Viterbo – Alla guida con patenti fai-da-te firmate col sangue, sono adepte della setta di “donna viva”. Per loro Trump è morto nel 2020 e Putin nel 2009.
Riprenderà nel frattempo la prossima settimana al palazzo di giustizia del Riello il processo a “donna viva”, ovvero la 52enne residente in un centro dell’Alta Tuscia che l’8 marzo dell’anno scorso si presentò davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo accompagnata da “22 giurati popolari” del movimento “Noi è, io sono” cui appartiene, la setta complottista di cui è la portavoce, che l’avrebbe prosciolta da tutte le contestazioni dello stato italiano che lei e i suoi disconoscono.
Altre due adepte, di 41 e 65 anni, nel frattempo, sono state fermate alla guida nel Bresciano con patenti fai da te firmate col sangue.
“Donna viva” – La 52enne viterbese nel servizio delle Iene del 25 aprile dell’anno scorso
Accusata di avere violato un provvedimento del tribunale dei minori, impedendo al padre di avere i previsti incontri protetti col figlioletto, la 52enne B.B. l‘anno scorso si è autoproclamata in aula “donna viva”, dicendo di volersi difendersi da sola. Concetto ribadito in una serie di “documenti”, in cui tra le altre cose diffida il tribunale dal nominarle un difensore d’ufficio. Ciononostante, essendo in Italia, alla prossima udienza dovrà comunque vedersela con l’ex, un 59enne d’origine campana difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, chiamato a testimoniare come parte offesa nonché parte civile al processo.
In provincia di Brescia, nel frattempo, tra febbraio e marzo, sono state fermate per un controllo stradale una 65enne e una 41enne le quali, secondo le cronache locali, avrebbero entrambe esibito delle patenti di guida autoprodotte, pertanto false, firmate con il sangue, affermando di essere apolidi e di non riconoscere lo stato italiano, presunte adepte del movimento “Noi è, io sono”, costola italiana della setta complottista americana “One People”.
Patenti e targhe fai da te. La prima è una donna di 65 anni fermata due volte, il 3 febbraio a Roè Volciano e poi di nuovo venerdì 8 marzo dalla polizia locale di Rezzato, che ha mostrato una patente artigianale firmata con il sangue, sostenendo che quel documento, totalmente privo di alcun valore giuridico, le desse “libero movimento per guidare tutti i veicoli: motoveicoli, autoveicoli, navi, aerei e affini, senza impedimento”.
Sabato 16 marzo, invece, è stata la volta di una 41enne fermata della polizia locale di Montichiari, residente a 180 chilometri di distanza, a Mestre, in provincia di Venezia, che si trovava nel Bresciano per la fiera “Vita in campagna”. Gli agenti si sarebbero insospettiti quando hanno notato la targa dell’auto, una Citroen Picasso nera su cui viaggiava con le due figlie minorenni. Anche quella placca sarebbe apparsa artigianale e non rilasciata dalla motorizzazione civile. Siccome la 41enne si rifiutava di scendere dalla vettura, sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e il personale del 118, ma la “trattativa” sarebbe durata oltre due ore senza esito. Non è scesa, ma è stata sanzionata.
La 65enne, invece, sarebbe stata alla guida di un’auto regolarmente assicurata, ma senza la revisione. La patente sarebbe risultata scaduta nel 2021 e sostituita da un foglio stampato in proprio e “approvato” col proprio sangue. Non si tratterebbe di un’iniziativa autonoma, isolata, bensì di uno dei precetti del movimento “Noi è, io sono”, un’aggregazione internazionale che in Italia conterebbe circa 10mila adepti, tra i quali la 52enne residente in provincia di Viterbo.
La donna ha mostrato una dichiarazione dove si definisce “eterna essenza e fonte di valore”, in grado di “guidare motoveicoli, autoveicoli, navi, aerei e affini”. Oltre alla multa salata, è scattato il fermo amministrativo della macchina, peraltro già sospesa dalla circolazione. Non solo: la donna è stata segnalata alla motorizzazione civile di Brescia per la perdita dei requisiti psicofisici necessari per poter guidare.
Nei documenti messi a disposizione sul sito dell’organizzazione si legge che “tutti gli uomini e le donne sono stati di corpo, sovrani di sé e hanno il diritto e il dovere di custodia e utilizzo libero ed equo di spazio, terra, luce, aria, acqua e risorse del pianeta in armonia e comunione con lo stesso e tutti gli esseri viventi che lo popolano. L’autodeterminazione e la ricerca della felicità sono diritti naturali inalienabili”.
Non solo “filosofia”, anche “economia”: “Tutti i presunti debiti, crediti e titoli passati e presenti sono nulli e annullati ab origine; i futuri sono pre-approvati, pre-autorizzati e pre-pagati: gratuità per tutti!”. Uffici, banche, tribunali? Non ce n’è bisogno, perché ogni persona dell’organizzazione è “pubblico ufficiale, notaio e curatore fallimentare”.
Silvana Cortignani
“Donna viva” – Documento firmato col sangue
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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