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Tribunale - Tra i testimoni persone sentite finora solo dagli investigatori - Saranno ascoltati in aula anche la coppia di sposi Covid e chi era al seggio di Corchiano - VIDEO

Ex prefetto Giovanni Bruno e imprenditori a processo, le difese: “Pronti a dare battaglia”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Il prefetto Giovanni Bruno

Viterbo – Il prefetto Giovanni Bruno

L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato Enrico Valentini

L'avvocato Giovanni Bartoletti

L’avvocato Giovanni Bartoletti

Luigi Mancini

Luigi Mancini

Viterbo – Ex prefetto rinviato a giudizio per falso con due imprenditori, pronte a dare battaglia in aula le difese di Giovanni Bruno, Stefano e Lorella Caporossi, assistiti rispettivamente dagli avvocati Enrico Valentini, Giovanni Bartoletti e Luigi Mancini, tutti del foro di Viterbo.

“Sotto il rullo compressore non ci vado, sono pronto a difendermi”, ha commentato lo stesso imputato illustre lasciando il tribunale. 

Giovedì pomeriggio il gup Fiorella Scarpati, disponendo il non luogo a procedere per il reato nel frattempo depenalizzato di abuso di ufficio, ha fissato per l’8 maggio davanti al giudice monocratico Giovanna Camillo l’udienza di ammissione prove del processo.  

Particolarmente nutrite si preannunciano le liste testimoniali, con molti testi in comune ad accusa e difesa, che in sede di dibattimento potrà interrogare le persone sentite finora solo dagli investigatori. 

Al centro, come è noto, vicende risalenti  a quattro anni fa, che saranno già diventati cinque da qui alla prima udienza, ovvero il ricevimento di nozze “proibito” risalente al 24 aprile 2021 durante la pandemia e il riconteggio delle schede delle elezioni per il sindaco di Corchiano del 4 ottobre 2021.

Bruno, nato a Messina 63 anni fa, è rimasto alla guida della prefettura di Viterbo dal 20 novembre 2017 al 2 maggio 2022. Le indagini, coordinate dai pm Michele Adragna e Massimiliano Siddi, si sono chiuse a inizio primavera del 2023. 

“Nessuna violazione di legge, in questa vicenda semmai Giovanni Bruno è parte offesa”, torna a dire l’avvocato Valentini. “Relativamente, in particolare, alle elezioni di Corchiano – prosegue il legale – non ha ‘forzato’ il riconteggio delle schede, omettendo la proclamazione del vincitore e constatando la necessità del ballottaggio”. 

“La spiegazione è assolutamente semplice – spiega Valentini – il prefetto, chiamato da uno di una lista perché c’era aria di ‘tafferugli’ in seguito a un voto di differenza tra le liste, ha agito in assoluta buona fede, chiamando la sua vice che gli ha spiegato come il problema fosse una presunta irregolarità in una scheda, quindi ha informato il colonnello dei carabinieri, temendo che la situazione potesse degenerare, onde ottenere dei rinforzi, nonché il maresciallo dei carabinieri di servizio, facendosi passare il presidente di seggio cui, vista la differenza di un voto, dice di ricontare, al che è emerso un errore nell’attribuzione di una scheda”.

Il difensore di Stefano Caporossi, avvocato Giovanni Bartoletti, sostiene da sempre  che il suo assistito “non ha partecipato all’organizzazione dell’evento né è stato presente allo stesso”.

Protagonista una coppia di sposi – anche loro testimoni al processo – che, “per superare le restrizioni imposte all’emergenza sanitaria” secondo l’accusa avrebbe chiesto a un amico che aveva un’attività imprenditoriale con partita Iva di “inoltrare alla struttura una richiesta, indicando come causale e scopo della richiesta disponibilità lo svolgimento di un meeting aziendale”. 

Caporossi, come è noto, è accusato in concorso con l’ex prefetto. “Non vi è in atti la benché minima prova che abbia potuto accordarsi con l’allora prefetto per realizzare un matrimonio al posto dell’evento che era stato autorizzato – dice al riguardo l’avvocato Bartoletti – la circostanza che tra i due indagati vi fosse una buona amicizia, in mancanza di ulteriori evidenze, non può costituire di certo la prova di un pactum sceleris”.

Quindi sottolinea: “Dal quadro probatorio emerge l’esatto opposto. Dai tabulati telefonici, infatti, è risultata l’assenza di chiamate tra gli indagati nel periodo a cavallo dei fatti di cui al capo d’imputazione”.

“Se vi fosse stato un accordo tra gli indagati – sottolinea Bartoletti – risulterebbe davvero irragionevole la trasmissione del provvedimento da parte del prefetto a tutti gli organi istituzionali addetti per legge ad effettuare i controlli in materia anti-Covid. L’invio dell’autorizzazione a questura, comando provinciale carabinieri, comando provinciale guardia di finanza e comando di polizia locale di Soriano nel Cimino avrebbe, con estrema probabilità, condotto – come di fatto è stato – alla verifica del rispetto dei protocolli e della normativa anti Covid”.

Silvana Cortignani



Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 ottobre, 2024

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