loro coraggio. Hanno preso consapevolezza e hanno voglia di alzare la voce e dire che le molestie sessuali non sono un comportamento, ma un reato. Una consapevolezza conquistata sulle piazza con la lotta”.

Nel vostro appello alle studentesse dell’Accademia c’è un passaggio in cui scrivete che la ragazza che, secondo il rinvio a giudizio del gip del tribunale di Viterbo avrebbe subito delle molestie all’interno dell’istituto, potrebbe non essere la sola…
“Le molestie sessuali sono un dato in aumento. Ce lo dice anche Save the Children che sull’argomento ha fatto una sua ricerca. Credo che sia il momento in cui le ragazze smettano di stare zitte. In particolar modo in quelle situazioni in cui la relazione non è paritetica. Perché se tu rivesti un ruolo o sei una persona adulta e lo fai con una ragazza giovane o un’adolescente è chiaro che non c’è una relazione alla pari. Il nostro appello va su questo versante”.

Ma temete che all’interno dell’Accademia si potrebbero essere verificati altri casi di molestie sessuali oppure no?
“Da come ci è stato descritto quanto sarebbe accaduto, potrebbe trattarsi di un qualcosa di ripetuto. Abbiamo questo sospetto, ovviamente senza sostituirci alla magistratura”.


L'Accademia di belle arti Lorenzo da Viterbo

L’Accademia di belle arti Lorenzo da Viterbo


Ci sono stati dei riscontri al vostro appello, ossia altre ragazze hanno telefonato o scritto al centro antiviolenza Penelope in merito a quanto sarebbe accaduto all’interno dell’Accademia?
“Sì, abbiamo ricevuto qualche telefonata da parte di altre ragazze che si sono rivolte al centro antiviolenza rispondendo al nostro appello. Senza aggiungere altro”. 

Cosa fa il centro antiviolenza Penelope?
“Intanto il centro antiviolenza è quel luogo dove le donne vengono credute. Dopodiché le seguiamo in tutti i gradi di giudizio, non solo con i nostri avvocati ma anche attraverso il sostegno emotivo lungo tutto il percorso che dovranno fare. Aiutandole inoltre a costituirsi parte civile in processo. E a volte capita che questo non avvenga. Il non costituirsi parte civile significa che il procedimento penale va avanti ma senza un avvocato che rappresenti le tue ragioni. C’è solo il pubblico ministero. Ed è chiaro che tutte le imputazioni, se tu non le testimoni, crollano”. 

Quale percorso segue una donna che si rivolge al centro?
“Come prassi facciamo subito tre colloqui per fare una decodifica seria e chiara dell’accadimento. Solitamente le donne che si rivolgono a noi vengono dopo anni di maltrattamenti. Fatti di cui spesso le donne stesse si vergognano chiedendoci di sottrarre alcuni eventi perché, per le donne, ripercorrerli in tribunale è un’altra umiliazione. Va detto però che a Viterbo le forze dell’ordine sono molto preparate. Sono nostri alleati, un rapporto di reciprocità e stima costruito nel corso degli anni. E questo favorisce molto il lavoro di tutela delle donne che facciamo”.


 

Viterbo - Il centro antiviolenza Penelope

Viterbo – Il centro antiviolenza Penelope


La casa rifugio Fenice invece che ruolo svolge?
“La casa rifugio, aperta un po’ più tardi rispetto a Penelope, in un anno e mezzo ha ospitato circa 20 persone. Abbiamo avuto varie tipologie di donne, anche chi è scappata da un matrimonio forzato. Donne, sempre con bambini, che hanno subito vari tipi di violenze. Sia italiane che straniere”.

Qual è la situazione della violenza di genere nella Tuscia? Quali sono i dati a vostra disposizione? 
“Il centro antiviolenza Penelope, da quando ha aperto, ha avuto un afflusso enorme di donne. In tutto più di 350 accessi. Donne che vengono da tutta la Tuscia, anche dall’Umbria”.

Quali sono le violenze di cui vi parlano?
“Il maltrattamento ripetuto all’interno delle mura domestiche e lo stalking”. 

Daniele Camilli


Articoli: Violenza sessuale all’Accademia di belle arti, rinviato a giudizio Luigi Sepiacci – Ponte donna e Kyanos: “Studentessa molestata all’interno dell’Accademia delle belle arti”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 luglio, 2023

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