![]() Macchina di Santa Rosa – Trasporto 2022 – Gloria |
Viterbo – Il trasporto della macchina di Santa Rosa è pericoloso? Si è pericolosissimo! Come potrebbe non esserlo una torre alta 30 metri circa trasportata da uomini in mezzo a decine di migliaia di persone? È stata sempre pericolosa e può cadere in qualsiasi momento a causa di imprevisti di varia natura. Si sa che gli uomini non sono esseri perfetti e possono sbagliare. Oppure ci potrebbe essere un’anomalia di varia natura a provocare la sua caduta.
Nei giorni scorsi, grazie a un resoconto della prefettura della riunione Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di maggio, una cosa si è capita: il trasporto l’anno scorso è stato fatto, dal punto di vista della sicurezza, alla carlona.
Con la sindaca Frontini che è stata duramente bacchettata per inadempienze dal prefetto Antonio Cananà, che ha spiegato che questo anno non si gioca più. Le cose vanno fatte seriamente. Si applica la legge. E il comune questa volta ha già consegnato il piano per la sicurezza a giugno, come dichiarato dal prefetto.
Sarebbe interessante sapere quali sono le valutazioni dei due comitati di sicurezza e dello spettacolo. Se è completo di tutti gli elaborati tecnici. Insomma: se tutto è a posto? Ma la sindaca su tutta la vicenda tace. Si tratta di capire invece se la sindaca è pronta per dare l’autorizzazione, come pretende inderogabilmente e a ragione il prefetto. E a far rispettare i divieti: sedie in via Cavour e gente sulle fontane. Ripetiamo il prefetto ha fatto capire una cosa: non si scherza più. La legge, diventata nel tempo più stringente, va semplicemente applicata. Punto.
Sui modi di risolvere i problemi si può vedere, ma sempre dentro il perimetro della legalità.
Viterbo – Le persone su Fontana grande durante il trasporto di Gloria
Intanto per far capire di cosa si sta parlando e quanto sia importante il dibattito aperto da Tusciaweb, in base a documenti ufficiali, abbiamo chiesto a un esperto, John Keating il suo pseudonimo, ma garantiamo che è un vero esperto, di ricostruire la storia degli incidenti durante il trasporto negli ultimi due secoli. Come dire il trasporto non è un gioco e solo l’abilità dei capofacchini e delle guide ha evitato molte volte il peggio.
Nel 2004, per fare esempio recente e banale se si vuole, in piazza Fontana Grande, l’impianto dei microfoni per dare i comandi del “Sollevate! e fermi!”, non funzionò e soltanto le prime file dei facchini eseguirono gli ordini sollevando la macchina che si inclinò paurosamente all’indietro.
Soltanto un miracolo evitò una strage di gente ammassata nella parte posteriore del percorso. Se si guarda indietro, negli ultimi due secoli, tanti sono stati i morti e i feriti provocati da questa manifestazione popolare.
Ma ecco cosa è successo a partire dall’Ottocento
Guido da Montefeltro
Nel 1801, infatti, sempre a Fontana Grande si verifica una autentica tragedia, causata, a quanto pare, dai borsaioli. Una donna che assiste al trasporto si accorge che le sono spariti alcuni gioielli e allora comincia a gridare.
Nel buio e nella calca, le urla sono interpretate dalla gente come un segnale di pericolo e anche i cavalli dei militari del servizio d’ordine si spaventano e si imbizzarriscono, causando altro scompiglio. Il fatto viene raccontato anche da Giorgio Falcioni all’interno di un suo libro La macchina di santa Rosa: “La folla, irrazionalmente, cerca di fuggire da un inesistente pericolo e, in una confusione indescrivibile, inizia un generale fuggi fuggi nel quale non si rispettano neppure i più elementari sentimenti di affetto familiare.
Nella paurosa calca, alcune persone anziane sono soffocate dalla morsa della massa in movimento: altri cadono a terra e vengono calpestati. La processione è travolta e il terrore irragionevole è accresciuto dal buio e dalla mole della macchina che si sta avvicinando e che sembra piombare addosso alla gente”.
I facchini rimasero immobili per molto tempo con la macchina sulle spalle e con l’enorme peso oscillante, nel terrore e nel panico generale. Morirono ben 22 persone (secondo alcune fonti non controllabili 35) travolte e calpestate e i loro corpi vennero trovati all’inizio dell’attuale via Tommaso Carletti. Tra queste vittime dell’ondata di panico collettivo furono anche quattro canonici della cattedrale: Pier Felice Zelli Jacobuzzi, Giovanni Mariani, Bartolomeo e Vincenzo Orioli. I cronisti del tempo non hanno preso in considerazione i feriti, che debbono essere stati assai numerosi.
La stessa macchina, poi, non si fermò e nei pressi di piazza delle Erbe prese fuoco, con altro parapiglia indescrivibile, e venne divorata dalle fiamme, senza che nessuno potesse far nulla.
Nel 1814 alla partenza la macchina cominciò a scivolare all’indietro, inclinandosi a tal punto che i facchini furono costretti a togliersi da sotto. Alcuni rimasero travolti dalla caduta, due rimasero uccisi (Pietro Nicolini e Giovanni Di Prospero), altri rimasero feriti in modo più o meno grave.
Nel 1816 nei pressi di palazzo Bussi i facchini dell’ultima fila posteriore, forse presi da qualche pericolo o dalla stanchezza, abbandonarono il loro posto e la macchina si rovesciò all’indietro schiantandosi a terra. Per fortuna, in questo caso soltanto un facchino ferito: Paolo Nanni colpito ad una coscia dalla mole che precipitava.
Nel 1877 la macchina, nella strettoia del corso tra il Suffragio e Sant’Egidio, prende una preoccupante inclinazione che non si riesce a correggere, strisciando su una casa e strappandone la grondaia, fortunatamente senza altre conseguenze.
Nel 1885 si rischiò la tragedia del 1801, con la gente impazzita che non obbedisce neppure agli ordini degli ufficiali, panico tra gli spettatori, mentre la macchina si sta avvicinando nell’oscurità, si levano grida di spavento tra quanti involontariamente si trovano coinvolti nell’ondeggiamento della folla. Qualcuno cade in terra, mentre altri cercano di scappare, il parapiglia aumenta ma la gente caduta si rialza rapidamente e si accerta che soltanto due persone sono rimaste ferite.
Nel 1893 per la forte pioggia il costruttore decide di non effettuare il trasporto. Un provvedimento risultato, poi, provvidenziale perché poi si venne a sapere di un progetto di inaudita ferocia: un gruppo di anarchici aveva preparato un piano per fare esplodere, durante il trasporto, alcune bombe rudimentali ma micidiali, fatte con alcune bottiglie di spumante riempite di polvere da sparo e palle da mitraglia, che avrebbero dovuto essere gettate sulle vie, praticamente in mezzo alla folla.
Trasporto della macchina di Santa Rosa 2018 – I facchini
Facile intuire quali conseguenze avrebbe potuto avere il pazzesco progetto, non solo per l’eccidio provocato dalla terribile mistura, ma anche per il panico e la fuga generale che ne sarebbe inevitabilmente seguita. Gli ordigni furono ritrovati in seguito dagli agenti della pubblica sicurezza.
Nel 1926 il trasporto fu funestato dalla morte del ciuffo Nazzareno Bentivoglio, Aveva 38 anni, combattente come bersagliere nella guerra di Libia, portava la macchina da 8 anni. Il tragico evento si verificò non appena la macchina si fermò per la sosta in piazza Fontana Grande.
Poco prima, per scansare un paracarro, Bentivoglio aveva dovuto far leva violentemente puntando i piedi sulla pietra; quando la macchina si arrestò, uscì togliendosi il ciuffo, ma improvvisamente stramazzò a terra morendo.
Nel 1938 in via Roma, all’altezza del vicolo Calabresi, era stato teso, a opera dei servizi di protezione civile, un cavo per i segnali d’allarme antiaereo. Nessuno ne era a conoscenza e ci si rese conto della sua esistenza soltanto quando la macchina ci sbatté addosso.
L’urto fece retrocedere la pesante struttura di circa due passi e ci fu la rottura dei globi di vetro delle luci, la perdita dall’impianto elettrico e delle lampade che illuminavano la croce. Il pompiere che si trovava all’interno riuscì a trattenere il cupolino prima che precipitasse a terra, rovinando sui facchini. Grande paura da parte di tutti per le tragiche conseguenze che ne sarebbero potute derivare.
Nel 1959 durante il trasporto, poco prima della chiesa di S. Egidio, nel punto più stretto del corso, restò lievemente ferito il facchino Stella, colpito da alcuni frammenti di vetro di una lampada urtata dalla macchina.
Nel 1967 è noto a tutti il dramma del fermo del Volo d’Angeli in via Cavour. Anche in questo caso si sarebbe potuta verificare una tragedia di notevoli dimensioni.
In uno dei trasporti della macchina di Spirale di Fede (1979 – 1985), un facchino cadde a terra nei pressi dell’incrocio con la via che va alla Casa di Santa Rosa. Dietro di lui inciamparono e caddero anche altri 4 o 5 facchini. Soltanto un miracolo evitò una tragedia.
Nello Celestini racconta la macchina e l’incidente del 1986
Anche il rischio di pericolosa caduta della macchina nel 1986 è noto a tutti. Armonia Celeste rischiò di cadere davanti al sagrato del santuario di Santa Rosa. Solo l’abilità di Nello Celestini, il capofacchino, salvò la macchina. Tragedia sfiorata.
La tragedia sfiorata nel 1986 in un video di Provideo
Nel 2006, poco prima della partenza, si incendiò l’interno della struttura della macchina di Santa Rosa ad un’altezza di circa 20 metri. Soltanto la bravura dei vigili del fuoco, prontamente intervenuti con dispositivi di imbracatura, utilizzando per spegnere il fuoco estintori ad anidride carbonica e polvere, hanno evitato gravi conseguenze. Se una cosa simile fosse successa durante il trasporto, con le vie intasate di gente, sarebbe stato tutto più complicato.
Nel 2007 a causa di una tromba d’aria, che piegò i ponteggi del capannone di piazza San Sisto, la macchina di Santa Rosa rovinò addosso alla torre della vicina chiesa senza cadere sui passanti. Anche qui tragedia sfiorata.
Nel 2014 ci fu un problema di alcune zeppe di legno rimaste incollate dopo la partenza sulle spallette. Fu un problema toglierle nella prima fermata in piazza Fontana Grande. Un problema banale che avrebbe potuto creare gravi conseguenze perché i cavalletti in legno si sarebbero schiantati facendo cadere la macchina tra il pubblico.
Nel 2015 ci fu un attentato in via Garibaldi con un lancio di un razzo fumogeno contro la macchina di Santa Rosa. Anche in questo caso le conseguenze potevano essere drammatiche.
Nel 2018 panico in piazza del Comune per la caduta di un fotografo vicinissimo ai facchini che stavano trasportando la macchina di Santa Rosa. Anche in questo caso rischio di tragedia dalle conseguenze inimmaginabili.
Un fotografo cade davanti alla macchina
Insomma: il trasporto della macchina di Santa Rosa, come abbiamo potuto leggere, è una manifestazione popolare molto pericolosa e non ci si può scherzare. Non ci si può crogiolare sul fatto, nell’idea che, come dicono i viterbesi, la santa ci mette sempre una mano. Può essere, ma gli uomini devono fare la loro parte. A iniziare dal prefetto, che si basa sulla legge e ha iniziato ad applicarla, per finire con la sindaca Frontini, che non sappiamo su cosa si basa, visto che tace su una questione importantissima come il trasporto dell’anno scorso e sulla sicurezza del prossimo.
John Keating
La sindaca, alcune questioni le deve chiarire. Ne va della sicurezza del trasporto e dei cittadini che in massa lo seguiranno. Visto anche che la macchina passa di domenica.
Le questioni da chiarire.
Il comune è in grado di emettere l’autorizzazione chiesta dal prefetto? L’amministrazione comunale in qualità di ente organizzatore della manifestazione ha predisposto e trasmesso, a giugno, alla prefettura il piano di sicurezza. È tutto a posto?
Verrà fatta rispettare in via Cavour l’ordinanza di divieto per le sedie?
Verrà fatta rispettare l’ordinanza di divieto per le persone di salire sulla fontane?
Insomma: che la macchina passi in piena sicurezza e legalità, la sindaca lo può garantire? O accadrà come l’anno scorso, come descritto dal prefetto?
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