L’assessore alla cultura Alfonso Antoniozzi e la consigliera comunale Maria Rita De Alexandris
Viterbo – Pubblichiamo una riflessione del vicesindaco Alfonso Antoniozzi sul Tusciapride – Immaginate, se lo potete, una società in cui buona parte degli esseri umani consideri l’eterosessualità una deviazione inaccettabile, da emarginare e da reprimere. Una società in cui un uomo che ami una donna o una donna che ami un uomo siano relegati, nel pensiero collettivo, a una condizione di marginalità. Dove un uomo e una donna che vogliono sposarsi devono accontentarsi, senza motivazioni plausibili, di un’unione civile.
Una società in cui la cultura dominante è intrisa di simboli, arte e letteratura che esaltano l’amore non eterosessuale. In cui per gli eterosessuali sono stati inventati dei nomignoli dispregiativi. Una società in cui le coppie eterosessuali per carità, vanno bene e tutto ma basta che non ostentino la loro situazione, bisogna che mantengano un’apparenza di conformità alle norme Lgbtqi+.
Viterbo – Il vicesindaco e assessore alla cultura Alfonso Antoniozzi
Una società in cui gli eterosessuali abbiano bisogno di un Etero Pride per riconoscersi, sostenersi, aiutarsi reciprocamente. In cui, a qualche latitudine del mondo, la legge vieti qualsiasi manifestazione pubblica di affetto eterosessuale, punibile con la rieducazione forzata in centri specializzati. Nei casi più estremi, con la morte. In cui questi centri utilizzano tecniche psicologiche avanzate per “correggere” l’orientamento sessuale delle persone e farle conformare agli standard della società.
Una società in cui le scuole inculcano, direttamente o indirettamente, fin dall’infanzia che l’eterosessualità è una forma di amore inferiore e non naturale. In cui i programmi educativi promuovono esclusivamente modelli di famiglia Lgbtqi+ passando sotto silenzio le relazioni eterosessuali. Una società in cui la discriminazione verso gli eterosessuali arrivi a portare gravi conseguenze psicologiche. In cui il semplice gesto di tenersi per mano o scambiarsi un bacio in pubblico costringa ogni volta a guardarsi intorno, per accertarsi di essere in un posto sicuro.
Viterbo – Il TusciaPride sfila per le vie del centro storico
Immaginate di vivere tutta la vita in questa società, sulla cui descrizione potrei tranquillamente dilungarmi ma che ho riassunto per ragioni di brevità. Difficile riuscire a farlo. Eppure, a ruoli invertiti, è esattamente questa la società in cui vive la comunità Lgbtqi+.
L’atto vandalico contro le installazioni del Tuscia Pride è la riprova che questa società, che immagino – a ruoli invertiti – faccia orrore a chiunque legga, è purtroppo ancora esattamente la società in cui una persona Lgbtqi+ si ritrova a lavorare, pensare, agire, amare ogni giorno della sua vita. Ed è la riprova che in questa società e anche in questa città un Pride è necessario, non certamente in nome dell’omologazione alla rovescia immaginata da me in queste righe, ma per la costruzione di una città, di un Paese, di un mondo in cui ogni dissenso, sempre lecito e addirittura benvenuto in una democrazia, si espliciti sempre e comunque in forme civili. Ma soprattutto, di un mondo in cui tutti possano un giorno vivere liberamente e con dignità, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
Alfonso Antoniozzi
Vicesindaco e assessore alla cultura del comune di Viterbo
Multimedia: Fotogallery: Il corteo – Oltre 3mila cittadini al primo TusciaPride della città dei papi – Video: La manifestazione
– Oltre 3mila cittadini al primo TusciaPride
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY