Ubaldo Manuali
Viterbo – Lo aveva detto e lo ha fatto. Ha chiesto di essere sentita dal collegio a porte chiuse, durante l’udienza di ieri del processo, la vittima viterbese di Ubaldo Manuali, la prima ad essere narcotizzata, violentata e filmata dal netturbino 59enne di Riano che si vantava di assomigliare a Keanu Reeves.
“Chiederò di testimoniare a porte chiuse”, aveva anticipato la quarantenne di Capranica. È così è stato. Troppo forte per lei il senso di oppressione provato durante la testimonianza delle altre due vittime, troppo umiliante il ricordo dello shock subito quando la polizia le ha mostrato il video delle violenze subite di cui fino a quel momento non era a conoscenza.
Era settembre del 2022 quando fu abusata da Manuali, che aveva conosciuto su Facebook, dopo una cena insieme durante la quale, come le altre, sarebbe stata drogata con le benzodiazepine sciolte in una bibita. È stato grazie alla denuncia della romana Stefania Loizzi, nel gennaio del 2023, che le forze dell’ordine hanno cominciato a indagare, scoprendo sul telefonino dell’uomo i video condivisi con gli amici degli abusi sessuali commessi su altre due donne, entrambe evidentemente in stato di incoscienza, mentre nel suo caso l’uomo è stato incastrato dalle tracce biologiche rilevate in casa dalla scientifica.
La prima a cadere nella trappola del netturbino piacione, che si professava uomo di chiesa, si mostrava rispettoso e pieno di attenzioni, è stata la quarantenne di Capranica. Il successivo 10 dicembre è toccato a una donna di Alatri, in provincia di Frosinone. Il 15 gennaio 2023 a Stefania Loizzi, grazie alla quale è finito a processo per violenza sessuale plurima.
Per Manuali lo scorso 13 settembre si sono aperte le porte del carcere su richiesta del pm Michele Adragna della procura della repubblica di Viterbo. Il 59enne, tuttora agli arresti domiciliari a casa della sorella a Cerveteri, è così finito a processo col giudizio immediato davanti al collegio, difeso dagli avvocati Tiziana Ronchetti e Fabio De Luca.
Sia la vittima di Capranica che quella di Alatri hanno saputo dalla polizia, a distanza di mesi, cosa era capitato loro. La donna della provincia di Frosinone, ignara di quale fosse la ragione, il 6 giugno dell’anno scorso, si è presentata col compagno al commissariato capitolino dove era stata convocata e dove le è stato mostrato il video girato sei mesi prima da Manuali che la riguardava. “Quando mi sono vista a quel modo, – ha raccontato in udienza – ho avuto un malore. Ero vestita sopra e nuda sotto. Lui mi metteva le mani sotto. Quello che mi è rimasto impresso è il mio lamento, che non riesco a togliermi dalla testa”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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