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Tribunale - Tre le vittime - Imputato un 47enne di Bracciano - Riconosciuta la continuazione

Stupratore seriale di lucciole, le violentava e rapinava – Condannato a nove anni

di Silvana Cortignani
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Monterosi – Condannato a nove anni di reclusione con la continuazione lo stupratore seriale di lucciole:  sette anni e mezzo dal tribunale di Tivoli cui si aggiunge l’anno e mezzo inflitto ieri dal collegio del tribunale di Viterbo. Tre le vittime.


Rapinatore seriale di lucciole - La foto diffusa dagli inquirenti dopo l'arresto del settembre 2019

Rapinatore di lucciole – La foto diffusa dagli inquirenti dopo l’arresto del settembre 2019


Imputato di rapina e violenza sessuale un operaio 47enne di Bracciano. All’epoca girava con una Smart grigia. È stato incastrato da due delle vittime nel 2019 e arrestato a settembre di cinque anni fa con l’accusa di avere fatto lo stesso, il 15 marzo 2016, anche ai danni di una terza prostituta caricata in macchina e poi abbandonata nuda nelle campagne di Monterosi, che si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Anna De Cesare. L’imputato, D.N., cui si è arrivati dopo tre anni, è difeso dall’avvocato Carlo Taormina ed è attualmente detenuto a Terni in seguito alla condanna a sette anni e mezzo diventata definitiva del tribunale di Tivoli.

I fatti avvenuti nel Viterbese risalgono al 15 marzo 2016. L’imputato, un operaio 46enne di Bracciano, avrebbe costretto la prostituta di Monterosi a un rapporto orale in mezzo alla strada strattonandola per i capelli e spingendole con forza la testa sui suoi genitali. Poi l’avrebbe spinta all’interno della vettura e l’avrebbe violentata, obbligandola a un rapporto sessuale completo senza protezione.

Tre le donne che lo hanno incastrato. Identico il modus operandi. Il 47enne si sarebbe mosso con la sua Smart prevalentemente a Roma, tra Salaria, Trigoria e Cristoforo Colombo, invitando le vittime a salire sull’auto, portandole in aree isolate distanti dalla capitale, costringendole con violenza ad avere rapporti sessuali non protetti, per poi rapinarle ed abbandonarle in aperta campagna.

All’inizio del 2019, in una zona rurale del comune di Campagnano, i carabinieri hanno soccorso una prostituta romena trovata in stato di shock, ricoverata all’ospedale San Filippo Neri, dove le sono state prelevate le tracce biologiche dell’ignoto violentatore che l’aveva condotta in una via isolata, strappandole lo smartphone con cui aveva provato a chiamare aiuto e costringendola, con violenza e minaccia, ad avere un rapporto sessuale, senza preservativo, prestazione diversa da quanto concordato, rapinandola dei guadagni della serata e del telefonino e abbandonandola in aperta campagna.

Successivamente la vittima si era confidata con una collega-amica, scoprendo che pure lei aveva subìto analoga sorte a Capena nel febbraio del 2018, convincendola a denunciare che anche lei, dopo avere concordato con un cliente la prestazione sessuale, era stata condotta in una strada buia dopo 40 minuti di viaggio. Una volta arrivati a destinazione era stata bloccata dall’uomo mentre tentava di scappare, poi era stata picchiata e violentata senza preservativo, subendo la rapina di 300 euro guadagno della serata, infine era stata scaraventata fuori dall’auto e abbandonata in una campagna isolata.

Dopo pochi giorni, inoltre, la seconda donna consegnava ai carabinieri alcune foto scattate con lo smartphone di nascosto che ritraevano colui che era stato riconosciuto come l’aggressore mentre si aggirava con la medesima autovettura, nella zona in cui diverse donne straniere si prostituivano. Grazie alle immagini e ad altre indagini tecniche svolte dai carabinieri, oltre che ai preziosi elementi forniti dalle due vittime, si identificava l’indagato ed emergeva una terza analoga violenza, subìta dalla prostituta romena di Monterosi.

Decisiva l’analisi del Dna dell’indagato, effettuata dal Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma che, oltre a confermare l’individuazione dell’uomo, ha permesso di rilevare una totale corrispondenza con un ignoto profilo genetico raccolto sulla scena di un altro identico crimine, occorso a Monterosi nel 2016 e rimasto irrisolto, la cui denuncia, opportunamente presentata dalla donna, aveva consentito di acquisire il Dna del violentatore lasciato sui suoi abiti.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 settembre, 2024

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