Il conclave è l’assemblea dei cardinali della Chiesa cattolica convocata per eleggere un nuovo papa. Ma è anche molto di più: è un rito antico, una delle procedure elettive più suggestive e misteriose del mondo, che affonda le sue radici in un momento storico cruciale, avvenuto proprio a Viterbo nel XIII secolo. La parola “conclave” – dal latino cum clave, “con chiave” – nasce infatti qui, quando i cardinali furono rinchiusi per decisione popolare finché non avessero eletto un nuovo pontefice. Da allora, il conclave è diventato un meccanismo sempre più regolamentato, ma carico di simbolismi, che da oltre sette secoli guida la transizione al soglio pontificio.
La nascita del conclave a Viterbo
La storia del conclave comincia ufficialmente nel 1270, ma è il lungo interregno seguito alla morte di papa Clemente IV nel 1268 a dare origine a questa istituzione. Dopo la morte del pontefice, i cardinali si riunirono a Viterbo – allora sede papale – ma l’elezione del successore non arrivava. Passarono due anni e mezzo, e la situazione divenne insostenibile. La popolazione viterbese, esasperata, decise di rinchiudere i cardinali nel palazzo papale, sprangandone le porte e riducendo progressivamente i pasti fino a pane e acqua. Solo così, nel settembre del 1271, fu eletto papa Tebaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X.
Gregorio X comprese la lezione. Durante il concilio di Lione del 1274, con la costituzione Ubi periculum, stabilì che i cardinali, dopo nove giorni dalla morte del papa, dovessero riunirsi in conclave, rinchiusi senza possibilità di contatti esterni, finché non avessero eletto il nuovo pontefice. Nasce così ufficialmente il conclave.
Le regole moderne: tra segretezza e ritualità
Oggi il conclave è regolato da norme molto precise, aggiornate da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Universi dominici gregis del 1996, poi in parte modificate da Benedetto XVI. Dopo la morte o le dimissioni del papa, il collegio cardinalizio si riunisce in “congregazioni generali” per organizzare i funerali e la successione. Dopo almeno 15 giorni e non più di 20, inizia il conclave vero e proprio.
I cardinali elettori – cioè tutti i cardinali con meno di 80 anni – si trasferiscono nella Domus Sanctae Marthae, in Vaticano. Le votazioni si svolgono nella cappella Sistina, dove si tiene una o due votazioni al mattino e altre due nel pomeriggio. Serve una maggioranza qualificata di due terzi per eleggere il nuovo pontefice.
Tutto avviene in totale clausura. I cardinali non possono comunicare con l’esterno. I cellulari vengono sequestrati, i luoghi bonificati da microfoni. Ogni cardinale scrive il nome del candidato su una scheda, che viene poi raccolta e letta pubblicamente all’interno della cappella. Al termine di ogni sessione, le schede vengono bruciate. Il fumo nero segnala una votazione andata a vuoto, quello bianco l’avvenuta elezione.
Da Pio X a oggi: i papi tra spiritualità e politica
Il primo papa del Novecento ad affrontare i tempi moderni fu Giuseppe Sarto, eletto nel 1903 con il nome di Pio X. Proveniva dal mondo contadino e rappresentava un ritorno alla semplicità evangelica. Lottò contro il modernismo, riformò la liturgia, e fu canonizzato nel 1954.
Dopo di lui, Benedetto XV (1914-1922) tentò invano di fermare la prima guerra mondiale e fu tra i primi pontefici a parlare di pace in termini politici e umanitari. Il suo successore, Pio XI, fu eletto nel 1922: firmò i Patti Lateranensi con il regime fascista, istituì la festa di Cristo Re e si oppose duramente al nazismo.
Con Pio XII (1939-1958) la Chiesa entrò nel cuore del Novecento. Eletto alla vigilia della seconda guerra mondiale, fu figura chiave e anche controversa: da un lato mantenne una prudente neutralità, dall’altro contribuì alla salvezza di molti ebrei. Dopo di lui, nel 1958, fu eletto Giovanni XXIII, il “papa buono”, che convocò il concilio Vaticano II e aprì la Chiesa al mondo moderno.
Nel 1963 salì al soglio Paolo VI, che portò a termine il concilio e affrontò tempi complessi, tra contestazioni sociali e riforme interne. Il suo pontificato segnò anche un dialogo più aperto con il mondo laico e altre confessioni cristiane.
Nel 1978, l’anno dei tre papi, Giovanni Paolo I regnò solo 33 giorni. Il suo successore, Giovanni Paolo II, cambiò profondamente il ruolo del papa nel mondo: viaggiò in tutti i continenti, sostenne i diritti umani, contribuì alla caduta del comunismo in Europa e diede un volto energico e globale alla Chiesa. Morì nel 2005 dopo un lungo e popolarissimo pontificato.
Fu poi la volta di Benedetto XVI, teologo di fama, eletto nel conclave del 2005. Ratzinger portò rigore dottrinale ma anche uno sguardo profondo sulla fede nel mondo contemporaneo. Nel 2013 annunciò le dimissioni, gesto che non avveniva da secoli, aprendo una nuova fase.
Il conclave del 2013 elesse Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco. Gesuita argentino, primo papa sudamericano, ha puntato sull’essenzialità del Vangelo, sulla cura dei poveri e del creato, sulla riforma della curia romana e su un dialogo più aperto con la società civile. Ha scelto la strada dell’umiltà, dei gesti concreti, del linguaggio diretto. Ieri la morte di papa Francesco ha commosso il mondo intero.
Un futuro ancora segreto
Il prossimo conclave, quando sarà, dovrà affrontare le sfide di una Chiesa globale: le tensioni interne, la spinta riformatrice, i problemi della secolarizzazione e della credibilità. I cardinali porteranno in cappella Sistina visioni diverse, ma saranno guidati da un’unica domanda: chi potrà essere guida spirituale di oltre un miliardo di cattolici?
Intanto, a Viterbo, resta il ricordo di quel conclave originario, tra pietre e mura che ancora raccontano l’eco di decisioni secolari. E la città può continuare a rivendicare, con orgoglio, di essere stata la culla del meccanismo più emblematico del potere spirituale occidentale.
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