Ronciglione – Smascherate dalla videosorveglianza le presunte “frottole” dette al pm da nonna Mirella Iezzi sul rientro a casa del nipote Andrea Landolfi e della fidanzata Maria Sestina Arcuri per coprire il nipote femminicida. L’anziana avrebbe mentito durante l’interrogatorio fiume di otto ore dell’8 marzo 2019 in procura. È stata nel frattempo rinviata all’estate l’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio per false dichiarazioni al pm, abbandono di minore e omissione di soccorso.
Mirella Iezzi è la nonna 84enne di Andrea Landolfi Cudia, il pugile e operatore sociosanitario 35enne romano assolto in primo grado e poi condannato a 22 anni di carcere per il femminicidio della fidanzata nei due successivi gradi di giudizio, in via definitiva lo scorso 9 novembre dalla cassazione. La donna ha sempre sostenuto l’innocenza del nipote e la tesi della caduta accidentale dalle scale della coppia, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.
Era il 12 febbraio di cinque anni fa quando i carabinieri del nucleo investigazioni scientifiche entrarono nell’appartamento di Mirella Iezzi, al civico 7, interno 4, di via Papirio Serangeli a Ronciglione. Il sopralluogo andò avanti per più di sei ore. “Mia madre – disse la figlia Roberta, madre di Landolfi – ha visto Andrea e Sestina cadere dalle scale. È una donna di ottanta anni, ha visto e non può mentire”.
Tribunale – Mirella Iezzi davanti al pm durante l’interrogatorio dell’8 marzo 2019
Troppe cose in dieci minuti. Un mese dopo Mirella Iezzi è stata sentita in procura. Tutto, secondo quanto emerso nel corso del processo, sarebbe accaduto nell’arco di una decina di minuti: la coppia rientra a casa all’1,50 e la nonna esce attorno alle due, per recarsi a piedi al vicino ospedale Sant’Anna nel cuore della notte. In quei “soli” dieci minuti, secondo la procura, Mirella Iezzi avrebbe in sostanza concentrato troppe cose per essere credibile.
Le “bugie” sugli orari. Per prima cosa il pm le contestò di avere dato false indicazioni sull’orario di rientro a casa della coppia, verso le 22,30 e poi verso mezzanotte e mezza, quando in realtà i filmati della videosorveglianza dicono attorno all’1,50. “Allora, come sono andate quella sera le cose?”, le chiese il pm. “Sono entrati, Andrea è andato di sopra a cambiare il bambino e a metterlo a letto, mentre io e Sestina siamo rimasti giù 5-10 minuti a parlare”, rispose lei. “Assolutamente no”, replicò il pm, mettendola sulla difensiva. “Io c’ho parlato con Sestina”, insistette Mirella. Il pm: “Signora, ma saranno stati 5 secondi”.
La dinamica della caduta. Il pm: “Poi che cosa è successo?”. Lei li avrebbe sentiti in cima alle scale che parlavano: “Tutto insieme me li sono visti cadere, scivolare giù (…) ho visto mio nipote scendere e battere (…) erano tutti e due sdraiati (…) mio nipote stava tra il muro e il camino, e Sestina vicina a lui (…) sono scivolati insieme (…) forse Andrea era più propenso verso Sestina (…) Sestina era proprio dritta (…) quando sono caduti, sono caduti dritti, con la faccia su. Io li ho visti a metà scala venire giù (…) proprio una scivolata forte, un secondo è stato”.
Tribunale di Viterbo – Andrea Landolfi in aula il giorno della sentenza di assoluzione in primo grado
L’unica volta di nonna Mirella in aula. Al processo di primo grado, nonostante volesse essere interrogata, sono state acquisite le 80 pagine di verbale dell’interrogatorio, che è stato anche videoregistrato. Mirella Iezzi è stata ascoltata una sola volta in aula, il 1 dicembre 2022, quando il processo d’appello è entrato nel vivo con la sua testimonianza. “Mio nipote non mi ha picchiato, mi ha spostato per soccorrere Sestina”, disse la nonna, parlando delle lesioni che secondo l’accusa le avrebbe provocato il nipote la notte della tragedia. Sarebbe caduta alcuni giorni prima della notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019. La procura, dopo l’assoluzione da parte della corte d’assise del tribunale di Viterbo, chiedeva la condanna per omicidio volontario e omissione di soccorso, ottenuta il successivo 21 dicembre per Landolfi. La difesa chiedeva invece la riforma della condanna a quattro anni per lesioni personali gravi alla nonna.
“Le costole non me le ha rotte Andrea”. Quella notte Andrea l’avrebbe scansata per soccorrere lui Sestina, quindi l’anziana, cardiopatica, si sarebbe recata prima all’ospedale di Ronciglione e il giorno successivo presso un nosocomio capitolino, facendo solo successivamente, presso un laboratorio privato, la lastra da cui è emersa la frattura di alcune costole, con una prognosi superiore a 40 giorni. “Mio nipote non è che mi ha picchiato o dato una botta, mi ha spostato e basta. Sì, mi ha fatto male, ma ero anche già caduta giorni prima. Le costole non me le ha rotte mio nipote”, ha detto Mirella Iezzi, cui la procura di Viterbo non ha mai creduto.“Hanno sporcato me e mio nipote in tutte le maniere, ma non è vero niente, perché io ho raccolto Andrea e Sestina, tutti e due. Sestina stava bene. C’è una testimone che la mattina alle sei ha sentito parlare Andrea con Sestina”, ha sempre sostenuto Mirella Iezzi.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.