Viterbo – “Sono otto anni che aspettiamo giustizia e ora scopriamo che forse giustizia non ci sarà”. Parole amare quelle pronunciate ieri dalla cognata della vittima al termine dell’ultima udienza del processo a una psichiatra dell’ospedale di Viterbo imputata di omicidio colposo per la morte di Laura Chiovelli, precipitata dal sesto piano del Santa Rosa la notte del 16 novembre 2017. Il processo, salvo miracoli, si prescriverà a maggio e ci sono ancora da finire di ascoltare i testimoni dell’accusa, poi quelli di parte civile, poi l’imputata, infine i testi della difesa.
Ospedale di Belcolle – L’intervento della polizia (nel riquadro Laura Chiovelli)
Al termine dell’udienza, nel corso della quale sono stati sentiti solo due testimoni su sei previsti, due poliziotti, il giudice Daniela Rispoli, sollecitata a calendarizzare le prossime udienze a distanza ravvicinata, ha spiegato che i suoi ruoli così come sono non lo consentono e che avrebbe chiesto al presidente del tribunale Francesco Oddi, rinviando ad aprile, senza citare ulteriori testimoni, solo per riferire la decisione.
Laura Chiovelli è la 41enne ricoverata all’alba del 15 novembre 2017 al pronto soccorso di Belcolle per una lavanda gastrica dopo un doppio tentativo di suicidio, trovata all’alba del giorno dopo ai piedi della scala antincendio da un parente di una partoriente che ha allertato la vigilanza.
Agghiacciante il racconto dell’ispettore della squadra mobile che ha visionato i filmati della videosorveglianza. Laura Chiovelli ha salito uno a uno i gradini dal basso dopo di che, una volta giunta in cima alla scala, si è gettata nel vuoto.
Nonostante il ricovero per un doppio tentativo di suicidio, la 41enne sarebbe uscita in pigiama dal pronto soccorso senza che nessuno se ne accorgesse, incamminandosi a piedi verso l’entrata principale dell’ospedale, dirigendosi alla scala antincendio, adiacente all’ingresso del blocco B. Erano le 4,19 del mattino quando la telecamera l’ha ripresa davanti al Cup.
Alle 4,20 ha salito la prima rampa, poi è scomparsa dall’inquadratura. Sei minuti dopo, alle 4,26, si vede un riflesso che prima non c’era alla base della scala antincendio. Passano altri venti minuti. Sono le 4,50 quando il parente della partoriente lancia l’allarme. Alle 4,52 arriva la guardia giurata. Poco dopo, a sirene spiegate, la macchina della polizia, che con i fari accesi illumina il riflesso. Che non era un riflesso, ma il corpo senza vita di Laura Chiovelli.
“Noi familiari siamo in attesa da otto anni, ci sono una madre, un fratello e una cognata che aspettano una risposta dalla giustizia”, ha aggiunto alle parole della cognata Egle l’avvocato di parte civile Paola Chiovelli, anche lei parente della vittima,
“Il rinvio a giudizio del medico è arrivato dopo tre anni, nel 2020, poi c’è stato il Covid – ha proseguito la legale – fatto sta che il processo è iniziato nel 2023, dopo sei anni. Poi ci sono stati rinvii lunghi, l’ultimo di sei mesi. E oggi (ieri, ndr) la difesa, pur facendo la parte di sollecitare una calendarizzazione, ha negato il consenso a sentire i previsti due testi di parte civile, col dire che prima voleva sentire l’ultimo teste dell’accusa, un consulente che non si è presentato. La pm invece ha chiesto a sua volta di sentire un ulteriore testimone, senza contare quelli della lista della difesa. Speriamo nel presidente…”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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