Giancarlo Mazza e Mirko Giuggiolini
Viterbo – “Chiediamo un servizio pubblico per la transizione di genere erogato dalla Asl”.
Sportelli antidiscriminazione, tavolo permanente tra enti locali e associazionismo queer, carriere alias in tutte le scuole e servizio di transizione di genere. Sono soltanto alcune delle rivendicazioni politiche avanzate da Giancarlo Mazza e Mirko Giuggiolini e che accompagneranno il TusciaPride del primo giugno a Viterbo.
Giancarlo Mazza
“Chiediamo – spiegano infatti Mazza e Giuggiolini dell’associazione TusciaPride – sportelli antidiscriminazione in tutti i comuni della provincia e all’università, così come l’istituzione di un tavolo permanente tra l’associazionismo queer, i comuni, la provincia, la Asl, le scuole e l’Unitus. Perché i problemi della comunità queer e trans sono in continua evoluzione, come quelli di una qualsiasi altra persona. Ed è giusto avere un luogo fisico dove dialogare, avanzare proposte e potersi confrontare. Altrettanto importante è poi la carriera alias in tutte le scuole, perché ogni identità è valida ad ogni età e la scuola dovrebbe essere il primo luogo dove poter esprimersi liberamente”.
La carriera alias nelle scuole permette di modificare il nome anagrafico con quello di elezione nel registro elettronico, negli elenchi e in tutti i documenti interni a un istituto aventi valore non ufficiale.
Tusciapride ha tenuto il suo primo congresso a febbraio confermando alla presidenza dell’associazione Giancarlo Mazza e alla vice presidenza Mirko Giuggiolini. In quell’occasione è stata anche lanciata la manifestazione del primo giugno a Viterbo. “Il primo TusciaPride – ha dichiarato Giuggiolini – per dare voce alla gioia, alla rabbia e ai desideri di tutte le persone queer e trans del nostro territorio”.
Viterbo – Mirko Giuggiolini
“Inoltre – concludono Mazza e Giuggiolini – una grave mancanza è l’assenza di un servizio pubblico per la transizione di genere erogato dalla Asl. Le persone trans della Tuscia che vogliono intraprendere un percorso di transizione di genere sono costrette ad andare a Roma. Qui a Viterbo non c’è un luogo o un centro privato che offra i servizi necessari in grado di assistere una persona nel percorso di transizione. Riteniamo inconcepibile che una persona debba farsi un’ora e mezzo di macchina o due e mezzo di treno per esprimere appieno la propria identità e per concretizzarla”.
Daniele Camilli
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