Ubaldo Manuali
Viterbo – Potrebbe finire a processo prima della fine dell’inverno il netturbino Ubaldo Manuali, conquistatore per hobby di donne single e sulla quarantina agganciate sul web tramite ben sei profili social.
Non è il primo caso nella Tuscia: nel 2009 fu arrestato un radiologo di Capranica, dipendente di una clinica romana, condannato nel 2016 in primo grado a sette anni di carcere per avere violentato le sua vittime, dopo averle stordite con dei farmaci a base di benzodiazepine.
Manuali è l’operatore ecologico di Riano arrestato il 12 settembre e ai domiciliari dal 18, in un piccolo centro del litorale laziale, con l’accusa di violenza sessuale plurima e diffusione illecita di immagini a contenuto sessuale esplicito ai danni di tre donne.
Prima vittima una quarantenne di Capranica – curiosa coincidenza, lo stesso centro dove viveva all’epoca dei fatti il radiologo stupratore – che non si era accorta di nulla, scoperta dagli investigatori durante le indagini dopo avere acquisito le chat e i filmati sul telefonino del 59enne in seguito alla denuncia, a gennaio presso un commissariato capitolino, di una donna di Roma.
Si tratta di un’altra quarantenne, che si è fatta refertare all’ospedale San Pietro scoprendo di essere stata drogata dall’uomo conosciuto su Facebook con cui aveva trascorso la serata a casa sua, trovandoselo a sorpresa nel letto durante la notte. Uscita allo scoperto, ha rilasciato un’intervista a un quotidiano presentandosi con nome e cognome e mettendoci la faccia, come lei stessa ha detto, sottolineando: “Sono una vittima”. Come è noto, ha difeso invece il padre in televisione la figlia: “È’ uno che piace, è sempre stato circondato dalle donne”, ha detto.
A distanza di una settimana, intanto, mentre si moltiplicano le segnalazioni di vittime che avrebbero denunciato o sarebbero in procinto di denunciare, il presunto narcotizzatore-stupratore-filmatore, almeno ufficialmente, deve rispondere dei soli tre casi che gli sono stati finora addebitati per i quali, se dovesse protrarsi la misura cautelare, potrebbe dover rispondere di quai a pochi mesi al tribunale collegiale di Viterbo, qualora il pm Michele Adragna dovesse richiedere il giudizio abbreviato e il gip dovesse accordarlo.
Nel frattempo la difesa, che in seguito all’interrogatorio che si è tenuto davanti al gip la mattina di venerdì 15 settembre, dopo tre giorni nel carcere romano di Regina Coeli, il lunedì successivo ha ottenuto gli arresti domiciliari, non sarebbe orientata a ricorrere per ora al tribunale del riesame per un ulteriore alleggerimento o una revoca della misura.
Ubaldo Manuali
Il precedente nella Tuscia
Era il 14 ottobre 2016 quando il collegio del tribunale di Viterbo ha condannato a 7 anni di carcere un radiologo di Capranica che avrebbe imbottito di tranquillanti le sue vittime prima di approfittarne, drogandole con gocce di benzodiazepine nelle bevande, come avrebbe fatto Manuali.
Ha fatto storia il caso del radiologo, un uomo oggi 62enne di Capranica, in forza all’epoca in una nota clinica romana, arrestato nel 2009 dopo la denuncia di due donne, una baby sitter ucraina conosciuta in chat e un’albanese incontrata in treno, cui avrebbe estorto rapporti sessuali offrendo loro un caffè e un Campari corretti con gocce di benzodiazepine.
Nella sua casa gli investigatori sequestrarono una valanga di flaconi di psicofarmaci; sul suo computer iscrizioni non solo a innocui siti di incontri, ma anche a decine di chat a contenuto erotico e pornografico. Secondo la difesa un processo indiziario, senza nemmeno uno straccio di perizia psichiatrica: “Se fosse vero sarebbe una sorta di necrofilo, un mostro che ama fare sesso con le donne addormentate, un malato”.
Non un caso unico se, come è successo, a distanza di 14 anni dal suo arresto, è finito in carcere con accuse analoghe il netturbino Ubaldo Manuali.
Il radiologo, che aveva all’epoca dei fatti una figlia in tenera età, ne perse l’affido congiunto oltre a perdere il posto nella nota clinica romana dove lavorava. licenziato dopo quattro anni di sospensione nel pieno del processo celebrato al tribunale di via Falcone e Borsellino.
Durante l’interrogatorio davanti ai giudici del capoluogo, prima della sentenza, ammise di aver cercato frequentazioni femminili: “Ma perché cercavo una donna mia, per questo mi ero iscritto a diversi siti di incontri. E anche a un’agenzia matrimoniale, per serietà”.
Sul suo computer, però, furono trovate iscrizioni anche a decine di chat a contenuto erotico e pornografico.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY