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Tribunale - Pena pesante per il 37enne che gli diceva: “io so’ alto criminal, io ti ammazzo”

Minacciava di morte la ex e il suocero, condannato a 5 anni

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Viterbo – (sil.co.) – È stato condannato a cinque anni di carcere per maltrattamenti pluriaggravati e cinquemila euro di provvisionale alla vittima il 37enne che minacciava di morte la ex e il suocero dicendogli “io so’ alto criminal, io ti ammazzo”. Il collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi è stato più severo dell’accusa, che aveva comunque chiesto una pesante pena a quattro anni e mezzo di reclusione. 


Tribunale di Viterbo - L'aula di corte d'assise

Tribunale di Viterbo


Agghiacciante e tra le lacrime la testimonianza della giovanissima ex, una 31enne parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, sentita ieri in tribunale prima della sentenza.

L’imputato continuerebbe tuttora a perseguitarla: “Ieri mi ha mandato un messaggio dicendomi che era inutile che non gli rispondevo, tanto ci saremmo visti oggi in tribunale”, ha rivelato la donna che col 37enne, il quale in realtà non si è presentato davanti ai giudici, ha avuto una relazione “lascia e prendi” dal 2019 a settembre 2023, quando lo ha cacciato definitivamente da casa. 

“Me lo sono trovato in cucina, dove è entrato dalla finestra arrampicandosi dal balcone – ha detto dell’imputato, colpito da divieto di avvicinamento e accusato anche di violazione di domicilio. “Vivo reclusa in casa, nonostante il caldo durante l’estate tenevo le finestre serrate per paura di trovarmelo dentro, vado a buttare l’immondizia finché c’è luce perché ho il terrore di trovarlo appostato al buio, sono sicura solo al lavoro perché lì ci sono le telecamere”, ha proseguito.


L'avvocato Giuseppe Picchiarelli

L’avvocato Giuseppe Picchiarelli


Tra i particolari che hanno gelato l’aula, la “visita ginecologica”. “Quando rientravo dal lavoro, mi obbligava a sdraiarmi con le gambe aperte sul letto per vedere se avessi fatto sesso con altri, diceva che guardando lo avrebbe capito”, ha spiegato col groppo in gola. Non ha neanche riconosciuto il figlioletto. “Il giorno che dovevamo andare in comune non si è presentato all’appuntamento e non mi ha mai dato un euro di mantenimento per il bambino”, ha aggiunto.

Evitando di entrare negli ulteriori raccapriccianti particolari raccontati dalla vittima, il processo di primo grado si è concluso con la condanna a 5 anni di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interruzione e sospensione della potestà genitoriale per la durata della pena, una provvisionale di cinquemila euro alla parte offesa e il pagamento delle spese di costituzione di parte civile. 


Articoli: “Io so’ alto criminal, io ti ammazzo”: minaccia di morte ex e suocero e finisce alla sbarra per stalking – Stalker si arrampica sul balcone di cucina e piomba a casa della ex


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 settembre, 2024

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