Angelo Loddo
Viterbo – “Santa Rosa è di tutti, senza alcuna distinzione religiosa”. Angelo Loddo è il nuovo capofacchino della minimacchina del Pilastro. Figlio del quartiere, pilastrino, delle case popolari, figlio di Pino, colonna portante di 50 trasporti. Angelo Loddo fa l’agente di commercio, ha 46 anni ed è sposato con Barbara Ghiloni. Insieme hanno tre figli: Alisia, Benedetta e Lorenzo, quest’ultimo facchino.
Angelo Loddo, prima ancora di rivestire la carica che da poco gli è stata conferita, assieme al padre e al fratello Massimo, in tutti questi anni ha già costruito un percorso di eccezionale valore. Per il Pilastro e per Viterbo. Eredita un incarico che lui stesso ha contribuito a sviluppare e rafforzare.
“Personalmente credo che il trasporto della minimacchina sia una dimostrazione di fede e di devozione verso Santa Rosa – ha detto Loddo -. Fede e devozione che però ha anche un ragazzo di un’altra religione. Fede e devozione verso il Dio in cui crede. E al Dio in cui crede può lo stesso dedicare lo sforzo, l’impegno e il trasporto della minimacchina”.
“Non solo – ha poi aggiunto Angelo Loddo -, ma viviamo in una società multietnica, e fare avvicinare tutti i ragazzi, di tutte le religioni, fa bene a tutti. Fa bene ai nuovi ragazzi che si avvicinano e fa bene ai ragazzi che già portano la minimacchina. Perché così gli insegniamo ad aprire le braccia, gli insegniamo i valori dell’accoglienza e del rispetto, senza distinzioni. Anzi, abbiamo tanto bisogno di culture diverse che sappiano intrecciarsi tra loro, per il bene comune. Le minimacchine devono aprire le proprie porte a tutti coloro che hanno voglia di mettersi la divisa da facchino, dimostrando ai ragazzi che siamo tutti uguali, che portiamo tutti la stessa divisa. Santa Rosa è di tutti, senza alcuna distinzione religiosa”.
Capifacchino e facchini, presidenti dei comitati e del Sodalizio, l’anima dei quartieri, l’anima di Viterbo. Santa Rosa lo spirito di un popolo che li alimenta. Fiera dei suoi figli che, giorno dopo giorno, la stanno trasportando verso il futuro. Con fede e devozione verso una patrona che ci insegna, innanzitutto ad essere costruttori di un mondo migliore.
Viterbo – Armonia celeste in viale Bruno Buozzi
Angelo Loddo capofacchino della storica minimacchina del Pilastro. Come sta vivendo questo momento e con quale emozione?
“L’emozione è tantissima perché, al di là che è mio padre, prendo il posto di un grande capofacchino, Pino Loddo. Un capofacchino che, con 50 trasporti sulle spalle, ha segnato la storia della minimacchina del Pilastro. Una persona che ha fatto tanto. E questo significa che l’impegno dovrà essere maggiore perché il paragone sarà automatico, e dovrò essere pronto”.
Qual è stato il suo percorso?
“Sono un capofacchino che viene dalle file dei facchini. Ho fatto il minifacchino, poi sono diventato guida, successivamente segretario e infine presidente. Oggi divento capofacchino, con tanto orgoglio e tanto piacere per l’attaccamento al quartiere dove sono cresciuto e per la devozione verso Santa Rosa”.
Con 50 trasporti Pino Loddo ha dato vita a una vera e propria tradizione. Lei come si rapporterà a questa eredità che suo padre le lascia?
“Per dare continuità e rendere omaggio ad una tradizione così forte e bella dobbiamo innanzitutto accettare le novità e il cambiamento dei tempi. Ciò significa dare spazio ai giovani e a chi si vuole avvicinare a questa tradizione”.
La minimacchina del centro storico ha aperto alle ragazze. La minimacchina del Pilastro il prossimo anno farà la stessa cosa?
“La minimacchina del Pilastro non ha mai precluso nulla. Ad esempio siamo stati i primi ad aprire il trasporto ai ragazzi speciali. Non come accompagnatori ma come facchini che portano la macchina. Per quanto riguarda l’ingresso delle ragazze dobbiamo confrontarci prima con il Sodalizio perché ci sono un paio di difficoltà, superabili ma che necessitano comunque di un confronto”.
Che tipo di difficoltà ci sono?
“Sotto la macchina noi abbiamo i ciuffi, cosa che il centro storico non ha. Lì sono tutte stanghette. Ciò significa che, quando si va a prendere posizione sotto la minimacchina del Pilastro, la seconda fila sta a 4 centimetri dalla schiena della prima fila ciuffi. E questo è un primo aspetto che va superato. Stesso discorso vale per il capofacchino. Sempre quando vengono messi sotto i ciuffi, il capofacchino è quello che va tra i ragazzi mettendogli la mano sulla pancia e sulla schiena mettendoli dritti, facendogli vedere come si sta in posizione. All’interno della formazione siamo tutti uomini, non abbiamo donne che possono curare questi passaggi. Tuttavia se c’è la volontà questi problemi che abbiamo di fronte possono essere superati. Quindi, per rispondere alla domanda, ad oggi non posso dire né sì né no. Posso però dire che dal primo ottobre saremo subito in campo con il consiglio per apportare le modifiche giuste e se si possono fare saremo ben lieti di dare anche alle ragazze la possibilità di portare la minimacchina del Pilastro”.
Che altre differenze ci sono tra la minimacchina del Pilastro e le altre minimacchine?
“Pilastro e Santa Barbara hanno le stesse identiche posizioni della macchina del 3 settembre: stanghette anteriori, stanghette posteriori, spallette laterali e ciuffi. Al Pilastro, in più, abbiamo messo le spallette aggiuntive con la prima uscita di Spirale di fede perché si tratta di una macchina più alta. La differenza tra noi e il centro storico è invece legata alla presenza o meno dei ciuffi. Poi, per quanto riguarda cuore e passione non cambia nulla tra nessuna delle tre. Lavoriamo tutti per far avvicinare il più possibile i ragazzi al trasporto e soprattutto lavoriamo per dare più facchini possibili alla macchina del 3 settembre”.
Viterbo – Pino e Angelo Loddo
Pino Loddo, qual è il suo rapporto con il padre e come ha vissuto, da figlio, i suoi 50 anni da capofacchino?
“L’ho vissuto in tutte le fasi, da mini facchino a guida. Io e mio padre siamo molto legati e abbiamo fatto sempre tutto insieme, e lui si è fidato ogni volta dei miei consigli nel corso degli anni. Dalle modifiche alla formazione ai cosiddetti ‘acquaroli’, cioè le persone che accompagnano i ragazzi con l’acqua, fino alle sfilate e allo staff medico. Poi Linda Natalini ha dato vita ad una vera e propria formazione. Mio padre è stato sempre un uomo molto deciso e con me c’è stato un rapporto di grande confronto. E insieme abbiamo lavorato affinché i trasporti fossero il più sicuri possibile”.
La minimacchina sarà sempre la stessa anche nel 2024?
“Sì, Armonia celeste rimarrà in campo fino al 2026. Molto probabilmente già dal prossimo anno inizieremo le ricerche per la nuova macchina. Partire con un po’ di anticipo rispetto al previsto è fondamentale”.
Qual è invece il suo rapporto con il quartiere Pilastro?
“Per me il Pilastro è la vita. Sono nato e cresciuto lì. Da 8 anni mi sono trasferito, ma ogni volta che rientro e scendo dalla macchina per fare una passeggiata incontro sempre l’anziano che ti chiama per salutarti oppure l’amico o il ragazzo figlio di un amico che ti avvicinano per fare due chiacchiere. Il paese è rimasto un paese all’interno della città. Un paese dove trovi tutti i servizi. Un posto dove, se vado a pranzo dalla mia famiglia, poi non posso non passare al bar a prendere un caffè”.
Santa Rosa e il Sodalizio, cosa rappresentano per lei?
“Con Santa Rosa, il mio, è stato sempre un rapporto personale. Vado al Santuario da solo e sono legatissimo alla mia patrona. Chi ha fede in Santa Rosa, secondo me, la dovrebbe vivere nel suo intimo silenzio, senza alcuna spettacolarizzazione. E vivere il rapporto con Santa Rosa significa sempre fare qualcosa per Santa Rosa. Vale a dire impegnarsi nel sociale e dare una mano a chi ne ha bisogno. Con il Sodalizio, poi, il legame è straordinario. Massimo Mecarini è pilastrino e io sono cresciuto vicino a lui, dentro casa sua, imparando tanto. Con il fratello siamo andati a scuola insieme. Sandro Rossi è un capofacchino stratosferico, e soprattutto è un uomo che sa darti i giusti consigli senza mai interferire con il tuo lavoro. E sai che se hai bisogno di qualcosa, Sandro c’è, così come quando abbiamo avuto bisogno di aiuto il Sodalizio c’è sempre stato. Ed io sarò un capofacchino a disposizione del Sodalizio”.
Angelo Loddo
Quale sarà il suo programma da capofacchino da adesso in poi?
“La prima cosa che faremo è metterci subito al lavoro per organizzare il Natale del minifacchino per la metà di dicembre. Per quanto riguarda invece il prossimo trasporto ho già messo sul tavolo del presidente del comitato, Stefano Caciola, alcuni cambiamenti. A partire dalle prove di portata. Finora si faceva un mese di prove dove i ragazzi marciavano tutti quanti insieme, poi l’ultima settimana si provava la base. Per evitare però che i ragazzi si stanchino, molti di loro sono piccoli, i primi 15 giorni di agosto faremo le prove di marcia e dopo Ferragosto ci concentreremo sulla formazione della macchina, con la base e le misure. Infine, gli ultimi quattro giorni i facchini verranno tutti riuniti per le prove generali. Un po’ come se fosse un piccolo esercito diviso per settori dove ogni settore farà le prove muovendo dalle proprie competenze fino alla prova generale da fare tutti quanti insieme. Un’impostazione che servirà a far capire ai ragazzi che si tratta di un vero e proprio impegno, ciò significa che verrà premiato il merito. Chi verrà alle prove fin dall’inizio otterrà i posti migliori sotto la macchina. Chi arriverà l’ultimo giorno prenderà il posto che è rimasto. Si terrà inoltre conto anche della partecipazione alle attività che il comitato organizzerà durante tutto l’anno”.
Ci sarà anche un vice capofacchino?
“L’ordinamento del trasporto della minimacchina del Pilastro non lo prevede. Ma nominerò sicuramente una persona di fiducia che in caso di necessità o di mia assenza dovrà sostituirmi. Mio fratello Massimo è una persona molto indicata per svolgere questo ruolo. E sarà sicuramente una persona che mi seguirà lungo tutta questa avventura. Per il resto, la figura del vice capofacchino non esiste. C’è solo il capofacchino che decide e il presidente del comitato che è il supervisore di tutto”.
Viterbo – Angelo Loddo
Il presidente del comitato del centro storico, Gianni Baiocco, ha detto che la minimacchina non deve più avere distinzioni di natura religiosa. Lei è d’accordo?
“Personalmente credo che il trasporto della minimacchina sia una dimostrazione di fede e di devozione verso Santa Rosa. Fede e devozione che però ha anche un ragazzo di un’altra religione. Fede e devozione verso il Dio in cui crede. E al Dio in cui crede può lo stesso dedicare lo sforzo, l’impegno e il trasporto della minimacchina. Non solo, ma viviamo in una società multietnica, e fare avvicinare tutti i ragazzi, di tutte le religioni, fa bene a tutti. Fa bene ai nuovi ragazzi che si avvicinano e fa bene ai ragazzi che già portano la minimacchina. Perché così gli insegniamo ad aprire le braccia, gli insegniamo i valori dell’accoglienza e del rispetto, senza distinzioni. Anzi, abbiamo tanto bisogno di culture diverse che sappiano intrecciarsi tra loro, per il bene comune. Quindi sì, sono d’accordo con le parole di Gianni Baiocco. Le minimacchine devono aprire le proprie porte a tutti coloro che hanno voglia di mettersi la divisa da facchino, dimostrando ai ragazzi che siamo tutti uguali, che portiamo tutti la stessa divisa. Santa Rosa è di tutti, senza alcuna distinzione religiosa”.
Se lei dovesse rivolgere una preghiera a Santa Rosa per Viterbo, cosa le chiederebbe?
“A Santa Rosa chiedere di fare di Viterbo una città più accogliente per chi ne ha bisogno, una città che si apra alla cultura, al di là delle sue stesse mura. Dopodiché chiederei a Santa Rosa che i nostri amministratori diano agli organizzatori dei trasporti la possibilità di lavorare con maggiore serenità. Sarebbe opportuno, anzi fondamentale, aprire degli uffici dedicati solo alle festività di Santa Rosa. Altrimenti stare dietro alla burocrazia è da impazzire”.
Daniele Camilli
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