Quell’altare laico che è stato edificato nel punto di viale Trieste dove è morto Leonardo Cristiani, a soli 15 anni, continua a trasformarsi. L’altro giorno, ai fiori, alle lettere, all’olio per la moto, si è aggiunta una grande foto del ragazzo. Un segno: il dolore non si attenua, e la città non dimentica.
Caso Cristiani – Viale Trieste – La foto con la scritta Leonardo vive
Leonardo era residente a Vitorchiano, ma in questi giorni la sua morte ha sconvolto anche Viterbo. Dove Leonardo passava la sua giovane vita, dove andava a scuola, dove aveva i suoi tanti amici. La sua morte ha sconvolto la vita della sua famiglia e toccato profondamente due comunità. Un colpo al cuore. E mentre la gente si stringeva attorno al dolore, è risuonato – forte e inaccettabile – il silenzio assordante della sindaca Chiara Frontini. Lei che commenta e parla in continuazione di tante cose inutili.
Non una dichiarazione istituzionale, non una parola, non un messaggio. Nemmeno un gesto istituzionale pregnante: nessun lutto cittadino. Eppure, a Vitorchiano, il sindaco Ruggero Grassotti ha saputo fare ciò che era giusto: proclamare il lutto, farsi voce di una comunità ferita e dolorante.
Caso Cristiani – Viale Trieste – La foto con la scritta “Leonardo vive”
Frontini, invece, ha scelto l’invisibilità. Una presenza sfuggente al funerale. Nessuna nota ufficiale. Nessun atto che potesse far sentire la vicinanza dell’istituzione al dolore collettivo e della famiglia.
Unico gesto, peraltro tardivo e riprovevole per modalità e tempi, è stato l’asfaltatura – si fa per dire – di viale Trieste. Un po’ di catrame a freddo gettato alla meglio, quasi a voler dire: “qualcosa abbiamo fatto”. Ma no, non è così che si risponde a una tragedia. Non è con la fretta, l’improvvisazione e il silenzio che si curano le ferite. Perché quel catrame non copre le buche: copre una pluriennale inerzia amministrativa. Nonostante le segnalazioni sullo stato disastroso di viale Trieste siano state continue da parte dei cittadini, nulla è stato fatto. Fino alla tragedia.
E allora resta l’altare laico. Cresce ogni giorno, pezzo dopo pezzo. Lo hanno costruito la gente e gli amici di Leonardo. Chi lo ha amato, chi non lo conosceva ma oggi lo sente figlio. È il segno che Viterbo non si arrende al silenzio. Perché una città che piange un figlio ha bisogno di parole, verità, giustizia. Non solo catrame.














