Un’auto della polizia – foto d’archivio
Viterbo – (sil.co.) – È stato condannato a 11 mesi di reclusione per furto e resistenza a pubblico ufficiale il ladro di profumi che lo scorso settembre ha fatto “razzia” di sei confezioni, per un valore di circa 50 euro, alla farmacia vicino alla Cittadella della salute di via Enrico Fermi.
L’accusa aveva chiesto per l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, una condanna a un anno e mezzo di carcere. Ma gli è stata riconosciuta la lieve entità del furto.
Si tratta del pregiudicato 33enne viterbese che attorno alle 18 dello scorso 25 settembre, un lunedì, ha messo a segno un furto alla farmacia vicino alla questura e alla cittadella della salute per un bottino di cinquanta euro in profumi, sei confezioni in tutto, sottratte da un espositore davanti al bancone, scagliandosi contro i poliziotti intervenuti in seguito all’allarme, motivo per cui doveva rispondere anche di resistenza a pubblico ufficiale.
Fermato dalla volante mentre cercava di far perdere le sue tracce, si sarebbe sdraiato in mezzo alla strada all’ora di punta vedendosi perso, opponendo strenua resistenza ai quattro agenti intervenuti, prendendoli prima a calci e pugni per non farsi fermare e poi scatenando la sua furia, una volta caricato a bordo dell’auto di servizio per essere condotto in caserma, prendendo a calci e testate l’interno della vettura.
Quando è stato bloccato, il ladruncolo avrebbe avuto un taglio in fronte e una ferita alla bocca, da cui avrebbe perso sangue, essendogli saltati tre denti, necessitando dell’intervento dei sanitari. Il 33enne fu rimesso in libertà col solo obbligo di firma dopo la convalida dell’arresto.
Ieri l’imputato è comparso davanti al giudice Alessandra Aiello che, sentiti accusa e difesa, lo ha condannato a undici mesi di reclusione, escludendo l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede e riconoscendo l’attenuante della lieve entità e la continuazione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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