Ronciglione – È ripreso mercoledì con l’interrogatorio dell’automobilista oggi 44enne a processo per omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso il processo per la morte in un tragico schianto a Ronciglione di Paco Fabrini, il popolare attore noto al grande pubblico per avere recitato accanto a Tomas Milian, interpretando il popolare personaggio di Rocky, il figlio di Nico Giraldi.
L’udienza si è aperta con la revoca della costituzione di parte civile di cinque familiari della vittima, essendo stato raggiunto un accordo transattivo con l’assicurazione per il risarcimento.
Paco Fabrini
“Non l’ho investito io, io sono stato il primo a soccorrerlo”, ha detto nel corso di una drammatica deposizione, proclamandosi del tutto estraneo alle accuse. ”È il suv con quattro strafatti a bordo che ha provocato l’incidente ed è scappato… il conducente se l’è cavata con una multa per guida sotto l’effetto di sostanze”, ha concluso dopo un esame la cui lucidità ha colpito lo stesso giudice Jacopo Rocchi, a fronte delle gravissime accuse contenute negli atti del processo.
Sono passati nel frattempo quasi otto anni dal tragico sinistro avvenuto a Ronciglione, dove da anni Fabrini viveva con moglie e figli e dove faceva il cuoco e il pizzaiolo, all’incrocio tra la Cassia bis e la tangenziale, verso mezzanotte, la notte tra sabato 12 e domenica 13 ottobre 2019.
“La mattina dopo ho saputo dai social che era stato investito da un Suv nero con quattro ragazzi a bordo che tornavano a casa dallo stadio Olimpico di Roma. Quando mi hanno visto arrivare, a bordo della mia Clio nera con la mia fidanzata, si sono nascosti nella boscaglia svoltando a destra e io non lo ho visti”, ha spiegato.
“Erano circa le 23,40. Mi sono fermato e avvicinato all’uomo che era a terra, pensando che fosse caduto, ma c’era una pozza di sangue sotto la sua nuca. Stava a circa cinque metri dallo scooter Scarabeo, rimasto col motore acceso. Allora ho fermato il traffico su tutti e due i lati: una Mercedes grigia e una Opel con a bordo una operatrice socio sanitaria, che lo ha spostato in modo che potesse respirare meglio, al che ha avuto uno spasmo, non so se fosse ancora vivo. Poi è sopraggiunta una Smart forfour arancione. In tutto eravamo quattro auto e dieci persone”.
“Siccome nessuno sapeva dove fossimo, prima di chiamare una seconda volta il 112 ho chiesto a un uomo affacciato sul balcone che mi ha detto ‘al civico 1 di via della Resistenza’, poi sono arrivati i carabinieri e il 118. L’uomo affacciato può confermare la circostanza”, ha proseguito l’imputato.
“In attesa dei soccorsi, avendo visto del liquido sotto il motorino acceso, l’ho spento per evitare la combustione, facendo attenzione a non inquinare la scena dell’incidente, Poi, sette minuti dopo mezzanotte, visto che non c’era altro che potessi fare e che tutti dicevano ‘è morto, è morto’ sono ripartito per Roma. Il giorno dopo ho reso testimonianza ai carabinieri, che dopo due settimane mi hanno sequestrato la macchina. Quindi, non so come, sono finito indagato per omissione di soccorso e poi a processo per omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso”, la conclusione.
Il processo è stato rinviato all’anno prossimo per la sentenza.Essendo contestata l’aggravante dell’omissione di soccorso, non c’è il rischio prescrizione. Prima della discussione sarà ascoltata la versione dell’uomo affacciato al balcone sulla richiesta di indirizzo per i soccorsi.
Silvana Cortignani
Paco Fabrini e Tomas Milian
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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