Viterbo – “Nessuna violazione di legge, nessun falso, nessun abuso d’ufficio, in questa vicenda semmai sono parte offesa”, dice l’attuale prefetto di Terni e prefetto di Viterbo fino a maggio 2022 Giovanni Bruno, tramite il difensore Enrico Valentini. Il giorno dopo la rivelazione della richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura della repubblica di Viterbo, lascia che a parlare sia il suo avvocato. Al centro le vicende del voto a Corchiano e delle nozze “Covid” a Soriano nel Cimino.
L’ex prefetto di Viterbo Giovanni Bruno
“Il mio assistito è assolutamente tranquillo, avendo la consapevolezza di non avere commesso niente di antigiuridico in nessuno dei due episodi che gli vengono contestati”, ribadisce il suo legale, che sta preparando la difesa in vista della prossima udienza, dopo il rinvio per difetti di notifica.
Giovanni Bruno, imputato di falso e abuso d’ufficio in concorso, è comparso 21 dicembre davanti al gup Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo dopo la richiesta di rinvio a giudizio dei sostituti Michele Adragna e Massimiliano Siddi per la presunta autorizzazione “mascherata” di un ricevimento nuziale a Soriano nel cimino il 24 aprile 2021 (quando era vietato in quanto il Lazio zona arancione, per contrastare la pandemia di Covid 19) e per avere “forzato” il riconteggio delle schede delle amministrative di Corchiano del 4 ottobre 2021 (omettendo la proclamazione del vincitore Gianfranco Piergentili e constatando la necessità del ballottaggio).
L’avvocato Enrico Valentini
Voto Corchiano
Nell’ambito della vicenda del riconteggio delle schede delle elezioni amministrative di Corchiano del 4 ottobre 2021, secondo le conclusioni del pm Siddi, Bruno avrebbe effettuato “una telefonata al maresciallo dei carabinieri in servizio presso il seggio, ordinandogli di passargli il presidente della prima sezione”, al quale avrebbe “ordinato perentoriamente” di “procedere a un nuovo scrutinio di tutte le schede asserendo che il vantaggio del candidato Piergentili fosse di soli due voti”.
“Lei deve fare quello che dico io”, avrebbe quindi detto il prefetto Giovanni Bruno nel corso di una seconda conversazione telefonica al presidente della prima sezione, che gli aveva palesato la contrarietà dei tre presidenti all’effettuazione di un nuovo scrutinio (che implicava la riapertura dei plichi sigillati ed una nuova valutazione delle schede), dandogli “l’ordine illegittimo di procedere a un nuovo scrutinio”.
“Condotta abusiva”, secondo il pm Massimiliano Siddi, che costringeva i presidenti delle tre sezioni a interrompere l’adunanza dei presidenti già in corso, ad astenersi dalla proclamazione del candidato Piergentili, risultato legittimamente eletto sulla base dei voti formalmente validi risultanti dai verbali di scrutinio delle singole sezioni, a riaprire i plichi giù sigillati contenenti la documentazione di voto delle singole sezioni, ad effettuare un nuovo scrutinio delle schede sulla base del quale veniva modificata la valutazione di una di esse già attribuita nel corso del primo scrutinio al candidato Piergentili come voto valido e non soggetta a procedura di contestazione in favore del candidato Bengasi Battisti.
“La spiegazione è assolutamente semplice – spiega per l’imputato l’avvocato Valentini – il prefetto, chiamato da uno di una lista perché c’era aria di ‘tafferugli’ in seguito a un voto di differenza tra le liste, ha agito in assoluta buona fede, chiamando la sua vice che gli ha spiegato come il problema fosse na presunta irregolarità in una scheda, quindi ha informato il colonnello dei carabinieri, temendo che la situazione potesse degenerare, onde ottenere dei rinforzi, nonché il maresciallo dei carabinieri di servizio, facendosi passare il presidente di seggio cui, vista la differenza di un voto, dice di ricontare, al che è emerso un errore nell’attribuzione di una scheda”.
“Ma dov’è l’abuso di ufficio? Non voleva né danneggiare Piergentili, né favorire Battisti”, sottolinea il difensore del prefetto Bruno.
Per l’accusa il prefetto avrebbe fatto “modificare il verbale di adunanza dei presidenti delle sezioni, sia nella parte relativa alla proclamazione, già compilata in favore del candidato Piergentili, aggiungendo la compilazione della parte nella quale si ravvisava la necessità, stante il risultato di parità, di procedere al ballottaggio, omettendo di dare atto che tale risultato di parità era scaturito da un nuovo scrutinio ordinato da Bruno, sia rettificando le cifre relative ai voti rispettivamente riportati dai candidati sindaco”.
Dopo la riapertura del pico già sigillato, inoltre, avrebbe modificato il “verbale delle operazioni dell’ufficio elettorale di sezione – sezione n.1 sia nella parte relativa al complesso dei voti validi attribuiti a ciascun candidato, sia aggiungendo una pagina nella “quale si attestava, contrariamente al vero, che si era proceduto al riconteggio delle schede di tutte le sezioni”, a seguito della richiesta avanzata dai rappresentanti della lista n.2, omettendo di dare atto che il nuovo scrutinio era stato invece disposto esclusivamente per ordine di Bruno, in tal modo determinando l’alterazione del risultato legittimamente scaturito dal primo scrutinio, dovuta sia alla predetta omissione della proclamazione del candidato risultato vincitore sulla base dei voti validi, sia alla formale constatazione della necessità del turno di ballottaggio”.
I due candidati sindaci Gianfranco Piergentili e Bengasi Battisti
Nozze Soriano nel Cimino
“Nel caso del famoso ‘matrimonio’ – spiega il legale Valentini – il prefetto Bruno aveva autorizzato uno shooting fotografico al Parco dei Cimini di Soriano nel Cimino dove, surrettiziamente, senza che lui sapesse niente, è stato fatto un ricevimento nuziale. Ma quel provvedimento, fatto secondo le norme vigenti relative al contenimento della pandemia, proprio per andarlo a controllare, era stato mandato a tutti coloro che potevano controllare, cioè ai carabinieri, alla questura, al comune, alla provincia, alla questura. Di quello che hanno fatto, Giovanni Bruno non era assolutamente a conoscenza né tantomeno aveva alcunché di approvazione”.
A dare il via alle indagini della procura sul “pranzo di nozze proibito” sarebbe stata una informativa di reato del comandante della polizia locale di Soriano nel Cimino, in seguito alla quale è stato aperto un fascicolo dal pm Michele Adragna giunto alla conclusione che Bruno abbia agito “in spregio delle norme di legge che regolano in modo specifico i poteri e l’esercizio delle funzioni prefettizie”.
Secondo l’accusa, il prefetto avrebbe formato un atto “non previsto da alcuna disposizione normativa e comunque contrario alle regole di condotta e alla disciplina di contenimento”, autorizzando la società agricola a “dare la disponibilità di spazi all’aperto, giardini, porticati e di ogni sua pertinente struttura” in favore di un cliente. “Un atto prefettizio fondato su un falso oltre che inconferente presupposto, ovvero la richiesta dei gestori della società agricola tesa a dissimulare l’organizzazione nel luogo, a fini di lucro, di un ricevimento matrimoniale”.
Silvana Cortignani
– Nozze durante la pandemia ed elezioni a Corchiano, indagato il prefetto Giovanni Bruno
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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