Regione Lazio – Nei riquadri l’ex dirigente Flaminia Tosini e l’imprenditore Valter Lozza
Roma – (sil.co.) – Discariche in cambio di gioielli e viaggi, ulteriormente “raffinato” il capo d’imputazione, mentre l’ex dirigente viterbese della regione Lazio torna a difendersi davanti al collegio del tribunale di Roma.
Dopo il colpo di scena di fine ottobre dell’ampliamento del capo d’imputazione con l’aggravante della turbativa d’asta, l’altro ieri è stata nuovamente rinviata, ad anno nuovo, l’attesa discussione del pm, inizialmente prevista per l’autunno, del processo all’ex dirigente regionale del settore rifiuti Flaminia Tosini e all’imprenditore del ramo Valter Lozza finiti al centro di un’inchiesta della procura di Roma per corruzione.
Nel corso dell’udienza i difensori hanno sollevato una eccezione in due punti sulla modifica del capo d’imputazione relativo alla corruzione, ampliato facendoci rientrare fatti relativi alla turbativa. “Il primo punto, che non è stato accolto, è che a nostro parere non si potesse fare in quanto a seguito di giudizio immediato, mentre è stato accolto il secondo, relativo alla genericità, per cui il pm è stato invitato a precisare il capo d’imputazione”, spiegano gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Arianna Morelli, che assistono l’ex dirigente regionale Flaminia Tosini.
Se ne sono andati così una quarantina di minuti della lunga udienza, che si è protratta fino al tardo pomeriggio di mercoledì, dopo di che, in virtù sempre della modifica e rifinitura del capo d’imputazione, le difese hanno chiesto al collegio una integrazione istruttoria, che si è sviluppata nell’ascolto di una intercettazione, in una ulteriore produzione documentale e in ulteriori spontanee dichiarazioni da parte dell’imputata Tosini sui cosiddetti “codici a specchio”, che sono una particolare forma di classificazione dei rifiuti.
Per sapere cosa ha intenzione di chiedere l’accusa, insomma, c’è da aspettare il 2024. Tosini e Lozza finirono agli arresti domiciliari oltre due anni e mezzo fa, il 16 marzo 2021 per concussione, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente in concorso. Per loro fu accolta la richiesta di giudizio immediato.
Noto alle cronache anche come “Malagrotta bis”, il processo vede imputati l’imprenditore Valter Lozza nelle sue vesti di patron dei siti di Civitavecchia e Roccasecca e Flaminia Tosini, cui era legato da rapporti di amicizia, nelle sue vesti di dirigente del settore alla Regione Lazio. Al riguardo, la stessa Tosini, rilasciando spontanee dichiarazioni invece di sottoporsi a esame, aveva sottolineato come le decisioni che venivano prese, in merito alle autorizzazioni per le discariche nel Lazio, fossero condivise con l’allora amministrazione guidata da Nicola Zingaretti.
“Sembra che ero soltanto io a decidere, come se fossi il genio del male. Ma insieme a me c’era anche il presidente della Regione Lazio, il vicepresidente, l’assessore alla sanità, ma anche uffici ministeriali”, ha detto in aula lo scorso settembre Flaminia Tosini, che come il coimputato ha preferito le spontanee dichiarazioni all’interrogatorio.
Anche Valter Lozza, difeso dall’avvocato romano Cesare Placanica, fornendo la sua versione, avrebbe parlato di “amicizia nata per esigenze di confronto, su esigenze date da questo lavoro difficile”, sottolineando l’inesistenza di benefici per le sue aziende dovuti a quella relazione. Tanto che “a Roccasecca” dove la Mad, sua società, aveva una discarica, “un ampliamento da un milione di metri cubi non è stato autorizzato” causando così perdite di profitto per milioni di euro.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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