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Tribunale - Disposta per la seconda volta la misura del ricovero in struttura per la 54enne assolta due volte per totale vizio di mente

Accoltellò il compagno, dovrà scontare altri due anni in Rems per totale vizio di mente

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Viterbo – (sil.co.) – Condannata a ulteriori due anni in Rems la 54enne che il 7 maggio 2023 si rese responsabile di un gravissimo fatto di sangue avvenuto nel cuore del centro storico di Viterbo. Era una domenica pomeriggio quando la donna minacciò di morte e accoltellò il compagno, finito all’ospedale Santa Rosa con una prognosi di 40 giorni. Sul posto di precipitarono polizia e 118 a sirene spiegate. La misura di sicurezza del ricovero in struttura le fu imposta perché totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti e socialmente pericolosa. 


Viterbo - Polizia e 118 in centro

Viterbo – Polizia e 118 in centro


La 54enne, arrestata  per maltrattamenti in famiglia, lesioni gravi e resistenza a pubblico ufficiale, cinque mesi dopo fu assolta per totale vizio di mente e le fu imposta la misura di sicurezza, in scadenza a maggio, cui nel frattempo si sono aggiunti altri due anni.

Mercoledì, nel frattempo, per ulteriori reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale commessi nel medesimo contesto, è comparsa nuovamente davanti al giudice che, assolvendo anche stavolta l’imputata per totale vizio di mente al momento del fatto, ha disposto la misura di sicurezza di altri due anni di ricovero in Rems.

A maggio 2023, la donna – che si era scagliata anche contro la polizia il giorno dell’arresto e ha dato in escandescenze in tribunale il giorno della direttissima – fu sottoposta a divieto di dimora a Viterbo, ma dopo nemmeno un mese, il 6 giugno finì ai domiciliari nella sua residenza di Roma, avendo violato la misura per stabilirsi a casa del nuovo fidanzato, restando sempre nel capoluogo della Tuscia. Non contenta, a fine giugno non si fece trovare a casa dai carabinieri della capitale e fu infine rintracciata di nuovo nel Viterbese. Motivo per cui il primo luglio scattò un ulteriore aggravamento della misura cautelare, stavolta con destinazione il carcere femminile di Civitavecchia.

Il 12 luglio 2023, giorno del processo per direttissima, la 54enne, trattenuta per sicurezza nella gabbia di vetro riservata ai detenuti, urlò  tutto il tempo “buffoni”, “sono io la parte offesa”, “vergogna” nonché insulti vari rivolti ai presenti.

Fu quindi sottoposta a doppia perizia, medico legale affidata al dottor Matteo Scopetti e psichiatrica, affidata al professor Jacopo Bruni. La prima – urgente, da effettuare entro 15 giorni – per stabilire se le sue condizioni di salute fossero compatibili col carcere, dove il personale aveva difficoltà a contenerne l’esuberanza. L’altra, ai fini della definizione del processo, per stabilire se fosse sana di mente.

Il successivo mese di settembre, in seguito alla perizia psichiatrica urgente, fu  trasferita dal carcere presso una struttura specializzata nel recupero di malati psichiatrici per essere sottoposta alle cure del caso. Giudicata incapace di intendere e di volere e socialmente pericolosa il 16 ottobre 2023, il processo si chiuse per lei con la disposizione della misura di sicurezza infine del ricovero in Rems per due anni, con rivalutazione alla scadenza. Mercoledì l’ultimo atto della vicenda. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 marzo, 2025

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