Tuscania – (sil.co.) – Condanna a quattro anni per maltrattamenti e violenza sessuale confermata in secondo grado: la sentenza della corte d’appello di Roma arrivata nel tardo pomeriggio di giovedì, dopo appena un’ora di camera di consiglio per decidere due processi, ha fatto seguito a un’udienza fiume nel corso della quale il procuratore generale Marcello Monteleone e il difensore Marco Russo si sono battuti per la rinnovazione dell’istruttoria.
Imputato un imprenditore 43enne di Tuscania, accusato di avere schiavizzato e segregato nell’agriturismo di famiglia una cinquantenne d’origine dominicana che lo ha denunciato nel 2015 e si è costituita parte civile con l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta. La sentenza di primo grado del collegio del tribunale di Viterbo, presieduto dal giudice Elisabetta Massini, risale al 25 gennaio 2022. Il processo d’appello si è chiuso il 21 settembre con la conferma della condanna nonostante la stessa procura generale abbia concluso chiedendo l’assoluzione dell’imputato.
Solo la difesa ha parlato per oltre due ore, con l’avvocato Marco Russo che ha prodotto dei motivi aggiunti, ovvero la sentenza di assoluzione dell’ex marito della cinquantenne, finito anche lui a processo in seguito a una analoga denuncia della donna per maltrattamenti e violenza sessuale, con un capo d’imputazione definito “speculare”, con “accuse identiche” a quelle nei confronti del 43enne di Tuscania.
“Il procuratore generale Monteleone si è alzato ringraziando la difesa e sottolineando come i motivi aggiunti sollevassero un enorme dubbio, per cui, per accertare la verità, ha preliminarmente chiesto di riaprire l’istruttoria, disponendo un accertamento clinico sulle capacità della parte offesa, documentandone anche da un punto di vista sanitario le condizioni e previo riascolto della stessa per ulteriori chiarimenti, come avevo chiesto in sede di richiesta di rinnovamento dell’istruttoria dibattimentale”, spiega l’avvocato Russo.
“A quel punto il tribunale, cui il procuratore generale ha chiesto di pronunciarsi sulla richiesta preliminare di rinnovazione istruttoria, ha risposto che sarebbe stata valutata unitamente ai motivi nel merito, al che il procuratore ha replicato che nel dubbio, senza un approfondimento, chiedeva allora l’accoglimento dei motivi di appello, contenuti nel ricorso di novanta pagine presentato dalla difesa, concludendo per la richiesta di assoluzione”, sottolinea il legale dell’imputato.
Nel dubbio, insomma, il procuratore generale ha chiesto l’assoluzione in secondo grado del 43enne, rigettata dai giudici d’appello che hanno confermato invece la condanna a quattro anni di reclusione.
La corte si è presa novanta giorni per il deposito delle motivazioni, dopo le quali la difesa potrà ricorrere per cassazione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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