San Martino – La fontana con la vasca di Borromini e il tubo di plastica arancione in basso a destra
Viterbo – “Un centro storico maltrattato e senza più turisti”. È un po’ la costante, quel che raccontano le persone incontrate a San Martino.
E a catturare, colpire l’attenzione, più di tutti, è un tubo di plastica arancione piazzato dentro la vasca di Borromini che in piazza Mariano Buratti tiene a galla una fontana spenta. Come il periscopio di un sommergibile, tra la porta d’ingresso alla città e l’abbazia cistercense a monte. Un pugno in un occhio, risalente, come confidano gli abitanti, a qualche giorno fa. “Una vasca sfregiata”, sottolinea chi fa notare la cosa.
Viterbo – San Martino – Il tubo di plastica arancione in basso a destra della vasca di Borromini
Domenica pomeriggio, marzo, l’inverno sta per finire. Tutto è prossimo alla primavera, in qualche modo pure il meteo, ma a San Martino al Cimino, un tempo comune, poi parte integrante della città dei papi, in giro non c’è nessuno. “Una volta – racconta la titolare di un’attività commerciale – il periodo peggiore era gennaio. Quest’anno anche febbraio e marzo, c’hanno lasciato a secco di turisti”. Pizzerie, bar, ristoranti e B&b. Un borgo che sognava d’essere turistico, ma che da un po’ di tempo a questa parte di turismo c’è poco più dell’ombra.
Poco più avanti, lungo via Andrea Doria, la salita che porta all’Abbazia del XIII secolo, una decina di pali, segnaletica verticale, indica “in modo ossessivo, bucando il marciapiedi”, come fa notare un altro abitante, che per quella strada si può andare soltanto avanti, senza tornare indietro. Cosa che già si sapeva, o comunque sia “sarebbe bastato, da parte del comune, rimarcarlo un paio di volte, e saremmo stati tutti molto più contenti. Così, purtroppo, quanto è stato fatto imbruttisce il paese”.
Viterbo – San Martino – L’erba in zona fontana vecchia
Un paese che adesso, in piazza, grazie questa volta al comune, ha la sua video sorveglianza, e, fuori le mura, un parco, i lavori sono iniziati da poco, con i giochi nuovi. Quelli vecchi sono stati accatastati in attesa di essere demoliti.
Tuttavia, le brutture restano. Come una scatola dei contatori appiccicata al muro, sempre in piazza Buratti, e tenuta insieme da una specie d’elastico nero che ne impedisce l’apertura. Sui marciapiedi c’è l’erba, che arriva fin sulle scale che portano al duomo, qualche fioriera s’è sfaldata, qualcun’altra non c’è più, e i piccoli cespugli di rose all’interno sono presi d’assalto da ben altro verde. Verde che spopola, soffocando sedute e plance pubblicitarie arrugginite in zona fontana vecchia. Dove poi le fontane sono due, entrambe spente, e dove i segnali rimandano solo a Roma e Ronciglione, perché quello che indicava pure il lago di Vico, qualche chilometro più avanti, è completamente andato. Troncato di netto. Resta solo il disegnino con le onde.
Viterbo – San Martino – Una delle due facciate dove ha sede l’anagrafe comunale
San Martino, qualche secolo fa principato ad opera di Innocenzo X che lo affidò alla vedova di suo fratello, donna Olimpia Pamphilij Maidalchini che, a sua volta si dedicò alla sistemazione dell’abitato, affidandone il progetto a Marcantonio de’ Rossi e a nomi come Bernini e Borromini, che disegnò la porta della città. E in città, ancora oggi, c’è chi si domanda che fine abbiano fatto i due pannelli che la chiudevano, tolti una trentina d’anni fa.
Un abitato a 561 metri sul livello del mare, davanti il bosco, con la riserva naturale, a valle l’ospedale Santa Rosa. Un impianto urbanistico con una forma semi-ellittica caratterizzato da una lunga teoria di case a schiera di identiche dimensioni appoggiate alle mura.
Viterbo – San Martino – Via Papa Nicolò III
L’anagrafe comunale a San Martino invece funziona. “Il mercoledì, giorno d’apertura – dice un signore seduto su una delle panchine all’ingresso della città -, la gente viene da tutte le parti del comune. L’unico momento in cui il paese respira. Peccato solo che la facciata alle spalle del palazzo è ridotta veramente male”.
Così come è ridotta male, e un po’ tutti lo fanno notare, è via Papa Nicolò III. Piena di macchine, che a stento ci si passa, e con l’asfalto ridotto un colabrodo.
Daniele Camilli
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