Roma – Si è detto che la strategia di attenzione nei confronti dell’Asia da parte della chiesa cattolica parte da una esortazione di Karol Wojtyła nel 1999 e prosegue con Bergoglio, che fin dalla giovinezza aveva dimostrazione inclinazione verso quel continente.
Se questi sono i tempi della chiesa, è legittimo ipotizzare che tutti gli articoli e le analisi sull’imminente conclave siano un mero esercizio di retorica.
Avendo le congregazioni deciso che l’Extra omnes sarà pronunciato il 7 maggio, si può solo fare un auspicio: che il nuovo pontefice venga eletto due giorni dopo.
Il 9 maggio, infatti, è una data cruciale nella storia del mondo. Si ricorda quando, il 9 maggio 1950 quando Robert Schuman presentò il piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet e illustrato nella cosiddetta Dichiarazione Schuman.
Quella data segna l’inizio del processo di integrazione europea e viene celebrato a Bruxelles come Festa dell’Europa: una giornata in cui le istituzioni europee aprono le porte ai cittadini e in cui i funzionari non lavorano, non a caso lo definiscono “giorno di san Schuman”.
A Mosca, invece, il 9 maggio prossimo si celebrerà l’80esimo anniversario del Den’ Pobedy, il giorno della vittoria. Infatti, i tedeschi firmarono la resa nella tarda serata dell’8 maggio che con il fuso orario fanno le prime ore del giorno dopo in Russia. Ancora oggi, è una ricorrenza festeggiata in molti paesi, dalla Bulgaria a Israele, dall’Uzbekistan alla Serbia passando per Moldavia e Kazakistan.
In Italia, il 9 maggio 1978 viene ritrovato in via Caetani a Roma il cadavere di Aldo Moro. Insomma, una data simbolica piena di suggestione.
Senza scomodare la visione wojtyliana di un’unica Europa dall’Atlantico agli Urali, anche se sarebbe opportuno ricordare, in tempi di crisi con la Russia, che fu proprio un polacco a proporre questa idea, resta, come si diceva, un auspicio.
Un papa che voglia intervenire per mitigare le divisioni sociali, anche lottando contro il terrorismo ormai “made in Europe”, come gli attentati dell’ultimo decennio hanno dimostrato essere. E che aiuti, quindi, i governi nella gestione non solo della migrazione ma delle seconde e terze generazioni di immigrati, visto il modello finora proposto ha decisamente fallito.
Un papa che aiuti, come accaduto sabato nel colloquio Trump Zelensky, a ricostruire la pace e a creare un filo di dialogo con realtà che oggi appaiono lontane.
E, soprattutto, un papa che possa aiutare l’Europa a ritrovare la propria anima. Come lo stesso Bergoglio affermò a Strasburgo davanti al Parlamento europeo: “Vediamo un’Europa un po’ invecchiata e compressa”, “impaurita e piegata su sé stessa”. Mentre compito dell’Unione è “riscoprire la sua anima” ed “essere protagonista, portatrice di scienza, arte, musica, valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo”.
Thomas Moore
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