Viterbo – (sil.co.) – Condannato a quattro anni di reclusione il professor Luigi Sepiacci, l’ex direttore oggi ottantenne dell’accademia di belle arti di Viterbo, che si è dimesso nel 2023 dopo la denuncia di molestie da parte di una studentessa che avrebbe approcciato sessualmente nel suo ufficio il 20 febbraio di tre anni fa.
Luigi Sepiacci
Al docente, imputato di violenza sessuale aggravata, per avere commesso gli abusi all’interno della scuola, è stata riconosciuta la circostanza attenuante del fatto di minore gravità nell’ambito del reato.
“Sepiacci ci ha provato e ha trovato una ragazza di sani principi”, ha concluso il pm Michele Adragna al termine della discussione, chiedendo la condanna a 4 anni di reclusione, accordata dal collegio presieduto dal giudce Jacopo Rocchi dopo circa un’ora di camera di consiglio.
Il sostituto procuratore, titolare del fascicolo per cui a conoscenza nel dettaglio del caso, ha più volte sottolineato la “assoluta attendibilità” della vittima che lui stesso ha interrogato in fase di indagini preliminari nonché le “contraddizioni” emerse durante la spontanee dichiarazioni dell’imputato, a partire dalle presunte motivazioni della parte offesa, alludendo a “ritardi nei pagamenti della retta”.
Il pm Michele Adragna
Sepiacci dal canto suo, difeso dagli avvocati Giovanni Labate e Domenico Di Tullio e collegato in videoconferenza da casa per motivi di salute, ha voluto rilasciare spontanee dichiarazioni per ribadire la sua innocenza.
“Una vicenda in cui mi sono trovato al termine di una carriera dedicata all’insegnamento e alla scuola”, ha esordito, definendo calunniose le accuse di molestie dell’anno precedente a Roma e negando le presunte molestie alla studentessa dell’Accademia di belle arti di Viterbo negando di averle preso le mani e di avere tentato di farsi toccare nelle parti intime.
Secondo l’accusa, la giovane oggi 26enne, che è stata risarcita e ha revocato la costituzione di parte civile, avrebbe dovuto fare i conti nel suo ufficio con le pesanti attenzioni dell’imputato, cui aveva chiesto aiuto, ottenendo peraltro di poter sostenere di nuovo l’ultimo esame, andato male, in tempo per la laurea poi regolarmente conseguita tre giorni dopo. “Dammi un motivo in più”, le avrebbe ripetuto più volte mentre cercava di farsi toccare.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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