Viterbo – Strangolò il compagno di cella prima di Natale, disposta la perizia psichiatrica sul detenuto 22enne che avrebbe ucciso il 49enne Alessandro Salvaggio stringendogli un calzino attorno al collo. Otto i familiari che si sono costituiti parte civile al processo: la vedova, i due figli, il padre e quattro fratelli e sorelle della vittima.
Rito abbreviato condizionato
Il gip Savina Poli del tribunale di Viterbo ha accolto ieri la richiesta di rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica avanzata dall’avvocato Giacomo Marganella del foro di Pescara che difende Iliyanov Krasimir Tsvetkov, il detenuto 22enne di origini bulgare che verso le 22 di sera di martedì 19 dicembre dell’anno scorso ha strangolato il suo compagno di cella a Mammagialla.
Vittima un 49enne siciliano
A perdere la vita in modo orribile è stato Alessandro Salvaggio, un 49enne siciliano, originario di Mazzarino in provincia di Caltanissetta e residente a Barrafranca in provincia di Enna, con precedenti per spaccio, che a Viterbo stava scontando una condanna a due anni per evasione. I funerali si tennero dieci giorni dopo, per via dell’autopsia effettuata dal medico legale Benedetta Baldari, il 29 dicembre, con una cerimonia secondo il rito dei Testimoni di Geova.
In campo il professor Ferracuti
La perizia psichiatrica super partes sarà affidata dal giudice, subito dopo la Befana, al professor Stefano Ferracuti della Sapienza di Roma, mentre la difesa nominerà proprio consulente di parte il medico pescarese Giustino Cerritelli.
Segni di squilibrio
Il 22enne, qualche giorno prima del delitto, avrebbe preso a calci armadietti e porte senza apparente motivo. “Ma nessuno lo ha spostato in una cella di isolamento o lo ha monitorato”, sottolineava l’avvocato della famiglia, Giacomo Luca Pillitteri, spiegando perché la vedova abbia sporto querela contro il carcere per la tragica morte del marito.
Otto familiari parti civili
Nel corso dell’udienza di ieri si sono costituite otto parti civili. Oltre alla vedova Lucietta Carnazzo e ai due figli di 24 e 25 anni, anche il padre e i quattro fratelli e sorelle di Salvaggio, assistiti dagli avvocati Giacomo Luca Pillitteri e Zaira Baldi del foro di Enna.
“Vittima non tutelata da istituzioni”
“Mio marito è stato strangolato in cella da uno squilibrato sotto gli occhi chiusi di tutti”, disse la vedova nell’immediatezza. “È inaudito – ribadisce Pillitteri – che un detenuto che sconta la propria pena in carcere, e che prima di essere tale è un individuo, un cittadino e un marito, un padre, un figlio, non debba ricevere da parte degli organi preposti al controllo e alla gestione dell’istituto una minima tutela della propria salute e della propria incolumità e debba pagare con la vita il frutto di errate scelte organizzative e gestionali”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.
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