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Tribunale - Tragica morte di una paziente a Belcolle - Secondo le consulenti dell'accusa - Imputata di omicidio colposo una psichiatra

Al pronto soccorso per tentato suicidio si getta dal sesto piano: “Doveva essere sorvegliata a vista”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “Sottovalutato dalla psichiatra il rischio suicidario della paziente”, secondo il medico legale Mariarosaria Aromatario e la psichiatra Giorgia Versace, consulenti dell’accusa, sentite ieri al processo per la morte di Laura Chiovelli.


Ospedale di Belcolle - L'intervento della polizia (nel riquadro Laura Chiovelli)

Ospedale di Belcolle – L’intervento della polizia (nel riquadro Laura Chiovelli)


È ripreso così il procedimento scaturito dalla tragica scomparsa di Laura Chiovelli, la 41enne ricoverata all’alba del 15 novembre 2017 al pronto soccorso di Belcolle per una lavanda gastrica dopo un doppio tentativo di suicidio, che si è tolta la vita a distanza di poche ore, gettandosi nel vuoto dal sesto piano dell’ospedale dove all’alba del giorno successivo è stata trovata ai piedi della scala antincendio da un uomo che andava a trovare una partoriente. 

Laura, impiegata alle poste di Bologna, originaria di Sant’Angelo di Roccalvecce, al momento del ricovero era in cura per una gravissima forma di depressione, che l’aveva spinta più volte a tentare gesti estremi fino al ricovero per un periodo a Villa Rosa.

La mamma e il fratello, sentiti in aula lo scorso 4 aprile davanti al giudice Daniela Rispoli, hanno detto che prima di essere allontanati dal pronto soccorso si erano raccomandati: “Laura da sola non ci può stare”. Ieri, come ha riassunto lo stesso giudice al termine dell’udienza, è emerso che ci sarebbe stata una “valutazione psichiatrica molto superficiale” della paziente, nessuna ricerca anamnestica, nessuna misura di sorveglianza specifica contro il rischio suicidario. 

“È stato sottovalutato il rischio suicidario”, ha detto e ridetto all’udienza di ieri il medico legale Mariarosaria Aromatario che, oltre all’autopsia, è stata incaricata nell’aprile 2018 dalla procura di una consulenza congiunta con la psichiatra Giorgia Versace per la valutazione di tutti gli atti e di una integrazione a gennaio 2019. Sarebbe stato necessario un “piantonamento” a vista e una rivalutazione a breve termine da parte della consulente del servizio psichiatrico di Belcolle. Ma dal pronto soccorso è stata allontanata perfino la madre col dire che lì la figlia era al sicuro. 

“Dalle carte del pronto soccorso non risultano misure di sorveglianza, non si sa quando la paziente si sia allontanata, emerge che assumeva farmaci per una patologia psichiatrica non chiarita nella cartella, quando invece una diagnosi andava definita, invece non c’è alcuna valutazione della patologia psichiatrica per cui assumeva antidepressivi. La depressione si deduce dalla terapia”. 

“È vero che il suicidio è un evento imprevedibile, ma obbligo dei sanitari era attuare misure per la riduzione del rischio, invece non c’è nulla nella cartella, nonostante i due tentativi a poche ore l’uno dall’altro dovessero far temere una reiterazione. Non c’è documentazione che i sanitari si siano posti il problema”, hanno detto le consulenti.

Riguardo al ruolo della consulente psichiatrica, che ha visto la paziente alle otto e mezzo del mattino: “Doveva essere disposto un servizio di osservazione per vedere l’evoluzione, dato che il fatto era appena avvenuto, con sorveglianza a vista oppure col paziente messo in condizione di essere visto a distanza – hanno proseguito le dottoresse Aromatario e Versace – invece non si sono posti il problema, hanno sottovalutato il rischio. Dovrebbe esistere un protocollo aziendale sul rischio suicidario, ma esistono anche norme di buon senso e diligenza ordinaria”. 

E ancora: “La sorveglianza era un’esigenza. Una donna, per di più una donna fragile come può esserlo chi ha tentato di togliersi la vita, non può allontanarsi dal pronto soccorso senza essere vista. Invece è andata così. Non risulta che sia stata cercata, nemmeno nei locali del pronto soccorso, né che siano state allertate le forze dell’ordine”.


Laura Chiovelli

Laura Chiovelli


La difesa ha insistito che i familiari si erano fatti carico di contattare loro nel pomeriggio il medico curante privato e che l’imputata, non informata del doppio tentativo di suicidio, aveva effettuato una regolare valutazione psichiatrica: “Dal test risulta che la paziente durante il colloquio era stata vigile e collaborativa, voleva tornare a casa, è rimasta solo per la visita gastrica prevista la mattina successiva”.

“La valutazione non è corretta, le risposte sono state sottovalutate, parliamo di una paziente psichiatrica con doppio tentativo di suicidio… andava sorvegliata a prescindere da quello che diceva, tutti coloro che hanno tentato il suicidio dicono nell’immediatezza che non vogliono farlo più. Ci sarebbe voluta almeno un’altra valutazione, a distanza di 10-12 ore”, ha sottolineato Aromatario, forte della sua esperienza in corsia a Roma.

“Non parliamo né di mezzi di contenzione, né di Tso – hanno tenuto a specificare al termine della deposizione Aromatario e Versace, replicando alla difesa – parliamo di sorveglianza, laddove sappiamo solo quando il corpo è stato trovato, non quando la paziente si è allontanata”. 

Tempi strettissimi per il processo. Per la morte di Laura Chiovelli, la procura aprì un fascicolo, chiuso nel 2019 con l’individuazione di una psichiatra chiamata al pronto soccorso per una consulenza, poi rinviata a giudizio per omicidio colposo dal gup nel 2022. Il dibattimento, entrato nel vivo di recente, è ancora alla fase dei testi dell’accusa. Intanto si avvicina la prescrizione, la cui data per ora è il 16 maggio 2025. Ed è corsa contro il tempo per arrivare almeno alla sentenza di primo grado. Ma per le prossime udienze, al ritmo serrato di una alla settimana, bisogna aspettare la primavera dell’anno prossimo. 

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 giugno, 2024

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